PESCARA – Un anno dopo. Era il 14 aprile del 2012 quando sul campo dell’Adriatico di Pescara Piermario Morosini crollava a terra, tra la disperazione dei compagni.

Era bergamasco, aveva 26 anni e tutta la vita davanti, se non fosse stato per quel cuore malato che lo ha tradito all’improvviso, in un pomeriggio di una domenica come tante, in quello stadio che da ieri ha un settore ospiti dedicato proprio a lui.

Forse per aver sofferto troppo, quel giovane cuore non ce l’ha fatta. La sua vita non era stata facile: era rimasto orfano in giovane età, perdendo a 15 anni la madre Camilla e due anni dopo il padre Aldo. Nel 2004 suo fratello disabile decide di togliersi la vita e Morosini rimane solo con una sorella anche lei disabile.

Dal giorno della sua morte, avvenuta in diretta, sotto gli occhi di uno stadio sotto shock, restano soltanto molti dubbi e tanto dolore.

Proprio tra qualche giorno, venerdì 19 aprile, si terrà l’incidente probatorio disposto dal gip di Pescara Maria Michela Di Fine relativo all’inchiesta aperta sulla sua morte.

L’udienza ruoterà intorno alla relazione scritta dai periti nominati dal gip, nella quale è scritto con evidenza che fu una cardiomiopatia aritmogena a uccidere lo sfortunato calciatore del Livorno.

Ma se tutti i medici accorsi avessero usato il defibrillatore, Morosini avrebbe avuto più chance di salvarsi. È questa la conclusione alla quale sono arrivati anche i periti del giudice, esattamente la stessa alla quale arrivò il medico legale Cristian D’Ovidio che effettuò l’autopsia.

Polemiche, quel giorno di un anno fa, ci furono anche per quella macchina dei vigili urbani parcheggiata fuori lo stadio, che ostruì il passaggio dell’ambulanza ritardando i soccorsi. Un errore costato al vigile una pesante sospensione dal servizio.

Quest’anno trascorso, se non è riuscito ad alleviare il dolore per una inspiegabile scomparsa, è servito almeno ad aggiungere a un sistema di prevenzione e controllo un ulteriore passo avanti nella cultura della sicurezza.

Maurizio Casasco, presidente della Federazione medici sportivi, ha dichiarato: “Aspettiamo che venga applicata la direttiva Balduzzi per i defibrillatori su tutti i campi: mancano i decreti attuativi”.

LE INIZIATIVE DI OGGI

Alle 9 il vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, celebrerà la messa in duomo davanti alla squadra amaranto e società al completo.

Poi alle 11, nel corso di una cerimonia aperta a tutti i cittadini gli verrà intitolata la gradinata dello stadio ‘Armando Picchi’.

La cerimonia promossa dal Comune di Livorno e dal Livorno Calcio, si svolgerà proprio davanti all’ingresso del settore Gradinata in via dei Pensieri. A scoprire la targa, il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi con l’assessore allo Sport Maurizio Bettini.

Per il Livorno Calcio sarà presente tutta la squadra, con lo staff tecnico e la società.

“Credo sia corretto che questa decisione di intitolare a Morosini una parte dello stadio si materializzi – ha affermato il sindaco Cosimi – per ricordare con affetto un ragazzo che nel tempo breve che è stato qui a Livorno si è fatto amare da tutti. Anche la sua storia familiare ha contribuito a far sì che fosse amato e ben voluto”.

DUE BORSE DI STUDIO DELLA FIGC

Due borse di studio per onorare la memoria di Piermario Morosini sono state istituite dalla Federazione Italiana gioco calcio e saranno assegnate a giovani ricercatori per studi e lavori scientifici sul fenomeno della morte improvvisa nello sport.

Nei prossimi giorni, sul proprio sito internet, la Figc pubblicherà il Regolamento del bando di concorso per due borse di studio intitolate a Morosini per progetti di ricerca sulla prevenzione primaria e secondaria della morte improvvisa nell’attività sportiva.

Secondo gli obiettivi indicati dalla Figc attraverso la propria Commissione scientifica, con la prevenzione primaria si punta a individuare le malattie a rischio che possono provocare la morte improvvisa; con la prevenzione secondaria verranno invece finanziati progetti per l’assistenza sui campi di gioco.