L’AQUILA – Lavori di ristrutturazione iniziati, poi completati in parte e infine interrotti per problemi con la ditta edile incaricata del lavoro.

È una vera e propria odissea quella che sta vivendo l’Università della preghiera, una libera associazione internazionale che da oltre 25 anni opera all’Aquila dando assistenza psicologica a chi ha bisogno e, soprattutto, ospitalità.

La sede dell’Università, ribattezzata “Dono di Gesù” da madre Teresa di Calcutta, si trova in via Madonna Fore a San Giuliano e con il terremoto è risultata inagibile.

Il fondatore del centro, padre Giuseppe De Gennaro si dice molto addolorato per questa situazione. “I lavori sono rimasti sospesi – afferma – La parte che è stata ristrutturata viene utilizzata, ma possiamo offrire pochissimo a chi si rivolge a noi”.

L’8 dicembre del 2010, infatti, è stata inaugurata una parte della struttura, appena ristrutturata. Da allora, però, i lavori per il completamento di tutto il complesso sono rimasti al palo per problemi con la ditta.

“Sono possibili incontri, convegni, colloqui, ma non possiamo ospitare chi ha bisogno”, dice amareggiato padre De Gennaro.

Il centro, infatti, porta avanti progetti di assistenza psicologica e sociale per i giovani e per tutti i bisognosi di assistenza, offrendo anche la possibilità di dimora presso la struttura.

“Siamo sofferenti – prosegue il religioso – perché questa città ha bisogno del nostro servizio di assistenza. Alla data del terremoto gestivamo 210 casi tra residenti, semiresidenti, ambulatoriali e periodici”.

Tra gli intenti di padre De Gennaro nell’intraprendere i lavori di ristrutturazione c’era anche quello di destinare posti letto anche agli universitari, considerando la carenza di alloggi nel post-sisma.

Il fondatore dell’Università della preghiera attende lo sblocco della situazione. “Aspettiamo di poter affidare i lavori a un’altra ditta”.

Degli aspetti legali della vicenda si sta occupando l’avvocato Giuseppina D’Angelo, che fa un invito alle istituzioni. “Casi come questo dimostrano che magari servirebbe un maggior controllo sulle ditte che si aggiudicano i lavori”, sospira. (e.m.)