MONTEBELLO SUL SANGRO – Non avrebbe mai immaginato, quel re di passaggio, di aver creato un formidabile claim, nel dare il nome di Buonanotte al piccolo borgo arroccato alla sommità del monte vecchio, tra la Maiella e il lago di Bomba, solo per averci dormito bene. Dopo secoli centinaia di turisti sono attratti proprio da quel nome che odora di notti stellate, canti dei grilli e vita lenta. Attratti anche dal fascino delle rovine, essendo il paese abbandonato da decenni, sconfitto da una grande frana che ferisce la montagna. Popolato ancora da ricordi, ma anche da sorprendenti presenze artistiche come il raggio di luce metallica di Artan Shal, dove si specchiano le anziane edere che oramai hanno avviluppato per intero i palazzi cadenti, la linea spezzata e il cardiogramma della natura di Jasmine Pignatelli, il caleidoscopio di Vincenzo Marsiglia, che si protende nel vuoto, e colora il panorama che toglie il fiato
A immaginare ora un ritorno a Buonanotte, è Nicola Di Fabrizio, sindaco di Montebello sul Sangro, meno di un centinaio di abitanti. ll municipio come ogni cosa è nel paese nuovo, ai piedi del monte vecchio, costruito a partire dagli inizi del novecento, casale dopo casale, man mano che la frana si mangiava la montagna, per poi trovare l’assetto attuale negli anni 70.
Il sindaco è consapevole che altri borghi abbandonati, si pensi a Craco in Basilicata e a Civita da Bagnoregio nel viterbese, sono diventate mete di turismo anche internazionale. E la partita potrà essere giocata con un ambizioso progetto da 3 milioni di euro di valorizzazione e restauro, che potrebbe essere finanziato con i fondi del Pnrr.
“Buonanotte non rappresenta solo le nostre radici, la nostra identità storica. E’ una risorsa per il nostro futuro – esordisce il sindaco -. Sono molti i turisti che vengono qui. Abbiamo cominciato inserendo la parte percorribile e in sicurezza del paese vecchio in un percorso ciclopedonale molto apprezzato, poi abbiamo proseguito, grazie a 140mila euro dei fondi del Masterplan, abbiamo avviato il progetto Buonanotte contemporanea, con la collaborazione di uno staff architetti di Pescara, che potrà in futuro essere ampliata. In tal senso abbiamo ricevuto altre proposte interessanti per nuove opere da collocare”.
La frana si è aperta sul versante nord della montagna nel 1910. Gli abbandoni sono andati avanti rione per rione, nel corso dei decenni, e man mano si sono realizzate le case a valle.
Dagli anni ’50 agli anni ’70 il paese vecchio si è svuotato quasi completamente e ad inizio anni ’90 la signora Maria ha chiuso a chiave l’ultima casa abitata.
A dare l’assetto definitivo al paese nuovo, le opere pubbliche del sindaco Salvatore Ciriaco, maestro e democristiano fedele al ministro Remo Gaspari.
Nel paese vecchio, tra i ruderi e i viottoli deserti, si respira ancora la storia storia antica e gloriosa.
Nel 1447 Buonanotte, feudo di Antonio Caldora e poi della signoria degli Annecchino, passando poi di man in mano tra nobili nullafacenti che vivevano alle spalle dei loro sudditi, era abitato da 7 famiglie, nel 1671, nella descrizione del Regno di Napoli il paese viene menzionato col nome di Malanotte con 17 famiglie.
Una leggenda narra che, alle origini, gli abitanti persero una guerra locale. A causa di ciò gli uomini dovettero concedere per una notte le proprie mogli al nemico vincitore come prezzo della sconfitta. Per questo motivo per gli abitanti sconfitti il paese si chiamò “Malanotte” mentre per i forestieri vincitori il paese si chiamò “Buonanotte”.
Un’altra leggenda racconta invece di un re di passaggio da quelle parti col proprio seguito, in una notte di bufera e di tormenta. Fermatosi nel castello gli avrebbe dato il nome di Castel di Malanotte. Poi, in un’altra visita, in una notte di mezza estate, avrebbe esclamato “questa è una buona notte” e da qui il nome “Buonanotte”.
Il paese conservò questo nome fino al 1969 quando si decise di cambiarlo con l’attuale Montebello Sul Sangro.
Nelle parole del sindaco anche un rimpianto: “Il paese è stato abbandonato definitivamente, e forse con il senno di poi poteva essere evitato, con tutti soldi che sono stati spesi per realizzare il nuovo abitato, sarebbe stato possibile mettere in sicurezza buona parte di Buonanotte. Io ho 43 anni, non ho la memoria diretta del borgo abitato. Mi raccontano che la frana faceva paura, che non si poteva convivere con l’incertezza, e sono state le donne, che erano la maggioranza e dettavano legge, a decidere l’addio”.
Ora però si apre un’altra pagina, tutta da scrivere.
“il nostro progetto, già presentato a Roma, prevede di recuperare e rendere accessibile la parte di Buonanotte ora pericolante e inibito all’accesso. Nostra intenzione non è quella di rendere le abitazioni riabitabili, ovviamente ma di restaurare i palazzi più significativi e ancora in piedi per realizzare punti vendita di artigianato e di prodotti enogastronomici, spazi espositivi, anche ristori e trattorie, e recupere anche abitazioni a ad uso museale, ricostruendo munizionamenti gli arredamenti, gli oggetti, per fa capire cosa è stata dal punto di vista della cultura materiale Buonanotte”.





