L’AQUILA – Concluderà il suo mandato con una festa nel suo “quartier generale” di Marano, frazione di Magliano dei Marsi Ferdinando Di Orio, per poco meno di un mese ancora rettore uscente dell’Università dell’Aquila che governa dal 2004.

Una “Festa campagnola” a “casa Di Orio”: così, come una sorta di feudatario del borgo nel cuore della Marsica, scrive nell’invito personale fatto recapitare a mano a 100 fedelissimi.

Una festa, già convocata per sabato scorso e poi rimandata, che Di Orio vuole tenere per celebrare la “fine missione” anche se, a conti fatti, non tutti pensano che ci sia da festeggiare e molti, anzi, sono convinti che i 9 anni di governance si chiudano con un bilancio fallimentare a partire dai recenti posizionamenti negativi dell’Ateneo aquilano nella valutazione della qualità della ricerca (vqr) curata dall’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Inoltre a Di Orio si rimprovera una gestione autoritaria delle mazze dell’Ateneo, tanto da aver spaccato il fronte praticamente a metà tra i suoi ‘fedelissimi’ e gli ‘oppositori’. Una divisione che si è riproposta anche al momento di votare il successore di Di Orio, non più ricandidabile dopo due mandati, l’ultimo dei quali prorogato per due anni grazie all’interpretazione di un “codicillo” della riforma Gelmini, quella ‘proroga bis’ che in questo e pochi altri casi in Italia ha suscitato polemiche e perfino interrogazioni parlamentari.

Partiti in quattro, i candidati sono stati via via eliminati fino a quando, al voto decisivo, si sono presentate Maria Grazia Cifone, almeno in partenza ‘delfino’ di Di Orio, e Paola Inverardi, appoggiata dagli ‘oppositori’, che ha prevalso ed entrerà in carica il prossimo ottobre.

Curiosamente la casa ristrutturata dove si terrà la festa “campagnola” rientra nella “eredità contesa” tra il rettore e i suoi cugini che hanno mantenuto il cognome originario, Di Iorio come don Giuseppe, lo storico parroco marsicano sul cui lascito appunto c’è battaglia giudiziaria civile in corso, dopo l’archiviazione in ambito penale della denuncia per appropriazione indebita fatta dai parenti inferociti.

Si tratterà forse dell’ultima occasione di divertimento e convivialità per l’ex rettore prima che cominci un mese di ottobre che per lui si annuncia veramente incandescente.

Dovrà infatti comparire come imputato in tre procedimenti: Di Orio è imputato a Roma per concussione e all’Aquila per diffamazione aggravata, entrambi i filoni nati da esposti del suo grande nemico, il professore del suo stesso ateneo Sergio Tiberti.

Inoltre, sempre all’Aquila il rettore è sotto processo per abuso d’ufficio (assieme ad altri due imputati) nell’ambito dell’inchiesta sui maxi affitti dei capannoni per ricollocare le facoltà universitarie che hanno avuto le loro sedi danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009.

Mesi caldissimi come si vede per un Di Orio che è ancora a caccia di ricollocamento dopo la fine della sua esperienza da rettore. Sia sul piano accademico quanto su quello politico.

Nel primo caso, si era vociferato di una possibile sostituzione al contrario alla guida del dipartimento di Medicina, la ex facoltà, oggi guidato proprio dalla Cifone, che subentrò a Di Orio nel 2004 una volta eletto rettore. Ma la direttrice, in carica altri 2 anni, ha fatto sapere che non mollerà quella poltrona e anzi, piuttosto si è dimessa da presidente della commissione didattica di Ateneo.

Quanto alla politica, Di Orio ha precedenti importanti: è stato senatore dei Democratici di sinistra per due legislature e vice presidente della commissione d’inchiesta sul sistema sanitario. Ma dopo il 2001 la vena sembra essersi esaurita.

Dopo aver militato prima ancora che nei Ds nell’ala sinistra della Democrazia cristiana, ed essere passato dopo l’esperienza con la Quercia dalla Sinistra arcobaleno all’Italia dei valori, ultimamente è stato avvicinato ai montezemoliani di Italia futura con un futuro, appunto, tutto da capire.

Certo a Di Orio resta la potente presidenza della nebulosa Fondazione dell’Università dell’Aquila, un organismo che poco ha fatto e ancora meno ha comunicato. Si è autonominato e intende restarci, arroccato proprio come un signore feudale, anche se il successore Inverardi non ha escluso l’assedio: “La Fondazione dovrà funzionare bene”. (red)