L’AQUILA – Mentre gli enti pubblici tagliano tutto il tagliabile per risparmiare, l’Università dell’Aquila sta pensando di reintrodurre il gettone di presenza per i componenti del suo Consiglio d’amministrazione, un obolo che era stato sospeso dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Da quanto si apprende, secondo una stima si tratterebbe di 500 euro lordi al mese per ognuno dei 9 componenti dell’organo di indirizzo dell’Ateneo, che diventano 1.000 lordi nel caso del rettore, Paola Inverardi, e del prorettore vicario, Carlo Masciocchi.

La notizia era stata confermata già un mesetto fa dalla stessa Inverardi a margine di una conferenza stampa: “È abbastanza ragionevole che venga reintrodotto anche perché è una cosa che hanno tutti – aveva dichiarato ai microfoni di AbruzzoWeb – Sappiamo benissimo che è un argomento sensibile per il quale ci vuole la ragionevole cautela ma va anche affrontato senza pregiudizi”.

In particolare, la Inverardi aveva ricordato che “la sospensione scade il 31 dicembre, il precedente rettore (Ferdinando Di Orio, ndr) in Cda aveva detto che avrebbe lasciato la cosa a me e io ho discusso”.

“Abbiamo considerato dei compensi medi – aveva precisato il rettore – ora però ci siamo riservati come amministrazione di controllare la compatibilità economica e controllare che cosa questi compensi significhino in termini di percentuale sul nostro fondo di funzionamento, di controllare se siamo più o meno in linea con altri atenei e solo dopo prenderemo una decisione”.

Da quanto si è appreso, al momento di discutere la reintroduzione del gettone di presenza, gli unici che hanno provato una timida opposizione sono stati i rappresentanti degli studenti, di provenienza Udu (Unione degli universitari).

Ma nel gioco di pesi e contrappesi come arma di pressione il rettore si è giocato la minaccia di una sospensione delle indennità che vengono percepite all’interno della Fondazione e così la protesta si è presto sopita.

La Fondazione è l’ultimo avamposto rimasto del reame di Di Orio, a cui sono legati a doppio filo i vertici dell’Udu aquilana (ecco il collegamento): e il rettore, confermato al vertice di questa costola dell’Ateneo, secondo quanto si è appreso, ha un compenso di 28 mila euro l’annui per sedere su quella lussuosa poltrona.

Il provvedimento viaggia quindi verso il Consiglio d’amministrazione che di qui a pochi giorni dovrà discutere e deliberare su se stesso, ratificando la proposta del Senato accademico. Facile immaginare il finale.

Il Cda è stato rinnovato a luglio del 2012 e, grazie al metodo previsto della cooptazione, ossia la scelta discrezionale tra una rosa di candidati, un Di Orio all’ultimo anno di mandato (due volte prorogato) ha potuto allestire una squadra di fedelissimi che gli consentirà di incidere ancora a lungo sulle scelte strategiche dell’Ateneo.

Un Consiglio ben lontano dalle visioni e strategie della Inverardi che lo ha ammesso anche a questo giornale, “su alcuni argomenti c’è proprio una visione diversa di quello che ci immaginiamo come futuro dell’Ateneo”.

E già lo si è visto sul primo voto delicato: la nomina di 5 nuovi professori di ruolo che il Senato accademico e il rettore avevano previsto scaglionata, prima 3, poi 2, mentre il Cda ha votato unanime per 5 nomine in blocco la Inverardi ha dovuto adeguarsi.

Altro passaggio delicato tra il nuovo vertice e l’organo collegiale è stata la scelta sulla costituzione o meno dell’Ateneo come parte civile nel processo per abuso d’ufficio aggravato che coinvolge Di Orio e altri due imputati.

Prima si pensava che l’atteggiamento morbido della Inverardi su questa scelta chiesta a gran forza dal blocco che l’ha sostenuta in campagna elettorale fosse una sorta di captatio benevolentiae sul Cda dioriano, poi si è scoperto che la prof stessa sarà teste della difesa di uno degli imputati, l’ex direttore amministrativo Filippo Del Vecchio.