PESCARA – Giallo all’Università D’Annunzio sulle responsabilità per l’impasse sul “polo Micara”, la palazzina della facoltà di Architettura inaugurata lo scorso giugno e rimasta inutilizzata perché inagibile, non essendo dotata della centrale esterna che dovrebbe contenere gli impianti per la fornitura di energia elettrica.

Ieri si è svolto un accesissimo Consiglio di facoltà nel quale, da quanto si apprende dai rappresentanti degli studenti, il responsabile unico del procedimento (Rup), Piero D’Asdia, ha fornito due versioni diverse sulla vicenda: la prima, a tutti gli studenti, abbastanza ottimista, la seconda, in assemblea ristretta, molto più prudente.

Nella versione di partenza,  davanti a studenti, docenti, al preside di facoltà, Alberto Clementi, e membri del Cda di ateneo, D’Asdia ha dichiarato la possibilità di accedere al plesso in via provvisoria e in più fasi, “entro 15 giorni per i laboratori ed entro 45 giorni, con forniture elettriche ridotte, per le aule”.

Questo in attesa del completamento dell’opera, per cui si dovranno attendere almeno due anni.

“I problemi di energia – ha aggiunto – saranno risolti grazie all’utilizzo di una fornitura di 200 kilowatt provenienti da due fonti rese disponibili dall’Enel e scoperte proprio un’ora fa. La spesa sarà di circa 40 o 50 mila euro e sarà necessario anche installare degli split negli ambienti per  il riscaldamento”.

Durante il successivo Consiglio ristretto ai soli rappresentanti, invece, il Rup ha fatto un passo indietro, annunciando la nascita di “alcune complicanze”, secondo quanto raccontato dai rappresentanti presenti, tali da rendere difficoltoso il rispetto delle date stabilite.

La precipitosa retromarcia di D’Asdia è l’ennesimo elemento poco chiaro di una vicenda piena di misteri. Di chi è la responsabilità del disagio che vivono studenti e i docenti?

Il progettista Ludovico Micara e lo stesso D’Asdia hanno spiegato le loro ragioni, ma le loro parole non sono servite a fare chiarezza sul perché non sia stata completata la procedura di emanazione del bando per la realizzazione della centrale esterna.

Micara ha riportato un’accurata cronistoria di tutta la vicenda, partendo dal 1998, anno della presentazione del progetto, fino al giugno scorso, quando la palazzina è stata consegnata all’Ateneo con tanto di  cerimonia ufficiale in pompa magna.

Stando a quanto raccontato dal progettista, “il bando nel 2009 è stato completato ma le procedure per la gara non hanno avuto seguito a causa di un intoppo amministrativo dovuto all’assenza di Valentina Albertazzi (responsabile della Divisione affari patrimoniali ed economato della D’Annunzio, ndr) che nel frattempo era andata in maternità”.

L’interruzione di un progetto così importante, quindi, sarebbe dovuta a una  dimenticanza amministrativa da parte di chi aveva il compito di portare avanti l’iter al posto della Albertazzi.

D’Asdia, dal canto suo, ha ribadito che il suo ruolo di Rup era relativo solo agli appalti per la realizzazione dell’edificio. “Il mio ruolo è finito lì – ha spiegato – anche se ho continuato a occuparmi del problema pur senza incarico, come mi è stato chiesto dal Rettore”.

Comunque – ha sostenuto – dei locali della centrale si sarebbe dovuta occupare l’amministrazione centrale dell’ateneo e non so perché le procedure per il completamento del bando per la centrale non siano state completate”.

Gli studenti non ci stanno e hanno dato un ultimatum. “Se entro i tempi indicati da D’Asdia non verranno consegnati laboratori e aule, siamo pronti a occupare il rettorato”, fanno sapere i rappresentanti, che si dicono “stufi della disparità di trattamento tra il polo pescarese e quello teatino”.

Nel frattempo il Consiglio di facoltà ha deliberato l’istituzione di un osservatorio di vigilanza, composto da docenti e studenti, con il compito di monitorare tutte le fasi che porteranno alla fine, se mai ci sarà, di questa annosa vicenda.