AMATRICE – Come L’Aquila all’indomani del 6 aprile 2009, e in parte ancora oggi, Amatrice e gli altri centri del Reatino distrutti dal terremoto guardano al futuro pieni di incognite.
Sono state 11.500 in un mese le repliche del sisma delle 3:36 del 24 agosto e la sequenza è ancora in pieno svolgimento: a un mese dal sisma sismologi e geologi dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) proseguono le ricerche, anche sul campo, per comprendere il comportamento di una zona complessa come quella dell’Appennino.
“La sequenza è ancora in pieno svolgimento, pur con un numero minore di repliche rispetto alle prime due settimane”, scrivono i sismologi dell’Ingv.
Delle circa 11.500 repliche finora localizzate in un’area che si estende per circa 40 chilometri orientata da Nord-Ovest a Sud-Est, lungo la catena appenninica.
E proprio a un mese di distanza è morto all’Aquila, altra città terremotata, Renato Marsicola, l’anziano di 94 anni che, dopo la scossa, in seguito ai gravi traumi riportati, era stato ricoverato all’ospedale “San Salvatore”.
La pur forte tempra del paziente ha ceduto attorno alle 6.30 di questa mattina nel reparto di Geriatria, dove era stato ricoverato una settimana fa, dopo una lunga degenza di 3 settimane in Rianimazione.
È invece ricoverato in chirurgia vascolare, e da diversi giorni giudicato ormai fuori pericolo, A.B., 38, titolare dell’albergo “Roma” di Amatrice, rimasto anch’egli coinvolto nel crollo della struttura ricettiva. La ragazza albanese E.T, 30, ricoverata in gravi condizioni dopo l’evento sismico, ha superato anch’ella ampiamente la fase critica e si trova da oltre una settimana in riabilitazione.
In questo mese i terremoti di magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0 sono stati 200 e 14 quelli di magnitudo compresa tra 4.0 e 5.0.
Oltre a quello principale è stato registrato un solo terremoto di magnitudo maggiore di 5.0. nel frattempo i ricercatori continuano a lavorare, combinando tutti i dati disponibili: quelli registrate dalle reti di monitoraggio e quelli raccolti sul campo, le immagini dei satelliti e i modelli al computer.
Tutte le informazioni sono liberamente accessibili nella banca dati europea Eida (European Integrated Data Archive) e in quella Strong-Motion dell’Ingv.
Tutte queste informazioni hanno permesso di tracciare un identikit della faglia, che si è rotta alla profondità di circa 8 chilometri in prossimità di Accumoli, propagandosi sia verso Nord-Ovest sia verso Sud-Est, ossia verso Norcia e verso Amatrice, per una lunghezza complessiva compresa fra 20 e 25 chilometri.
“Sinceramente non so come sarà il mio futuro, è cambiato tutto. Gli affetti, i rapporti tra la gente, il lavoro. È molto difficile, ma ho fiducia. Voglio continuare a lavorare, ‘se no che me magno?'”: Vinicio Bizzoni non si perde d’animo, anche se non ci sono più case sulle quali montare le finestre che produceva nella sua officina di piazza Sagnotti ad Amatrice.
Trenta chilometri più a valle, a Grisciano, Giampiero e Chiara hanno appena riaperto la “Vecchia ruota”: ci sono le facce stanche degli operai in piedi dalle 5, le stesse che c’erano anche prima della notte maledetta, e quelle dei volontari; i camionisti di passaggio sulla Salaria.
Un primo e un contorno, 10 euro; un primo ed un secondo, 13.
“I prezzi erano questi e restano questi. Ripartiamo, ma se non ci danno un container saremmo costretti a chiudere di nuovo”.
Un mese dopo il terremoto cammini per le strade di Amatrice e Pescara del Tronto, Accumuli ed Arquata, ed hai sempre la stessa sensazione: cenni di vita spuntano fuori qua e là, tra i tondini di ferro arrugginito e i ricordi sommersi dalle macerie, almeno fino a quando la pioggia non avrà finito di cancellare anche quelli, riducendo tutto a poltiglia.
