L’AQUILA – L’avvocato Giovanni Marcangeli, difensore dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, nei numerosi processi che lo hanno visto e lo vedono coinvolto, fa retromarcia su una serie di dichiarazioni che aveva diffuso a questo giornale al termine di un’udienza al tribunale di Rieti e ritratta tutte le accuse contro AbruzzoWeb e contro l’oppositore di Di Orio, il docente dell’ateneo aquilano Sergio Tiberti.

Il processo fa da sfondo a questa vicenda è quello che vede Di Orio imputato al tribunale di Rieti per abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina.

La svolta nasce dalla composizione di un procedimento giudiziario contro lo stesso Marcangeli, che si era aperto dopo che Tiberti, sentitosi offeso per il contenuto del suo intervento, aveva querelato l’avvocato per diffamazione aggravata.

Lo scorso 13 ottobre, nella camera di Consiglio davanti al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, l’avvocato di Marcangeli, Stefano Rossi, ha concordato la composizione con il collega che assiste Tiberti, Felice Cantaro, risolvendo una vicenda che, altrimenti, avrebbe potuto portare a un dibattimento in aula ai danni dell’avvocato dioriano.

A quel punto Tiberti ha rimesso la querela e il gip ha emesso ordinanza di archiviazione nei confronti di Marcangeli.

Nel processo di Rieti, la cui sentenza è prevista per il 15 novembre, Di Orio e Faina sono accusati di essersi procurati “un ingiusto profitto” con le loro condotte messe in atto “nello svolgimento delle funzioni e del servizio” in violazione di una serie di normative.

In particolare, viene contestata la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione prefabbricata in seguito alla perdita della casa per il terremoto.

Contestato anche l’accordo di programma con cui veniva concordato il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi.
Di Orio è già stato condannato in primo grado a 3 anni di reclusione al tribunale di Roma con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità nei confronti del docente Sergio Tiberti, suo ex amico poi divenuto grande accusatore.

A seguito di questo verdetto con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, in virtù della legge Severino anticorruzione l’ex rettore è stato sospeso dall’insegnamento tra forti polemiche.

L’ex rettore resta imputato sempre per abuso d’ufficio aggravato assieme ad altri due nel processo in corso all’Aquila, destinato, però, a estinguersi per intervenuta prescrizione, sui canoni che sarebbero stati gonfiati per affittare il capannone che era dell’azienda Optimes, nella periferia Ovest del capoluogo, dove vennero ricollocate la facoltà universitarie di Ingegneria ed Economia che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.

TIBERTI: “NON SONO UN PERSECUTORE DI DI ORIO”

“In relazione all’articolo pubblicato da Abruzzoweb in data 19.12.2014 e dal Centro, ove, nel riportare una dichiarazione rilasciata dell’avv. Giovanni Marcangeli, sono stato dipinto quale persecutore del prof. Ferdinando Di Orio, tengo a precisare che a seguito di querela da me proposta l’avv. Marcangeli ha voluto chiarire la sua posizione con una nota di rettifica, che vi chiedo di pubblicare integralmente a ristoro della mia reputazione”, è la dichiarazione di Tiberti.

MARCANGELI: “NON VOLEVO POLEMIZZARE CON TIBERTI”

“Con riferimento alla nota pubblicata a mia firma pubblicata da Abruzzoweb, in data 19 dicembre 2014, essendo intercorso un chiarimento con il Prof. Tiberti intendo precisare quanto segue – scrive dalla sua Marcangeli – Non intendevo nella predetta nota attribuire al prof. Tiberti la paternità dell’articolo pubblicato da AbruzzoWeb in data 17 dicembre 2014”.

“Peraltro, l’articolo era rivolto alla testata giornalistica e dettato dalla necessità di esprimere il mio punto di vista di difensore rispetto a un precedente articolo di cronaca su di un’udienza svoltasi a Rieti due giorni prima e che vedeva il Prof. Di Orio, da me difeso, quale imputato – sottolinea – Non ho fatto quindi e non intendevo fare alcuna polemica con il prof. Tiberti, volendomi riferire esclusivamente al resoconto del giornale”.

“Per quanto attiene all’associazione denominata ‘Comitato Professori per Univaq’, ammessa come parte civile dal Tribunale nel processo di Rieti, non ho scritto e non intendevo che la stessa sia collegata come tale al Prof. Tiberti, ma solo che ‘alcuni’ dei componenti dell’associazione hanno legami di colleganza con il Prof. Tiberti”, prosegue ancora.

Marcangeli rimarca di non essere stato “testimone diretto di rapporti personali tra il Prof. Di Orio e il Prof. Tiberti e la mia valutazione sui rapporti tra i due deve intendersi riferita esclusivamente alle posizioni processuali di entrambi, che sono notoriamente di contrapposizione. Non posso fare e non intendevo quindi fare valutazioni sui sentimenti personali, animosità o altri del Prof. Tiberti verso Di Orio o viceversa”.

“Chiederò la pubblicazione della predetta nota sul quotidiano AbruzzoWeb con la speranza di aver chiarito sufficientemente ogni questione con il prof. Tiberti – conclude Marcangeli – la cui notorietà nel mondo universitario è ben nota e da me non viene messa in discussione”.