CIVITELLA DEL TRONTO – Si è concluso con un secondo intervento del presidente Nazario Pagano, il Consiglio regionale solenne dedicato all’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

La celebrazione si è svolta nella sala consiliare del Comune di Civitella del Tronto.

“È con grande gioia – ha esordito Pagano – che saluto e ringrazio per aver voluto essere qui oggi, nella sala consiliare del Comune di Civitella del Tronto, e offrire così il loro importante e denso contributo, il professor Raffaele Colapietra e Marcello Veneziani, giornalista e scrittore. Saluto e ringrazio anche il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, le autorità e tutti i presenti per questo Consiglio regionale che è qui riunito in seduta solenne per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia”.

“L’Unità nazionale – ha osservato il presidente – è il valore fondante delle stesse autonomie. La classe dirigente politica di oggi deve riconoscere la lungimiranza degli uomini che realizzarono l’Unità d’Italia. Un’Italia che pur nel riconoscimento delle diverse autonomie e delle tante peculiarità di ciascuna regione, pur nella giusta applicazione del Federalismo, non può e non potrà mai rinnegare la sua unità e la sua unitarietà”.

“La data del 17 marzo, insieme a quelle del 25 aprile e del 2 giugno – ha sottolineato Pagano – per noi cittadini italiani, è dunque una data davvero importante perché segna l’inizio della storia dell’Italia moderna, l’inizio quindi della ‘nostra’ storia di cittadini ‘italiani’, dopo secoli di divisioni e dominazioni straniere”.

“Questo evento – ha concluso – è certo occasione di rafforzamento dell’identità nazionale, valore tra i più alti per la cultura liberale, ma anche occasione per una riflessione critica sui molti nodi del nostro passato, anche più recente, che non sono ancora stati sciolti del tutto e hanno condizionato, non sempre per il meglio, l’evolversi della Repubblica”.

IL TESTO COMPLETO DEL DISCORSO DI PAGANO

È con grande gioia che saluto e ringrazio per aver voluto essere qui oggi, nella sala consiliare del Comune di Civitella del Tronto, e offrire così il loro importante e denso contributo, il professor Raffaele Colapietra e Marcello Veneziani, giornalista e scrittore.

Saluto e ringrazio anche il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, le autorità e tutti i presenti per questo Consiglio regionale che è qui riunito in seduta solenne per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

L’Unità nazionale è il valore fondante delle stesse autonomie. La classe dirigente politica di oggi deve riconoscere la lungimiranza degli uomini che realizzarono l’Unità d’Italia.

Un’Italia che pur nel riconoscimento delle diverse autonomie e delle tante peculiarità di ciascuna regione, pur nella giusta applicazione del Federalismo, non può e non potrà mai rinnegare la sua unità e la sua unitarietà.

La data del 17 marzo, insieme a quelle del 25 aprile e del 2 giugno, per noi cittadini italiani, è dunque una data davvero importante perché segna l’inizio della storia dell’Italia moderna, l’inizio quindi della “nostra” storia di cittadini “italiani”, dopo secoli di divisioni e dominazioni straniere.

Questo evento è certo occasione di rafforzamento dell’identità nazionale, valore tra i più alti per la cultura liberale, ma anche occasione per una riflessione critica sui molti nodi del nostro passato, anche più recente, che non sono ancora stati sciolti del tutto e hanno condizionato, non sempre per il meglio, l’evolversi della Repubblica.

Nella storia dell’Unità d’Italia dobbiamo trovare la spinta e le ragioni profonde che sostanziano il nostro essere e sentirci comunità.

Non solo e non tanto per celebrare il passato, quanto, soprattutto, per superare un presente in cui il senso di unità sembra, da troppi punti di vista, affievolito, sempre più incerto e meno condiviso. La scelta di celebrare il Consiglio regionale, in seduta solenne dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, a Civitella del Tronto non è marginale: dal punto di vista storico, questa Fortezza rappresenta l’ultimo baluardo borbonico di fronte all’avanzata dell’esercito piemontese.

