L’AQUILA – Guerra aperta all’interno dell’Unione di centro abruzzese, scatenata da una nuova fuga in avanti di una fazione di un partito spaccato come non mai.

La Vela è divisa in due: da un lato la fronda degli iscritti della prima ora, come il capogruppo in Consiglio regionale Antonio Menna, dall’altro la ‘nouvelle vague’ incarnata dal vice presidente vicario del Consiglio regionale e consigliere comunale aquilano di opposizione Giorgio De Matteis, che ha l’appoggio del commissario regionale del partito, Armando Dionisi.

De Matteis da un po’ si firma come “vice commissario vicario” Udc, nomina mai annunciata o presentata alla stampa e all’opinione pubblico ma comparsa all’improvviso.

Ma dai centristi negli anni scorsi era uscito per approdare nel Movimento per le autonomie dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, oggi dissolto, ma del quale è stato a lungo numero 2 in campo nazionale e del quale mantiene vivo il gruppo consiliare all’Emiciclo mentre in Consiglio comunale all’Aquila la sua squadra perde qualche pezzo.

L’ultima puntata della guerra tra blocchi, che ha rinfocolato focolai che covavano sotto la cenere, è stata rappresentata dal comunicato dello scorso sabato nel quale Dionisi e De Matteis annunciano una prossima “assemblea regionale di iscritti, amministratori e simpatizzanti per analizzare approfonditamente le difficoltà e le possibili soluzioni da attuare rispetto ai prossimi appuntamenti elettorali regionali”.

E proprio in vista delle Regionali, mancano appena 5 mesi, la spaccatura assume una connotazione pericolosa per i destini del partito, già in precipitoso calo di consenso negli ultimi appuntamenti a causa sia delle frizioni sia di scelte che si sono rivelate sbagliate alla prova del voto.

Come se non bastasse, c’è guerra anche per conquistare delegati in vista del congresso nazionale che si terrà tra una settimana, a partire dai prossimi 14 e 15 dicembre a Roma: la guerra abruzzese, infatti, è una riproposizione dello stallo che attanaglia i centristi anche in Italia.

Nell’ambito congressuale si prevede che sarà consumato lo strappo definitivo ai vertici e si scatenerà una guerra per il controllo del partito tra Pier Ferdinando Casini, leader nazionale degli ultimi anni, che tra le altre scelte ha voluto e avallato quelle di Dionisi e De Matteis, e Lorenzo Cesa, segretario nazionale, che invece aveva nutrito alcuni dubbi.

Il congresso nazionale sarà un punto di svolta per capire con quali orientamenti la Vela riorganizzerà il proprio organigramma in Abruzzo e, soprattutto, con quale dei due poli affronterà la campagna elettorale in vista del voto abruzzese: di qui l’attivismo di Gdm, la cui ricandidatura al terzo mandato dipende dalle dimostrazioni di forza che saprà dare in questa fase delicata.

Dionisi è stato nominato come commissario oltre 2 anni fa, nel settembre 2011. È stato lui a guidare tutte le scelte da allora, attirandosi anche molte critiche in special modo per quanto accaduto nelle ultime elezioni politiche, che per l’Udc sono state un vero e proprio flop.

A esasperare le posizioni e acuire le spaccature, riducendo il consenso fino al 2%, è stata la mossa di inserire ai vertici delle liste bloccate due esponenti che erano stati a lungo fuori dal partito: lo stesso De Matteis, schierato come capolista “virtuale” alla Camera (numero 2 dopo Paola Binetti, che era capolista in più collegi regionali), e Nicoletta Verì, consigliere regionale che fin dall’elezione all’Emiciclo nel 2008 aveva militato con il Popolo della libertà.

De Matteis è anche un fedelissimo del governatore uscente di centrodestra, Gianni Chiodi, sostenendo il quale si è conquistato la poltrona di vice presidente vicario dell’assemblea, e che vuole continuare ad appoggiare anche per il futuro. Anche se, visti gli scenari incerti, oggi interpellato su una sua nuova candidatura gioca un po’ a nascondersi: “Non posso dire niente ma ci saranno sorprese”, afferma sibillino ad AbruzzoWeb.

Dall’altra parte c’è il capogruppo in Consiglio regionale Menna, uno dei due consiglieri nazionali abruzzesi Udc assieme a Domenico Di Renzo, che ha più volte ipotizzato una coalizione con il centrosinistra che, verosimilmente, schiererà l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, anch’egli, tra l’altro, di estrazione democristiana.

Un’alleanza, quest’ultima, a cui guarda con interesse anche l’ex parlamentare Rodolfo De Laurentiis, nemesi storica di De Matteis che ha ribattezzato “mister 1%” in riferimento alle ultime Politiche, beccandosi in replica l’epiteto di “topolino”, consigliere d’amministrazione Rai di recente uscito allo scoperto con una nuova formazione, l’associazione culturale Abruzzo Moderno, di cui è presidente la ex leader dei Giovani di Confindustria L’Aquila, Alessandra Rossi. De Laurentiis è una delle uscite illustri dalla Vela dovute proprio alle divisioni interne.

