L’AQUILA – La Hifu, tecnica innovativa sviluppata dall’Università dell’Aquila all’ospedale San Salvatore per il trattamento dei tumori con ultrasuoni focalizzati, raccoglie nuovi successi nella cura di malattie dell’encefalo e, in particolare, del morbo di Parkinson.

Dei nuovi risultati ottenuti su una decina di casi trattati da un numeroso gruppo di ricerca di Zurigo si è parlato nel 27° congresso nazionale di Neuroradiologia che si è svolto nel capoluogo abruzzese dal 19 al 21 settembre, alla presenza di oltre 500 medici italiani e stranieri.  
 
‘’Con la tecnica Hifu durante la risonanza magnetica si vanno a bruciare i centri del dolore del cervello, cioè i nuclei posteriori del talamo, per bloccare i movimenti involontari del Parkinson, senza intervento chirurgico e usando un casco particolare’’, spiega ad AbruzzoWeb il professor Massimo Gallucci, ordinario di Neuroradiologia dell’Università dell’Aquila e direttore della stessa unità operativa complessa presso l’ospedale San Salvatore.
 
Il casco ha un costo di 3 milioni di euro e, per il momento, in Europa è in dotazione solo a Zurigo.
 
‘’Ce ne sono altri due nel mondo, uno in Virginia, negli Usa, e un altro in Corea – prosegue il professore – Sono centri di applicazione sperimentale, per ora, sul morbo di Parkinson e sul dolore cronico generalizzato, casi nei quali anche la terapia del dolore fallisce. Sono tecniche incoraggianti che rendono possibile un intervento senza l’apertura del cranio, ma restano ancora sperimentali’’.
 
L’Hifu, chiamata anche MRgFUS, si appresta ad aprire nuove frontiere nella cura dell’Alzheimer e fa del San Salvatore un polo d’attrazione per la medicina internazionale.
 
Ottimi i risultati ottenuti dall’équipe guidata dal professor Giulio Mascaretti, responsabile della locale Fivet, nella cura dell’infertilità, dei fibromi e dell’adenomiosi, patologia caratterizzata dalle presenza di tessuto endometriale nella parete dell’utero.
 
La tecnica, utilizzata solo in altri due centri italiani, il Niguarda di Milano e il Policlinico Umberto I di Roma, viene impiegata da tempo presso l’unità operativa di Radiologia, diretta dal professor Carlo Masciocchi  per combattere i tumori dell’osso. Marianna Galeota