L’AQUILA –  Una maxi richiesta da un milione di euro per diffamazione aggravata. È la richiesta che gli avvocati di parte civile del professor Sergio Tiberti, ordinario di Igiene generale applicata presso l’Università dell’Aquila, presenteranno nei confronti della preside della facoltà di Medicina e Chirurgia, Maria Grazia Cifone, querelata per il reato di diffamazione aggravata dallo stesso docente.

A scatenare la guerra giudiziaria, che testimonia il clima di tensioni e veleni che si respira nell’Ateneo aquilano, una mail inviata dalla preside, oltre che a Tiberti, anche al Consiglio di Amministrazione e al Senato accademico il 23 giugno del 2011 in cui il professore,  consulente e collaboratore della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali,veniva tacciato di “patetici e continui tentativi di infettare il nostro sistema” e di essere autore “di clamorosi buchi nell’acqua” e di “buffonate”.

Per questi motivi la preside il 3 aprile 2013 dovrà presentarsi presso il tribunale dell’Aquila per rispondere del reato previsto dal terzo comma dell’articolo 595 del codice penale, come stabilito dal decreto di citazione a giudizio (quindi senza la fase preliminare, ma direttamente con rinvio in udienza per l’eventuale condanna o assoluzione) emesso dal pm del tribunale dell’Aquila Roberta D’Avolio e accolto dal Gip Giuseppe Romano Gargarella.

Nel corso delle indagini gli agenti di Polizia postale, che hanno sequestrato la mail della discordia la vigilia di Natale scorsa, a febbraio hanno effettuato degli accessi presso una serie di soggetti che hanno ricevuto la missiva passando al setaccio la cartella di posta elettronica, tra cui il rettore Ferdinando Di Orio, il responsabile del settore reti e sicurezza dell’Ateneo, Claudio Rossi, il direttore del Dipartimento di ingegneria, meccanica, energetica e gestionale, Pacifico Pelagagge, il direttore del dipartimento di ingegneria elettrica e dell’informazione, Piero Tognolatti, entrambi menti del Senato Accademico.
 
A vuoto il tentativo di richiesta di archiviazione della querela effettuata dall’avvocato della difesa Antonio Valentini, secondo cui la mail “non aveva e non voleva certamente avere altro intento che quello di chiarire definitivamente una annosa e penosa vicenda che si trascinava da troppo tempo”, escludendo che vi fossero contenuti diffamatori o lesivi della dignità del professor Tiberti.

Stando a quanto appreso, e non vi è motivo di dubitarvi vista la personalità quantomeno “sanguigna” del docente, che ha visto sminuite e offese le sue competenze riconosciute a livello nazionale ed internazionale (consigliere speciale per gli Affari medico sociali e la riforma sanitaria della Repubblica del Libano), oltre alla denuncia penale si procederà in sede civile per il riconoscimento di un danno da un milione di euro.
 
Per completezza di informazione riportiamo la mail inclusa negli atti della Procura

IL TESTO DELLA MAIL DELLA PRESIDE CIFONE

Stanca di questi patetici e continui tentativi di infettare il nostro sistema e che, regolarmente, determinano solo clamorosi “buchi nell’acqua” ritengo doveroso fare presente che la scrivente, Maria Grazia Cifone, è stata oggetto di esposto da parte del Prof. Tiberti alla Procura della Repubblica che ha portato ad indagini i cui esiti hanno determinato la decisione di archiviazione della pratica ma anche, per me, di notevoli fastidi e perdita di tempo nonché di danaro. Non ho pubblicato la notizia sui giornali e non ho fatto teatrali conferenze stampa..Ovviamente il mio Avvocato sta predisponendo la denuncia per calunnia nei confronti del Prof Tiberti.

Devo dire che mi irrita non poco continuare a spendere il mio tempo per queste buffonate e, “campando” di solo stipendio, mi dà non poche contrarietà anche spendere i miei soldi per difendermi contro accuse infondate e inventate.

Certo è che..se tutte le “esperienze legali” avviate dal Prof. Tiberti portano al risultato che ha avuto la sua azione nei miei confronti, appare piuttosto sconveniente comparire sulle emittenti locali e sui quotidiani di questo territorio e nell’inviare a tutti noi articoli di stampa peraltro inseriti nella rassegna predisposta dal Segratariato del Rettore. Si poteva risparmiare la fatica.
Io non la scuso per il disturbo. Grazia Cifone.

CIFONE: “RICHIESTA UTOPICA”, TIBERTI “CLIMA NON VOLUTO DAL SOTTOSCRITTO”

“Un milione di euro di risarcimento? Mi sembra un’utopia, non riesco a pensare nemmeno ad una cifra del genere e non capisco su cosa si potrebbe basare una richiesta simile”.

La preside della facoltà di medicina dell’università dell’Aquila, Maria Grazia Cifone, usa la consueta cordialità nel commentare quella che sarà la richiesta di risarcimento danni che presenterà il docente dell’ateneo federiciano Sergio Tiberti nell’ambito della causa per diffamazione aggravata che la vede imputata con l’udienza fissata al 3 aprile 2013.

Il professore di igiene generale applicata ha sporto querela dopo una mail del giugno 2011, inviata a Cda e senato accademico, in cui, secondo l’accusa, veniva screditata pubblicamente la sua figura e la sua attività.

“Mi spiace che i media debbano occuparsi di queste battaglie a suon di carte bollate tra docenti – spiega la preside – Tra l’altro il professor Tiberti in più di un’occasione ha scritto e detto cose meritevoli di querela ma ci sono passata sopra”.

La mail oggetto della causa “era stata inviata per porre fine ad una serie di polemiche che il docente aveva innescato, come quando dopo il sisma ricevetti un premio, a nome dell’intera facoltà, dall’ordine dei medici di Salerno con cui simboli riconoscevano il lavoro svolto dai medici durante i mesi dell’emergenza. Un premio simbolico, a cui si aggiunse quello che mi fu conferito per le mie ricerche. Tiberti scrisse a tutta l’università che in quell’occasione tenni nascosto al mondo il fatto che non sono un medico. Ma io sono una biologa e lo rivendico con orgoglio, ma lui in quell’occasione non perse tempo per screditare la mia figura”

“Scrissi quella mail per fare chiarezza, inviandola agli stessi a cui aveva scritto Tiberti dicendo che mi arrogassi il titolo di medico e così via, richiamando altre vicende legali che sono state archiviate. Inoltre quando lui scriveva nelle vesti di membro del cda attaccava la mia figura di preside e membro del senato accademico, se andassimo a valutare il peso di quello che aveva scritto forse avrebbero una rilevanza diversa” aggiunge la preside che si sofferma anche sulla maxi richiesta di risarcimento.

“Mi sembra un’utopia. Mi auguro cha la partita si chiuda così come si sono già chiuse in precedenza altre vicende giudiziarie che hanno visto coinvolte me e il professor Tiberti”.

Dal canto suo Tiberti sottolinea “di non aver mai querelato prima del 18 settembre 2011. A seguito di quanto riportato dai media farà un opportuno comunicato stampa. Nel frattempo vorrei chiarire che il clima esistente ormai da tempo nell’Università non è assolutamente voluto dal sottoscritto, che ha sempre e solo lavorato per la trasparenza e il buon funzionamento dell’ateneo”.

“Ricordo che da tempo non invio note ai giornali anticipando notizie o attacchi, ma hanno sempre seguito comunicati, conferenze e dichiarazioni di esponenti dalla governance dell’ateneo meritevoli di approfondimenti e valutazioni. Basta andare a verificare quanto dico”.