PESCARA – Sono oltre duemila i profughi ucraini accolti in Abruzzo dall’inizio della guerra.

Gli ultimi dati disponibili, in particolare, parlano di 2.067 persone, secondo i numeri forniti dall’Agenzia nazionale di Protezione civile aggiornati al 20 marzo: 987 sono ospitati in provincia di Pescara, 579 in provincia dell’Aquila, 346 in quella di Chieti e 155 in quella di Teramo.

Sul fronte sanitario, sarebbero 44 gli ucraini risultati positivi al Covid, 179 quelli che hanno accettato di vaccinarsi contro il virus.

Un tema che nelle ultime ore ha sollevato forte preoccupazione per “il possibile sviluppo di nuove varianti”, anche in considerazione di una nuova impennata dei contagi, nelle ultime settimane, a causa della diffusione di Omicron 1 e 2, altamente trasmissibili.

A tal proposito, nel corso della riunione della Commissione Ambiente a Pescara, presieduta da Ivo Petrelli, è stato sottolineato: “La guerra contro il Covid-19 è tutt’altro che finita, men che meno è stata vinta: i casi di Omicron 1 e 2 sono in netto aumento, con una incidenza e una diffusione molto alte su Pescara, in quanto varianti molto contagiose, anche se sono meno patogene, ovvero danno una sintomatologia meno grave, ma solo in coloro che hanno assunto tre dosi di vaccino, mentre per i non vaccinati e i fragili resta il rischio di mortalità”.

Alla riunione ha preso parte anche il professor Paolo Fazii, responsabile del Dipartimento di Microbiologia dell’Ospedale civile di Pescara, costretto in day hospital al ‘Santo Spirito’ essendo lui stesso “Covid-positivo”.

Secondo le previsioni, “il virus continuerà a circolare in maniera pandemica ancora per un anno e mezzo e solo dopo, con l’arrivo di ulteriori varianti, potremo dire che diventerà endemico”, è stato spiegato.

E quindi, è stato evidenziato nel corso della riunione, “per ora persistono i pericoli, derivanti anche dall’arrivo dei profughi dall’Ucraina, dove solo il 30 per cento della popolazione era vaccinato in quanto convinti no-vax. Ovviamente non possiamo costringerli in tal senso, ma sarà sicuramente utile portare avanti una campagna di informazione e di sensibilizzazione per far loro comprendere i rischi cui si espongono rifiutando il vaccino”.

“Oggi – ha ribadito Fazii – resta da affrontare il nodo dei profughi provenienti dall’Ucraina che sono solo in minima parte vaccinati e che di certo non possiamo costringere alla vaccinazione. La politica deve però portare avanti una campagna di sensibilizzazione nei loro confronti”.