L’AQUILA – È ancora in balia delle onde l’Unione di centro in Abruzzo, partito precipitato sotto il 2% alle ultime elezioni politiche: non trova pace e coesione tra le varie anime nonostante la nomina, da parte del segretario nazionale, Lorenzo Cesa, del nuovo commissario regionale, Nedo Poli, in vista dei prossimi importanti appuntamenti elettorali, soprattutto il rinnovo del Consiglio regionale.
Poli è subentrato nelle scorse settimane al precedente commissario, Armando Dionisi, spedito in Sardegna, dove pure si vota per le Regionali, che era arrivato a settembre 2011. L’avvento dell’ex parlamentare ha fatto decadere gli altri organi, tra cui il vice coordinatore, l’aquilano Giorgio De Matteis, nominato dallo stesso Dionisi nelle ultime settimane del 2013 senza annunci pubblici.
Un cambio della guardia che ha mandato su tutte le furie De Matteis, che ha attaccato Cesa e Poli: il partito, in tutta risposta, lo ha invitato a Roma insieme ad altri esponenti di spicco abruzzesi per varare un coordinamento regionale a sette, del quale a loro volta coordinatori sono lo stesso Gdm e il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio.
All’esponente politico aquilano, sfidante di Massimo Cialente alle elezioni comunali del maggio 2012, non è andata giù neppure la nomina dell’ex consigliere comunale dell’Udc Piero Di Piero come commissario aquilano della Vela.
De Matteis è esponente in aula a Villa Gioia del movimento L’Aquila città aperta, in seno al quale c’è anche l’Udc, e vice presidente vicario del Consiglio regionale, anche se a palazzo dell’Emiciclo figura ancora con il Movimento per le autonomie (Mpa) dell’ex presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo: inoltre, nell’assemblea regionale fa parte della maggioranza mentre l’Udc, con il capogruppo, Antonio Menna, rientra tra le opposizioni.
Le figure di Gdm e dell’altro consigliere regionale, prima del Pdl ora al gruppo misto, Nicoletta Verì hanno costituito un elemento di divisione e di polemiche per via della loro candidatura rispettivamente alla Camera e al Senato alle ultime politiche in posizione eleggibile se non ci fosse stato il flop alle urne.
Assieme ad altri esponenti, Gdm ha disertato nei giorni scorsi il primo incontro del nuovo corso organizzato da Poli, un vertice molto partecipato a Pescara, bollandolo in seguito come “una riunione tra amici, al bar”, con toni di forte polemica anche contro il segretario nazionale Cesa.
De Matteis ha anche invitato a “chiedere a Cesa perché non è andato, anche lui doveva andare. Qualcuno dovrebbe chiedersi poi perché non mancassero quattro segretari provinciali su quattro”.
Un’altra testimonianza di come i rapporti con il segretario nazionale siano variabili, spesso sono stati burrascosi, anche perché la scelta per le Politiche, non premiata dai numeri, era stata piuttosto del leader nazionale, Pier Ferdinando Casini.
“Chi pensa di utilizzare un partito per se stesso o per i propri deliri personali deve poi scontrarsi con quella che è la realtà delle cose e di chi quotidianamente lavora all’interno di quel partito”, ha concluso.
Dichiarazioni di fuoco, rilasciate in video a margine di una conferenza stampa, che, però, per lui hanno paradossalmente avuto l’effetto di un trampolino. Pochi giorni dopo, infatti, è stata varata la nascita del coordinamento regionale a 7, però bicefalo, perché oltre a De Matteis c’è anche Di Giuseppantonio.
Per le prossime Regionali di maggio non tira aria migliore, visto appunto che il partito comprende due anime, una che tira a destra e a sostenere la conferma di Gianni Chiodi, l’altra che dialogherebbe volentieri con un candidato governatore del centrosinistra, meglio ancora se un ex democristiano come Luciano D’Alfonso.
Il partito rischia di frazionarsi ancora, e se ci saranno scissioni o fuoriuscite, come quella degli anni scorsi del consigliere d’amministrazione Rai Rodolfo De Laurentiis, che della Vela fu candidato governatore nel 2008, perdendo proprio contro Chiodi, i voti dello scudo crociato potrebbero calare ancora.
Particolarmente frastagliata è la situazione dell’Aquila dove, per cercare di dirimere le fratture e le guerre interne, da quanto appreso da AbruzzoWeb l’ex consigliere comunale Di Piero è stato nominato come nuovo commissario comunale.
