L’AQUILA – “I componenti del consiglio di amministrazione dell’Università dell’Aquila che hanno votato a favore del contratto per la ex Optimes se verranno chiamati a pagare i danni causati all’Ateneo se lo meritano”.
È questa la considerazione del professore Pierluigi Beomonte Zobel, il più battagliero dei docenti sulla storia dell’affitto del capannone del nucleo industriale di Pile dove sono state ricollocate alcune facoltà rese inagibili dal terremoto del 2009 e dei lavori milionari di ristrutturazione dell’immobile.
Una vicenda su cui è stata aperta un’inchiesta che vede coinvolti il rettore dell’Università, Ferdinando Di Orio, l’allore direttore amministrativo Filippo Del Vecchio e il titolare della società all’epoca proprietaria dell’ex Optimes, Marcello Gallucci.
I magistrati della procura dell’Aquila, che hanno notificato la chiusura delle indagini e probabilmente chiederanno il rinvio a giudizio per i tre, contestano il reato di abuso d’ufficio in concorso. Nel mirino del pm titolare del procedimento, David Mancini, due aspetti: il canone di locazione annuo da 1,24 milioni di euro a fronte di una stima dell’Ufficio tecnico erariale di 715 mila e le opere di adeguamento affidate senza gara pubblica all’impresa del cognato di Gallucci, passate da 3,6 milioni più iva a 5,7: in tutto oltre 4,5 milioni di costi in eccesso.
Professore, anche alla luce dell’inchiesta, presenterete un esposto alla Corte dei conti per fare chiarezza se ci sia stato un danno alle casse dell’Ateneo?
In una delle sedute del Cda ho fatto verbalizzare che tutta la documentazione andava inviata alla magistratura contabile, se gli uffici non hanno provveduto credo sia giusto prendere l’iniziativa, comunque voglio prima parlarne con gli altri colleghi che condividevano le mie perplessità.
Di Orio ha più volte ribadito che il protagonista dell’intera questione è Del Vecchio.
Questa cosa non ha senso, il rettore è colui che presiede il Cda e decide cosa inserire all’ordine del giorno. In virtù di questa responsabilità dovrebbe sapere i contenuti dei provvedimenti che porta all’attenzione del consesso, non credo che sottoponga all’esame dei componenti dell’organismo pratiche che non ha studiato e approfondito.
Come mai in pochissimi si sono opposti alle decisioni riguardanti l’ex Optimes, nonostante lei avesse più volte messo in guardia gli altri membri del Cda?
L’impressione che ho sempre avuto è che lì dentro ci fosse un atteggiamento fideistico nei confronti del rettore, quasi fosse un unto del Signore. Di Orio è abilissimo nel condurre le riunioni e indirizzarle nella direzione che lui vuole. Di frequente mi sono sentito solo, ero l’unica voce critica, ma le mie osservazioni sono sempre stato frutto non di un pregiudizio ma da una lettura attenta dei documenti. Qualsiasi persona di buon senso avrebbe dovuto accorgersi che la situazione non era per nulla chiara.
E gli studenti?
Anche loro votavano spesso quello che il rettore proponeva, credo che la sua formazione sindacale lo renda particolarmente bravo a trattare con le organizzazioni studentesche.
Come crede finirà questa storia?
Spero che emergano le irregolarità palesi che ruotano intorno alla faccenda dell’ex Optimes.
Quindi se i consiglieri che hanno detto sì alla ratifica dell’accordo dovessero essere chiamati a risarcire lo Stato qualora si dovesse configurare un danno alle casse pubbliche, quale sarebbe la sua opinione?
Che se lo sono meritato.