Civitella, infatti, cadde solo il 20 marzo 1861, tre giorni dopo che fu sancita l’Unità d’Italia. Questa battaglia rimane dunque l’ultimo tassello di quel grande processo di unificazione che ha vissuto la nostra Nazione.

Le vicende del Risorgimento, che hanno visto anche il comune di Civitella del Tronto tra i protagonisti, sono un patrimonio storico prezioso e indispensabile per dare sostanza e comune sentire ai valori dell’appartenenza e dell’identità italiana, principi da cui partire, in questo anno di speranze e di riflessioni profonde, per affrontare a viso aperto le difficili e importanti sfide che ci attendono.

Oggi il senso della nostra identità nazionale sta nell’essere una comunità plurale per cui è necessario riuscire a fare delle diversità una ricchezza e un valore. La costruzione della nostra identità nazionale è in divenire… è un cantiere sempre aperto.

Il presidente Napolitano ci ha spronato a liberarci dai provincialismi in chiave revisionistica del processo unitario, che ne ignorano il respiro e il radicamento nella storia d’Europa, e a recuperare con pienezza la logica unitaria della Costituzione, che non si presta a citazioni frettolose unilaterali, per convenienza o polemica politica.

E poi ci sono le nuove generazioni. Sono i giovani la nostra grande risorsa, il nostro valore. Sono stati proprio i ragazzi e le ragazze di allora a spendersi fino al sacrificio, anche estremo, per fare l’Unità d’Italia.

Mazzini nel 1831 aveva 25 anni, quando fuggì in esilio perché condannato a morte, e poi fondò la Giovine Italia coinvolgendo oltre 50 mila persone. Mentre Goffredo Mameli scrisse l’Inno nazionale a 19 anni.

In questi Centocinquantanni di Unità d’Italia vi è anche un patrimonio importante dato dalle tante personalità che con le loro competenze hanno accompagnato il processo di crescita e maturazione dell’intera società civile.

Per custodire questo patrimonio di valori ed esperienze, le forze politiche devono impegnarsi a realizzare non ciò che è bene per loro, ma ciò che è bene per il Paese. Camminando su questa strada, l’Abruzzo oggi chiede governabilità, sicurezza di prospettive e certezze.

Gli abruzzesi ne hanno pieno diritto. Così come le forze politiche premiate democraticamente dagli elettori hanno il dovere di governare.

Contrasti, inutili conflitti, ostacoli, possono e devono essere rimossi perché rallentano, in un momento così delicato e difficile, la crescita e lo sviluppo della nostra regione. Di fronte a problemi quali l’occupazione, soprattutto dei nostri giovani, la tutela del territorio, così provato da calamità naturali, la scarsità delle risorse economiche e la giusta necessità di un rigoroso controllo dei conti pubblici, abbiamo tutti il dovere di garantire il massimo impegno con uno spirito che sia veramente costruttivo e rinunci a sterili contrapposizioni.

Nostro è il compito di ritrovare quella fiducia, quell’unità e quella coesione, che assicurano la capacità di risolvere i problemi, insieme a progetti che indichino la strada al di la’ di ogni polemica di parte.

L’Italia Unita è stata ed è una risorsa di democrazia e di civiltà per l’Europa intera. Oggi inizia la grande avventura di chi non vuole relegare la Bandiera nel cassetto dei ricordi museali, di chi non vuole scoprire targhe o fare rievocazioni senz’anima ma intende invece riscoprire gli ideali, la forza morale e la progettualità politica che hanno costruito la forza di un Paese, uno e indivisibile, come i nostri padri lo hanno voluto.

Vedete, il tricolore oggi rappresenta il vessillo di un’Italia a volte anche lontana, il legame di appartenenza che unisce molti connazionali oltre confine con la loro terra di origine.

E per questo le celebrazioni di quest’anno hanno un ulteriore valore: unire in un unico abbraccio ogni italiano sparso in ogni parte del mondo, per ritrovare e rinnovare i sentimenti di orgoglio, rispetto ed onore verso il proprio Paese. Viva l’Italia. Viva l’Abruzzo.