Questa netta differenza di vedute tra chi vorrebbe stare con il centrodestra e chi invece con il centrosinistra ha fin qui impedito a Gdm, che vota con la maggioranza, di trasferirsi nel gruppo consiliare dell’Udc, alla corte dell’avversario Menna che ha sempre detto “siamo all’opposizione e chi non si adegua è fuori”, lasciando in vita il monogruppo di un partito defunto, l’Mpa.

Non solo, l’imposizione da parte di Dionisi e con l’avallo di Casini delle candidature De Matteis-Verì ha avuto l’effetto collaterale di sgretolare il partito, che in campagna elettorale non si è schierato compatto e anzi, ha ‘giocato a perdere’ apertamente, con la nascita di una fronda guidata da due pezzi da 90 delusi che ambivano alla candidatura: oltre allo stesso Menna anche il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che si era perfino dimesso dalla carica.

La battaglia per il congresso avviene senza esclusione di colpi. Molti, tra gli oppositori, hanno malignato per esempio che la visita di qualche settimana fa del sottosegretario all’Università Gian Luca Galletti al polo farmaceutico dell’Aquila, evento in cui Gdm ha campeggiato in bella mostra, sia stata anche una manovra per rimpinguare il novero dei delegati a lui fedeli tra i quali, a oggi, figura di sicuro solo il coordinatore provinciale, Morena Pasqualone.

E GDM IN COMUNE PERDE PEZZI, MA LUI NEGA

La guerra che De Matteis sta combattendo ha ripercussioni anche nel Consiglio comunale aquilano in cui l’ex candidato sindaco sconfitto al ballottaggio da Massimo Cialente è stato mollato da un paio di pedine importanti della sua coalizione trasversale, nonostante continui a negarlo.

Lo scorso anno con il progetto L’Aquila città aperta (Lca) De Matteis ha provato a sfidare il centrosinistra anche senza avere l’appoggio del Pdl, alla testa di sette liste: tre politiche (Udc, Mpa, Udeur), tre civiche (Prospettiva 2022, legata a La Destra, Tutti per L’Aquila di ‘reduci’ del Pdl e I Castelli dei piccoli centri) e una mista politica-civica (Verdi-L’Aquila città unita).

Oggi, da 4 componenti che c’erano in origine, il gruppo consiliare Lca (oltre allo stesso De Matteis) conta solo un altro consigliere, il capogruppo Emanuele Imprudente. Quest’ultimo, tra l’altro, potrebbe essere lanciato nell’agone per un posto di consigliere regionale qualora Gdm facesse il clamoroso passo indietro.

C’è stato uno svuotamento graduale dello schieramento, causato dalla fuoriuscita estiva del vice presidente del Consiglio comunale Roberto Tinari, eletto con Mpa ma emigrato nel Pdl prima e in Forza Italia poi insieme a Guido Liris, e di Vito Colonna, passato tra le file di Prospettiva 2022 con Luigi D’Eramo.

De Matteis, però, in un’intervista dello scorso 6 novembre ai microfoni di AbruzzoWeb nega ostinatamente qualsiasi tipo di smarcamento da parte dei suoi alleati, beccando anche il forzista Liris.

“Tinari non è uscito e non ha ufficializzato e nemmeno Colonna – sbotta – Oltre a loro, dentro L’Aquila città aperta ci siamo io, Imprudente, Daniele Ferella e Raffaele Daniele. L’annuncio di Liris è uno dei famosi annunci sola. Alle chiacchiere poi devono seguire i fatti”.

Il vice presidente, tuttavia, confonde il gruppo consiliare con la formazione politica e, soprattutto, nega l’evidenza visto che il decreto di ricostituzione dei gruppi consiliari della presidenza del Consiglio già da settembre formalizzava l’addio di Tinari e Colonna verso gruppi nel primo caso sicuramente smarcati da Gdm (il Pdl e poi Fi) mentre gli storaciani di D’Eramo non saranno sempre allineati ai suoi dettami una volta conclusa l’alleanza elettorale.

Per di più, pur sostenendo l’opposizione guidata da Gdm, i consiglieri Daniele (Udc) e Ferella (Tutti per L’Aquila) non hanno mai rinunciato ai loro monogruppi per aderire a quello complessivo Lca.

In risposta a Liris, De Matteis rimarca il brusco calo del Pdl alle scorse elezioni comunali rispetto al dato delle successive politiche, puntualizzando che “all’Aquila si è attestato al 7%, a fronte del 26% delle Politiche. Addirittura l’Mpa ha preso il 12. Qualcuno si chieda come mai! – prosegue – Alle Politiche la campagna elettorale l’ha fatta Berlusconi e una cosa è Berlusconi e una cosa sono gli altri”.