L’AQUILA – “La posizione più corretta sarebbe che il ministro dell’Università valutasse appieno la situazione e operasse il commissariamento della ‘D’Annunzio’ con una persona estranea a quell’ateneo, di grande spessore ma estranea: solo in questo modo può tornare la pace”.
Lo dice il professore dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti, storico contestatore dell’attuale direttore generale della D’Annunzio, Filippo Del Vecchio, da quando era direttore amministrativo nel capoluogo, che oggi è stato interdetto dalla carica insieme al rettore teatino, Carmine Di Ilio per aver estromesso Luigi Capasso dal suo incarico nel Consiglio d’amministrazione e, contestulamente, anche dalla direzione del museo universitario grazie a una serie di atti amministrativi finiti sotto la lente di ingrandimento della procura della Repubblica.
Tiberti parla di “una vittoria della magistratura che, dopo le indagini e la decisione del gip, ha posto una pietra miliare nella gestione delle università nel nostro Paese, che prendono soldi dallo Stato ma hanno l’autonomia, cosa alla quale io sono contrario”.
“Un plauso anche alla formidabile attività dei sindacati dei lavoratori e dei docenti”, aggiunge il prof.
L’appello di Tiberti al ministro Valeria Fedeli è dovuto al timore che ora, al posto di Di Ilio e Del Vecchio, “potrebbe esserci il rischio che siano nominate loro fotocopie e su questo la magistratura e soprattutto il ministero dovranno vigilare”.
“Presumo che l’interdizione presupponga l’allontanamento definitivo del direttore generale – chiosa Tiberti – sul quale il mio giudizio era negativo già quando era direttore amministrativo all’Aquila, anzi mi ricordo che quando ero consigliere d’amministrazione anche il rettore pro tempore (Ferdinando Di Orio, ndr) motivò il mancato rinnovo del contratto al direttore amministrativo con una valutazione negativa del suo operato”.
“Poi ho visto che i due si sono ravvicinati, ma non seguo le loro vicende attualmente”, conclude. (m.sig.)



