L’AQUILA – Il procuratore della Repubblica di Rieti, Giuseppe Saieva, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio e l’ex primo cittadino di Antrodoco (Rieti) Maurizio Faina, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato.
Una nuova tegola giudiziaria per Di Orio, che rischia il terzo processo dopo quelli in corso all’Aquila, sempre per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul maxi affitto del capannone ex Optimes per ricollocare la facoltà di Ingegneria, e a Roma, per concussione nei confronti del suo ex amico e docente dello stesso Ateneo Sergio Tiberti.
Fin dal 2010, la procura reatina ha posto l’attenzione sui rapporti intercorsi, nei mesi successivi al terremoto aquilano del 6 aprile 2009, tra l’amministrazione, allora guidata da Faina, l’Ateneo e la sua Fondazione, entrambe timonate ai tempi da Di Orio.
Ma solo in questi giorni c’e’ stata l’istanza per i due anche se ci potrebbero essere altri indagati oggetto di richiesta di processo.
Proprio nei mesi successivi al terremoto, Di Orio aveva chiuso un accordo per il trasferimento di alcuni corsi di laurea, della sede della Fondazione universitaria e della casa editrice Luna, di proprietà dell’ateneo stesso, nel territorio di Antrodoco.
In particolare, al centro dell’inchiesta ci sarebbe la vendita a favore di Di Orio, da parte del Comune reatino, al prezzo definito “stracciato” di 15 mila euro, cioè 3,40 euro al metro quadrato, di un’area di 4.400 metri, che in origine era il campo di calcio locale, e il provvedimento di mutamento della destinazione urbanistica da verde attrezzato a residenziale deciso dalla stessa amministrazione Faina.
Al principio il procedimento, innescato da un esposto di Tiberti, a quei tempi componente del Consiglio d’amministrazione dell’ateneo, dapprima contro ignoti e poi con i due indagati, è stato affidato al sostituto procuratore Stefano Pilla che, però, lo scorso marzo è stato trasferito presso la procura di Roma.
Dopo aver stabilito di assegnare i procedimenti di Pilla ai rimanenti sostituti procuratori, il procuratore Saieva ha poi cambiato idea, decidendo di assumere personalmente la titolarità di quelle inchieste.
Questa decisione ha comportato che, oltre a dover svolgere i compiti di gestione dell’ufficio della procura, il procuratore capo si sia dovuto fare carico anche di numerosi processi lasciati dal pm Pilla.
Uno degli effetti dell’allungamento dei tempi è il rischio che il processo cada in prescrizione, dato il termine massimo di sette anni per il reato d’abuso d’ufficio.
Di qui una segnalazione giunta al Consiglio superiore della magistratura (Csm) sulle lungaggini di questa indagine che ora, dopo circa 4 anni, ha trovato conclusione. Alberto Orsini