I problemi sono tanti e fin quando, a primavera, non arriveranno le casette, tenere unite le comunità è impresa ardua: la sera piomba il freddo e colpisce duro nelle tende, la viabilità è ancora a dir poco complessa, le macerie sono ancora tutte dove le ha lasciate la scossa.
Un immenso monumento all’orrore che costringe i vivi a vedere i morti ogni istante. E il turismo, vero volano economico di queste terre di montagna incuneate tra 4 regioni, è un lontano ricordo al quale al momento in pochi vogliono pensare. Ma tutta la zona è piena di agriturismi, alberghi, villaggi vacanza, sentieri per passeggiate e gite a cavallo: la sfida dunque non è solo ricostruire, ma riportare i turisti.
Eppure ci si prova, a ripartire. Anche se è dura.
Come all’Aquila 7 anni e mezzo fa, sorgono comitati spontanei tra cittadini, perché stando uniti si è più forti, gli artigiani chiedono che le istituzioni realizzino delle aree dove poter riaprire botteghe e laboratori, gli allevatori si organizzano.
Qualche campo comincia a chiudere e l’imperativo di tutti è via l’ultima tenda entro fine mese. Ce ne sono ancora tante, troppe. Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, dice che “non è più una situazione gestibile”.
Ma non è così semplice, mandare la gente negli alberghi o nelle seconde case. Perché in molti hanno paura di non tornare mai più. E soprattutto, che la politica si dimentichi delle promesse fatte, lasciando ai superstiti soltanto una lunga agonia.
Emidio Chiappini è il titolare del supermercato Tigre di Amatrice, accanto all’ospedale che non ha retto. “Io non voglio andare via, siamo cinque soci, 8 famiglie, 15 persone in tutto con figli da 3 a 30 anni. Vogliamo ricostruire e continuare a lavorare qui, questo posto ha delle potenzialità grandissime, che la politica non ha mai capito. Ma devono aiutarci”.
Le stesse parole di Simona Paoletti. “Si…moda”, il negozio di abbigliamento proprio sotto la torre civica, era il suo. “Sono una commerciante da 20 anni, se riparte l’economia riparte tutto il territorio. Bisogna fare in modo di tenere qui le famiglie ma è dura, più passano i giorni e più ci si rende conto di aver perso tutto, i sacrifici di una vita svaniti in un attimo. Abbiamo bisogno di una mano. Vera”.
Pescara del Tronto è ancora un immenso cumulo di macerie, i sopravvissuti accedono solo scortati dai vigili del fuoco per tentare di recuperare il possibile. Una processione mesta e quasi sempre infruttuosa. Il silenzio tra le case fa impressione; quattro piccioni si aggirano in cerca di cibo come fossero avvoltoi. Cento metri più a valle, sulla Salaria, il campo per gli sfollati chiuderà entro la fine della settimana.
Elisa Filipponi guarda il memoriale realizzato dai carabinieri, un pezzo d’albero sostenuto dalle macerie, con in cima il Tricolore. “Questo monumento ci dà una speranza per un nuovo inizio. Tutto quello che facciamo è per chi è rimasto e speriamo che i nostri sforzi non siano vani”.
Quello delle macerie è un problema serio: perché parliamo di 700mila metri cubi di rovine e perché prima si portano via e prima si può davvero cominciare a pensare ad altro. Ma anche in questo caso, non è cosa semplice, grazie alla solita, ottusa, burocrazia. Amatrice e Accumuli hanno almeno scelto i luoghi (due cave dismesse il località Carpellone e Vallicelle), ma manca l’individuazione dell’ente che dovrà gestire i siti.
Marche e Umbria, invece, sono ancora più indietro, alla fase dei sopralluoghi per la scelta dei siti. Così le macerie continuano a far da set alle tv. Davanti a Sant’Agostino, all’inizio del corso di Amatrice, le telecamere riprendono senza sosta.
“Lo sai qual è la cosa più assurda? – dice Laura asciugandosi una lacrima – Prima del terremoto, da qui, la torre non si vedeva, c’erano i palazzi che la coprivano. Ma voi non lo sapete come era prima. Ecco perché non piangete”.






