L’AQUILA – Incremento dei nuovi iscritti, progetti con aziende leader, buone percentuale di occupazione dei laurati, ma anche carenze di organico ed età media di docenti e personale tecnico amministravo in aumento.
È un quadro in chiaro scuro quello emerso nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell’Università degli Studi dell’Aquila, che si è svolta oggi nella sede del dipartimento di Scienze Umane.
Il punto della situazione, a circa dieci anni del terremoto che ha messo in ginocchio anche il sistema universitario, che era uno dei punti di forza sociali ed economici del capoluogo, è stata la rettrice, Paola Inverardi.
Ad oggi i nuovi iscritti sono 2.876, ma la previsione è che si superino i 4.600 a chiusura dei termini: lo scorso anno gli immatricolati sono stati 4.124.
La popolazione studentesca lo scorso anno era di 16.394 come recitano fonti del Ministero. Sul dato nei mesi scorsi c’era stato un balletto di cifre che aveva anche provocato polemiche.
“Abbiamo una crescita delle immatricolazioni che raggiunge anche il 50 per cento per alcuni corsi di Ingegneria, abbiamo attivato progetti con aziende leader nel settore della tecnologia e dell’innovazione, i nostri laureati trovano occupazione, siamo agente di promozione e sviluppo per il territorio, i nostri ricercatori competono e siamo orgogliosamente una Università territoriale ed internazionale, che serve al Paese, ma sul piano dell’organico abbiamo molta strada ancora da fare e, intanto, l’età media si alza”, ha spiegato Inverardi.
Alle cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Conferenza dei rettori italiani, Gaetano Manfredi, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, l’ex vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi, il rettore del Gran Sasso Science Institute, Eugenio Coccia e rappresentanti istituzionali, tra cui il questore del capoluogo abruzzese, Orazio D’Anna.
È stato invitato anche il vice ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che, non potenzo presenziare, ha affidato a un video-messaggio il suo augurio di buon lavoro all’Ateneo aquilano e ai suoi studenti, con parole d’incoraggiamento e di fiducia.
“Sicuramente abbiamo più iscritti rispetto all’anno scorso, ma i dati possono ancora variare – ha sottolineato Inverardi – quello che per noi è importante, però, è il nostro ruolo all’interno della società, quello che abbiamo e che abbiamo avuto dopo il sisma del 2009”.
In questo senso, “l’Università dell’Aquila si inserisce in un contesto territoriale ed internazionale, che vuole essere il motore e il sostegno di questa terra, dando a tutti la capacità di guardare al futuro con più fiducia e consapevolezza, con la forza che deriva dal fatto che siamo in grado di attrarre studenti, energie nuove, sappiamo immaginare il futuro, siamo capaci di affrontare la complessità di quello che sarà il mondo di domani”, ha spiegato ancora Inverardi.
Se da un lato l’Università del capoluogo cresce, grazie agli investimenti sulla ricerca e a progetti e iniziative culturali fuori e dentro l’Università come “Street Science, i mercoledì della cultura nei locali della città, ‘Pint of Science’, l’aperitivo molecolare, i tandem linguistici, che vanno ad aggiungersi alle tante attività di ricerca, di informazione e di divulgazione, come la sperimentazione del 5G che vede l’ateneo aquilano protagonista, insieme a Zte, e ‘Joint Innovation and Research lab’ con Univaq”, dall’altro il quadro diventa più scuro se parliamo di risorse organiche”, ha detto durante il suo intervento la rettrice.
L’età media docenti, infatti, secondo i dati riportati, è di 55 anni, mentre quella del personale Tecnico Amministrativo (Pta) è di 53, tanto che Inverardi ha parlato di “nozze con i fichi secchi”: “Si tratta di un problema nazionale, il sistema universitario tra tagli di risorse ed applicazione della legge 240 ha un miliardo di euro in meno sul fondo di finanziamento ordinario e un deficit di 10 mila ricercatori, oltre ai tagli sul turn over, che peggiorano la situazione”.
Dal 2014 al 2018, l’Università dell’Aquila ha assunto 18 persone tra il personale Tecnico Amministrativo e 6 nuovi collaboratori ed esperti linguistici (Cel), per gli ordinari ci sono state 32 progressioni e 4 esterni; la situazione migliora per gli associati, con 73 progressioni e 12 nuovi esterni, a cui vanno ad aggiungersi 70 nuovi ricercatori, numeri certamente positivi, ma che per la rettrice “ancora non bastano a coprire le esigenze di un Ateneo come il nostro”.
Il presidente del consiglio studentesco dell’Università dell’Aquila, Massimo Aloisi, nel corso della cerimonia, ha denunciato l’assenza nel polo di economia e Scienze Umane, in pieno centro storico, dove oggi si è svolta la cerimonia, della mensa per gli studenti, a sei anni dall’inaugurazione dell’edificio, situazione che “lascia senza pasto ogni giorno più di 4000 studenti”.
“Ringraziamo quindi le amministrazioni regionali, cittadine e universitarie che in questi anni sono riuscite nell’intento di aiutare e mettere a proprio agio gli studenti e le studentesse – ha spiegato iriconicamemte lo studente nel suo intervento – Anche la stampa, nelle ultime settimane, ha evidenziato come la rinascita della Città sia dipesa dagli studenti, ma è con sentimenti contrastanti che la comunità studentesca ha letto quelle pagine: orgoglio, felicità, empatia, speranza per una città che nel 2009 è stata profondamente ferita; tanta rabbia e stanchezza per la consapevolezza di essere usati: noi non siamo lo specchietto per le allodole di nessuno. La nostra assenza ormai cronica da tutti i tavoli di discussione e di progettazione, la superficialità con cui si liquida la nostra visione delle cose, non solo si vede nella quotidianità, ma ha lasciato una brutta ferita nell’immagine che gli studenti hanno delle istituzioni, universitarie, cittadine e regionali”, ha continuato.
Il rappresentante degli studenti, rivolgendosi al presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, e al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha sottolineato che “se veramente credete che L’Aquila è, e debba rimanere, una città universitaria, stracciate il protocollo d’intesa che vede la restituzione della Campomizzi al demanio militare, quella struttura deve restare agli studenti, con un comodato d’uso gratuito e duraturo”.
Lo studente ha denunciato anche altre carenze nei servizi.
“Ci auguriamo che riconosciate l’errore di quel protocollo e insieme agli studenti si discuta della residenzialità pubblica della nostra città. Lo studente è parte centrale del sistema universitario, è l’elemento imprescindibile, per questo tutti voi che ricoprite un ruolo istituzionale tornate a considerare gli studenti non come numeri, non come motore economico, bensì come motore sociale e culturale e tornate a confrontarvi con noi”, ha proseguito.
“È alla Regione che mi rivolgo per primo, caro presidente vicario Lolli, le chiediamo di occuparsi di Diritto allo Studio. È diventata ormai prassi la necessità di manifestare e scendere in piazza per poter vedere riconosciuti i nostri diritti in tema di borse di studio e servizi, ma ci auguriamo che quest’anno vengano stanziati i fondi necessari e non serva protestare ancora per ottenere la copertura totale delle borse di studio. Almeno per questi ultimi mesi di mandato invitiamo l’assessore regionale, Marinella Sclocco, a prendersi carico delle proprie responsabilità e convocare la Conferenza Regione Università per intervenire a livello legislativo sui criteri d’accesso al sistema delle borse”, ha concluso.



