L’AQUILA – “Non c’è alcun motivo per cui noi oggi possiamo pensare di doverci costituire parte civile e quindi non ci costituiremo”.

Taglia corto così il rettore dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, parlando all’emitettente Laqtv, sulla costituzione dell’Ateneo come parte civile nell’ambito del processo per abuso d’ufficio aggravato ai danni del suo predecessore Ferdinando Di Orio e altri due imputati per la questione del “maxi affitto” per il capannone ex Optimes dov’è stata ricollocata la facoltà di Ingegneria dopo il sisma del 6 aprile 2009.

La Inverardi parla sulla scorta di un parere legale chiesto all’Avvocatura dello Stato che è stato diffuso per la prima volta in una riunione del Senato accademico della scorsa settimana, suscitando le ire del blocco di docenti all’opposizione storica negli ultimi anni della gestione Di Orio, che sulla battaglia per la costituzione avevano fatto uno dei punti ‘sine qua non’ per sostenere la corsa elettorale della Inverardi.

Un parere di cui AbruzzoWeb aveva anticipato le risultanze, sottolineando il colpo di scena relativo al fatto che al contrario di quanto quasi tutti pensavano, stavolta l’Avvocatura non ha negato a priori la presentazione parte civile come fatto ai tempi dell’inchiesta.

Un parere che, oggi, questo giornale ha consultato, nel quale l’avvocato distrettuale Filippo Patella afferma che la mancata costituzione “non è in linea di massima causativa di pregiudizio”, seppur senza escluderla in modo tassativo.

Tuttavia il legale ammette che “in astratto” c’è un caso in cui invece l’Ateneo potrebbe ricevere danni se non agisse ora, ovvero “nell’ipotesi in cui il giudizio penale si concluda con una sentenza, passata in giudicato, dichiarativa della prescrizione del reato”.

Proprio la casistica contestata dagli oppositori che stanno pressando il rettore ad agire sull’acceleratore ma a quanto pare resteranno delusi e inferociti, tanto che il rettore che ha convocato per un summit rappresentanti della fazione che è stata determinante per la sua elezione.

Per ovviare al rischio, Patella suggerisce quelli che in un altro punto del parere chiama “opportuni accorgimenti”: “nel corso del procedimento penale, il danneggiato, con congrua cadenza, attraverso idonei atti interruttivi della prescrizione, costituisca in mora il prevenuto”, ossia proprio l’ex rettore e gli altri due imputati.

Gli “atti interruttivi” della prescrizione potrebbero essere una semplice raccomandata che preannuncia la richiesta di risarcimento danni, o meglio direttamente una azione civile che verrebbe comunque sospesa fino alla fine del processo penale, interrompendo la prescrizione e salvando, secondo Patella, gli interessi dell’Ateneo.

Si tratta del secondo intervento dell’organo che difende i dipendenti delle pubbliche amministrazioni: il primo lo aveva richiesto proprio Di Orio, ai tempi invischiato in uno scomodo conflitto di interessi perché diviso tra il ruolo di imputato e quello di rappresentante legale dell’organo che avrebbe potuto chiedere danni agli imputati, quindi anche a se stesso.

Ma il nuovo rettore ci tiene a chiarire che non è un parere ‘fotocopia’ rispetto a quello che aveva già sconsigliato la costituzione, demandando le eventuali pretese risarcitorie al termine del processo penale in corso, che riprenderà nel 2014.

“L’Università si era già espressa con il consiglio d’amministrazione nella passata gestione rettorale per non costituirsi parte civile – ricorda la Inverardi – Abbiamo chiesto un parere che ci chiarisse se non costituirci avrebbe potuto creare un qualche tipo di pregiudizio nel caso in cui fossero state riconosciute responsabilità e quindi non avessimo potuto accedere a una rivalsa dell’Ateneo nei confronti degli imputati ritenuti colpevoli”.

Un quesito che sembra proprio legato alle contestazioni degli oppositori, sostenute anche da un altro parere legale da loro richiesto, che parla di responsabilità penale dell’Ateneo in mancanza di una presentazione come parte civile.

Ma per la Inverardi, che si appoggia all’Avvocatura, non è così. “Il parere è estremamente esaustivo, molto chiarificatore – spiega ancora a Laqtv – Chiarisce benissimo che ci si costituisce parte civile quando si ritiene di essere concordi in qualche modo con le tesi dell’accusa, cosa che evidentemente non può essere il nostro caso di istituzione universitaria”.

“Noi riteniamo di dover assistere a questo giudizio considerando che gli imputati hanno il diritto di essere considerati innocenti fino alla fine del processo – aggiunge – i processi si fanno apposta per verificare se gli imputati sono colpevoli o innocenti”, concedendo il beneficio del dubbio in questo modo in favore dell’ex rettore e gli altri due, l’ex direttore amministrativo Filippo Del Vecchio e l’imprenditore Marcello Gallucci.

Per molti osservatori questa ‘linea morbida’ del rettore sarebbe anche legata alle accuse rivolte da Di Orio durante gli interrogatori nel corso delle indagini preliminari: secondo l’ex rettore la Commissione iniziative strategiche presieduta dall’allora prorettore Roberto Volpe e della quale faceva parte anche la Inverardi avrebbe molte responsabilità nella decisione sugli affitti.

Secondo la Inverardi il parere dell’avvocato Patella “chiarisce anche benissimo che ci sono tutti gli elementi perché noi possiamo cautelarci, nel caso in cui gli imputati verranno ritenuti colpevoli, senza costituirci parte civile: possiamo anche interrompere l’eventuale prescrizione se abbiamo l’accortezza di fare un certo tipo di procedura che è descritto nel parere”, vale a dire i famosi “atti interruttivi” della prescrizione.

Per l’attuale rettore, da sempre ondivago sulla costituzione, e che deve governare un consiglio d’amministrazione a stretta maggioranza dioriana perché nominato a chiamata diretta prima della sua elezione, la questione sembra chiusa qui.

Si attendono ora le mosse degli oppositori, che pretendono la costituzione perché evocano anche un danno erariale con un uso discutibile dei soldi pubblici nell’operazione immobiliare.

Difficile pensare che i bellicosi esponenti possano accontentarsi degli “opportuni accorgimenti” suggeriti dall’avvocato Patella, che ha già duellato su questo giornale con il principale oppositore dioriano Sergio Tiberti, quest’ultimo al momento ancora in silenzio in attesa di leggere tutte le carte.

LEGGI IL PARERE (Pdf 126 Kb)