PESCARA – Sedici anni di reclusione è stata la richiesta del pubblico ministero Valentina D’Agostino per Giulio Cesare Morrone, che nel marzo del 1990 avrebbe ucciso in casa, a Santa Teresa di Spoltore (Pescara), al culmine dell’ennesima lite, la moglie Teresa Bottega.
Il corpo della donna, all’epoca dei fatti 35enne, fu gettato poi in un canale in provincia di Ferrara. Il suo ‘caso’ venne archiviato nel 1990 come una scomparsa volontaria.
Il marito, oggi 58 enne, 22 anni dopo ha confessato le sue responsabilità. La svolta a fine 2012 è arrivata grazie al senso civico di un testimone indiretto che era venuto a sapere l’accaduto da un sacerdote di Pescara che aveva a sua volta ricevuto la confidenza (e non la confessione), come padre spirituale di Morrone anni prima.
La richiesta del pm è stata avanzata oggi durante l’udienza per rito abbreviato, davanti al gup del Tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea.
In aula erano presenti Morrone, accusato di omicidio volontario, e le due sorelle e il fratello della vittima. La sentenza dovrebbe essere prevista nel pomeriggio.
Il corpo di Teresa Bottega non è stato mai trovato.





