L’AQUILA – È scontro tra studenti e Azienda per il diritto agli studi universitari dell’Aquila sulla questione delle mense universitarie.

Durante il consiglio del 9 ottobre, una trentina di studenti ha messo un atto un blitz per fermare la discussione della delibera e scongiurare il rischio, secondo loro, della chiusura di una delle 4 mense a disposizione, quella di Campomizzi, facendo dimettere i loro due rappresentanti dal cda Daniele Lozzi e Marco Taraborrelli.

In un comunicato, questi ultimi due hanno poi spiegato che “la decisione della chiusura di un servizio fondamentale come la mensa non è di competenza di un cda in regime di proroga dalle scorse elezioni regionali di maggio”.

Ma la versione del consiglio presieduto da Francesco D’Ascanio è un’altra, ovvero che la riunione era dedicata proprio a salvaguardare il servizio di ristorazione.

“Con grande sorpresa – si legge nella nota firmata dal cda – abbiamo appreso da diversi articoli di giornali locali che le mense universitarie non sono state chiuse per via del blitz di una ventina di studenti durante una seduta dello stesso Cda”.

Gli stessi sottolineano che la loro decisione “non è stata influenzata dal gruppo di studenti che ha chiesto udienza prima dell’inizio della seduta del Cda, in considerazione del fatto che tale problematica era già stata inserita nell’Odg della seduta e istruita dagli uffici in relazione alla disponibilità di bilancio e delle strutture da gestire”.

Durante la seduta, chiarisce D’Ascanio, “abbiamo deliberato le linee guida e i criteri che gli uffici dovranno seguire per indire una nuova gara, il tutto per assicurare la prosecuzione dei servizi già erogati”.

Entro dicembre bisognerà infatti indire “una nuova gara europea per la mensa” afferma D’Ascanio che spiega: “rischiamo la chiusura del servizio della Campomizzi se non siamo in condizione di assicurare la permanenza lì: sarebbe piuttosto assurdo scegliere una nuova gestione per pochi mesi”.

A rischio chiusura ci sarebbe solo un punto cottura, per stessa disposizione del gestore del servizio di ristorazione. 

“Una mensa – chiarisce D’ascanio – non si può reggere con 120/150 pasti, ma raggiunge il pareggio con almeno 400. Per questo il gestore del servizio vuole chiudere il punto cottura a Pile, mentre rimarrebbero attivi quelli di Roio e Campomizzi”.

Per quanto riguarda la facoltà di Scienze Umane, nel polo dell’ex ospedale San Salvatore, “abbiamo deliberato la monetizzazione della borsa di studio per pasto, a meno che l’ateneo non conceda due ore di interruzione per consentire agli studenti di arrivare alla Campomizzi”, conclude. Elisa Marulli