CHIETI – Due inchieste concomitanti stanno interessando l’attività dell’università “Gabriele d’Annunzio”. La prima è della Guardia di finanza di Chieti, inviata su ordine della procura della Repubblica, che si è mossa a seguito di una denuncia. La seconda è degli ispettori della Ragioneria generale dello Stato, che sta controllando i conti dell’ateneo teatino.

“Le Fiamme Gialle – ha spiegato ad AbruzzoWeb il rettore, Carmine Di Ilio – hanno fatto richiesta di una serie di documenti che mirano a chiarire due vicende che hanno interessato la nostra università: il rapporto con il Cus e il contratto del direttore generale, Filippo Del Vecchio”.

“L’indagine degli ispettori del Mef, invece – ha continuato il rettore – è un’azione direi quasi routinaria, controllano abitualmente l’operato della pubblica amministrazione. L’ultima ispezione alla “D’Annunzio” era datata 2008. Anche gli ispettori del Mef ci hanno richiesto un elenco di documenti che mirano ad accertare alcune questioni. E tra queste c’è sicuramente la convenzione con il Cus”.

Di Ilio assicura di essere “per nulla preoccupato” per entrambe le indagini che coinvolgono l’istituzione che governa.

Tornano, dunque, d’attualità due questioni che hanno sconvolto non poco negli ultimi tempi la vita universitaria. Da una parte la convenzione con il Centro sportivo universitario che si è presentato con fatture milionarie, richiedendo qualcosa come 25 milioni di euro.

Dall’altra, il contratto del direttore generale ratificato qualche settimana fa dal consiglio d’amministrazione a distanza di un intero anno dalla firma.

LA CONTESTAZIONE INTERNA

Ma non sono solo le inchieste ad agitare la vita dell’ateneo dannunziano, dove Di Ilio e Del Vecchio si trovano anche ad affrontare una contestazione sul fronte interno, dove il personale si è detto fortemente contrario al nuovo provvedimento sul salario accessorio che la dirigenza vorrebbe mettere in campo.

Un’assemblea dei dipendenti alla presenza dei delegati di Cgil, Cisl e Uil ha deciso, infatti, di seguire una linea dura: il salario accessorio non si tocca, la premialità non può essere applicata su di esso né tanto meno sull’indennità mensile accessoria.

L’assemblea, tra le più affollate che la storia dell’ateneo teatino ricordi, ha fatto segnare, in particolare, un netto contrasto all’azione del nuovo direttore generale che, dopo contestatissimi provvedimenti sembra volersi accingere a metterne in campo un altro altrettanto inviso, che riguarda appunto la premialità da corrispondere ai circa 360 dipendenti Ud’A.

“Il salario accessorio non si tocca – ribadisce l’esponente del Senato accademico Goffredo De Carolis, rappresentante del personale – e se il direttore generale ha intenzione di modificare la normativa, sono già pronti i ricorsi. Siamo già sotto dimensionati come organico e perciò costretti a far fronte a pesanti carichi di lavoro”.

Per De Carolis, strenuo oppositore dei provvedimenti del direttore generale, applausi a scena aperta, segno che la maggioranza dei dipendenti dell’ateneo ha ormai girato le spalle a Del Vecchio.

La battaglia è appena iniziata: “Abbiamo consegnato un documento al delegato del rettore, il professor Luigi Capasso, che abbiamo incontrato giovedì scorso – ha detto Marita Agnifili della Cgil – in cui spieghiamo dettagliatamente le nostre ragioni”.

Capasso, però, non sembra essere troppo impressionato dalla contestazione: “Il no dei sindacati non è Vangelo”, taglia corto.