L’AQUILA – Slitta all’11 aprile 2017 il nuovo processo all’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, con l’ipotesi di reato di calunnia nei confronti del suo ex collega Sergio Tiberti.
La controversia nasce da una precedente denuncia che era stata presentata da Di Orio nei confronti di Tiberti con l’accusa di utilizzo abusivo del logo dell’Ateneo e di plagio, perché secondo l’ex rettore il docente avrebbe pubblicato a proprio nome alcuni studi epidemiologici realizzati dallo stesso rettore e sui quali appariva il simbolo accademico
Accuse risultate infondate, tanto è vero che l’istanza è stata archiviata.
Il processo per Di Orio è scaturito, così, dalla contro-querela per calunnia presentata dal professor Tiberti una volta archiviato il procedimento a suo carico.
L’ex rettore, che con Tiberti aveva avuto in passato buoni rapporti, secondo il gup avrebbe incolpato l’allora suo collega “pur sapendolo innocente”.
L’infondatezza dei rilievi relativi a questa vicenda è emersa anche dal processo di primo grado celebrato al Tribunale di Roma dove, nel gennaio scorso, Di Orio è stato condannato a 3 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto proprio Tiberti a consegnargli denaro non dovuto.
In seguito a questa condanna, l’ex uomo forte dell’ateneo aquilano, rettore per 9 anni di fila, è stato sospeso dalla cattedra di Storia della Medicina dal suo successore, la rettrice Paola Inverardi, fino alla definizione del giudizio.
In questo procedimento per calunnia Di Orio è difeso dagli avvocati Antonio Milo e Giovanni Marcangeli, Tiberti da Giorgio Tamburrini.






