CHIETI – Altri sei mesi di indagine per capire se il direttore generale dell’università “d’Annunzio” Filippo Del Vecchio debba essere giudicato per il reato di abuso d’ufficio nell’ambito delle decisioni che ha preso riguardo al Centro universitario sportivo (Cus). 

Il pubblico ministero della Procura di Chieti Marika Ponziani, titolare delle indagini, avrebbe chiesto una proroga per poter vagliare tutti gli elementi in gioco. 

Si parte dalla decisione di Del Vecchio di sospendere a novembre 2013 del contratto siglato nel 2011 tra l’ateneo e il Cus e dal successivo annullamento dello stesso contratto avvenuto a marzo scorso. Due provvedimenti che hanno messo in ginocchio il centro sportivo presieduto da Mario Di Marco. 

Tanto è vero che il Cus non è stato più in grado di pagare il mutuo contratto con la Bper, ex Bls, nel 2011, qualche mese dopo aver siglato il contratto milionario con l’ateneo, a fronte della cessione dei crediti vantata dalla struttura sportiva nei confronti dell’università.

È di meno di un mese fa il decreto ingiuntivo per oltre 10 milioni di euro della Bper che, senza più il saldo delle rate del mutuo, richiede indietro i soldi. Decreto ingiuntivo che inguaia soprattutto la “d’Annunzio” che per quel mutuo aveva ceduto al Cus una fidejussione a prima chiamata. 

Su questa vicenda c’è anche un ricorso al Tar in cui l’ateneo tenta di far valere le proprie ragioni, sostenendo di aver invalidato il contratto perché il Cus non è stato in grado di portare i documenti che accertassero i crediti vantati, in modo da spiegare come e perché si era arrivati al pesante contratto venticinquennale e alla fidejussione con la banca siglati nel 2011 dalla precedente gestione universitaria, quella del rettore Franco Cuccurullo e del direttore generale Marco Napoleone.   

Il Tar dovrebbe esprimersi il 16 ottobre. A fine anno, invece, si saprà se la Procura deciderà il rinvio a giudizio o l’archiviazione.