Si tratta di una mossa con ripercussioni tutte da valutare, perché è noto che Di Piero non è in buoni rapporti con De Matteis.
Né sono particolarmente felici i rapporti tra Di Piero e la coordinatrice provinciale, Morena Pasqualone, legata alla frangia di De Matteis, quindi la mossa va interpretata come un segno di rottura del fronte da parte del nuovo vertice regionale.
D’altronde, non è sfuggita un’assenza importante, quella del consigliere Raffaele Daniele, l’unico che rappresenta l’Udc nel Comune capoluogo, nell’ultima conferenza stampa di Gdm, quando ha minacciato (salvo poi ritrattare) le dimissioni firmate in blocco dei consiglieri di minoranza qualora Cialente avesse ritirato le sue, presentate dopo la buriana giudiziaria e mediatica che ha travolto il Comune.
Accanto a De Matteis, infatti, c’era la sua pattuglia di fedelissimi tradizionali: il consigliere comunale di Lca (ex Mpa) Emanuele Imprudente, e l’ex assessore di centrodestra Corrado Ruggeri, oltre ai consiglieri Daniele Ferella (Tutti per L’Aquila) e Vito Colonna (Prospettiva 2022).
Non c’era, invece, Daniele, che pure teoricamente fa parte dello stesso partito, ma in una fazione del tutto diversa. Anzi, sempre secondo quanto si è appreso, i due nei mesi scorsi hanno litigato furiosamente, rompendo i rapporti.
E non ha contribuito a rasserenare il clima lo spiffero, circolato negli ambienti politici cittadini, di una possibile investitura di Daniele, presidente della commissione di Controllo e garanzia, come candidato sindaco qualora Cialente avesse schiacciato sull’acceleratore confermando le sue.
Il consigliere regionale aquilano è andato su tutte le furie: da quanto si è appreso, ha promosso una mozione di sfiducia per far cadere Daniele dalla presidenza, che spetta all’opposizione. E se non fosse stato per il blocco di centrodestra, i due forzisti Guido Liris e Roberto Tinari e il consigliere del gruppo misto Alessandro Piccinini, che non gli sono andati dietro, la “congiura” sarebbe riuscita.
Adesso tirare le fila spetterà a Di Piero, in attesa del congresso che, tra un commissario regionale e l’altro, ormai in questo partito non si celebra da anni.
Ulteriore elemento di singolarità della nuova nomina del commissario comunale aquilano, il fatto che Di Piero sia uscito dal Consiglio comunale aquilano dopo un ricorso giudiziario.
All’indomani delle elezioni amministrative, il primo dei non eletti nella lista Udc, il già citato Piccinini, ha contestato a Di Piero, che è architetto, l’incompatibilità tra il suo ruolo politico e quello di professionista privato impegnato nella ricostruzione, come stabilito dalla legge Barca.
Al termine di una lunga querelle, Di Piero è decaduto come consigliere ed è stato costretto a lasciare l’aula dopo il voto contro di lui espresso dalla maggioranza dei consiglieri.
A quel punto si è rivolto in tribunale per dichiarare l’incostituzionalità della legge che porta il nome dell’ex ministro per la Coesione territoriale e l’illegittimità della deliberazioni assunte dal Comune. Ma i giudici hanno ritenuto infondato il ricorso di Di Piero, che è stato pure condannato a pagare 6 mila euro di spese processuali in favore di Piccinini e dell’ente comunale, che si erano costituiti in giudizio.
Ironia della sorte, Piccinini, che ha una storia di centrodestra come ex capogruppo di Alleanza nazionale, non ha aderito al gruppo della sua lista d’elezione ma al gruppo misto, lasciando Daniele alla guida di un monogruppo.
“Smentisco quanto riportato da AbruzzoWeb sulla nomina di un nuovo commissario cittadino a L’Aquila e annuncio che, la prossima settimana, si svolgerà un incontro con il Comitato provinciale e dirigenti locali del partito”.
È quanto afferma, in una nota, il commissario regionale dell’Udc in Abruzzo, Nedo Lorenzo Poli.
Nel corso del meeting gli esponenti Udc affronteranno, fra gli altri, il tema della ricostruzione dell’Aquila.
“Siamo convinti, infatti, che è impossibile parlare del futuro degli aquilani, se non partiamo dalla ricostruzione – conclude – Ecco perché vogliamo concentrare l’attenzione su una questione che è fondamentale per tracciare il futuro della città”.






