Due storie abruzzesi, a qualche anno di distanza l’una dall’altra, raccontano meglio di qualsiasi statistica come funzionano le truffe online. E soprattutto cosa succede dopo, quando si prova a riavere i propri soldi.
La prima arriva da Montesilvano, dove i carabinieri hanno smantellato una banda specializzata in false vendite online, automobili, stufe a pellet e motori marini mai posseduti, con almeno 120 casi accertati in tutta Italia e cinque misure cautelari, tre persone in carcere e due sottoposte a obblighi. Il copione era collaudato. Annunci credibili, documenti reperiti in rete per rassicurare l’acquirente, e la richiesta di pagare con ricariche di carte prepagate agli sportelli delle Poste. Denaro che, una volta versato, finiva su carte intestate a persone inesistenti o del tutto ignare.
La seconda è la vicenda di una correntista aquilana, cliente della stessa banca da 30 anni, convinta da un SMS comparso nel thread ufficiale dell’istituto e da un falso operatore al telefono a effettuare tre ricariche per quasi 3.000 euro, finiti in Lituania. Dopo la denuncia alla Polizia Postale e un reclamo respinto, l’Arbitro Bancario Finanziario, l’organismo per le controversie bancarie che opera presso la Banca d’Italia, le ha dato ragione. La banca, secondo la pronuncia, non aveva garantito la sicurezza del canale di comunicazione in cui i truffatori si erano inseriti.
Il filo che unisce le due vicende è il metodo di pagamento. Ricariche di prepagate e bonifici sono denaro che viaggia in una direzione sola. La normativa sui servizi di pagamento stabilisce che un ordine di bonifico, una volta ricevuto dalla banca, non può più essere revocato, e la ricarica di una carta altrui equivale a contante consegnato a distanza. Chi paga così un venditore sconosciuto affida tutto alla buona fede della controparte.
Altri strumenti sono invece costruiti per poter tornare indietro. È il caso dei circuiti delle carte e dei portafogli digitali come PayPal, dove esistono procedure di contestazione e rimborso con regole e scadenze precise. Conoscerle prima di pagare serve più di qualsiasi rimedio cercato dopo.
Come si annulla un pagamento e come si chiede un rimborso
Su PayPal un pagamento completato non si può annullare. Si possono annullare solo i pagamenti in sospeso, quelli che il destinatario non ha ancora riscosso, che in ogni caso decadono da soli dopo 30 giorni con riaccredito sul metodo di partenza.
Per tutto il resto c’è la contestazione. Se l’oggetto acquistato non arriva, o è molto diverso da come era descritto, si apre una contestazione dal Centro risoluzioni entro 180 giorni dal pagamento. Da lì ci sono 20 giorni per trovare un accordo con il venditore, altrimenti la contestazione si può trasformare in reclamo e a decidere è PayPal, in genere entro 14 giorni, con le pratiche più complesse che superano i 30. Il riaccredito arriva in pochi giorni lavorativi sul conto e richiede fino a 30 giorni sulle carte.
Chi ha pagato con carta, anche attraverso PayPal, ha un’alternativa, il chargeback. Le FAQ della Banca d’Italia lo descrivono come una tutela aggiuntiva fondata sugli accordi dei circuiti, che permette di chiedere il rimborso anche di un pagamento eseguito correttamente, di norma entro 120 giorni dall’addebito. Per le operazioni non autorizzate, quelle eseguite dai truffatori all’insaputa del titolare, la legge è ancora più stringente. La banca deve rimborsare entro la giornata operativa successiva alla segnalazione, a meno che provi il dolo o la colpa grave del cliente, e la contestazione può essere presentata fino a 13 mesi dopo l’addebito.
Proprio sulla colpa grave si gioca la partita più attuale. Con una decisione del maggio 2026 il Collegio di coordinamento dell’ABF ha chiarito che dettare al telefono i codici OTP a un sedicente operatore, seguendo procedure anomale, costituisce colpa grave e fa perdere il diritto al rimborso. Quando però il messaggio trappola compare nel thread ufficiale della banca, come accaduto alla risparmiatrice aquilana, l’orientamento dei collegi è che la colpa grave del cliente in genere non ci sia. La differenza tra i due scenari vale, letteralmente, tutti i soldi sottratti.
PayPal è sicuro? Cosa copre e cosa no
La Protezione acquisti di PayPal rimborsa prezzo e spese di spedizione per gli oggetti non ricevuti o molto difformi dalla descrizione, ma ha esclusioni che conviene conoscere. Non copre i pagamenti inviati con la funzione amici e familiari, i buoni regalo e le carte prepagate, i veicoli, gli immobili e altre categorie elencate nelle condizioni. È il motivo per cui i truffatori chiedono quasi sempre di pagare proprio in quei modi, un bonifico, una ricarica, un invio tra amici.
La dimensione del fenomeno è nazionale. Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 51.560 casi, dei quali 27.085 legati al cybercrime economico-finanziario, con 293 arresti e 7.590 denunciati, mentre il solo Commissariato di PS online ha raccolto più di 94.000 segnalazioni. Nel 2024, secondo i dati ufficiali, il danno economico aveva superato i 232 milioni di euro.
La stessa logica, uno strumento con tutele più una controparte verificabile, vale in ogni angolo della spesa digitale, dal biglietto di un concerto all’intrattenimento online regolamentato. Nel gioco a distanza il perimetro legale è quello dei concessionari ADM, dove l’apertura di un conto richiede un documento d’identità oppure, con le regole in vigore da novembre 2025, l’identità digitale SPID o CIE. Portali specializzati come imiglioricasinoonline.net censiscono ad esempio gli operatori autorizzati che accettano PayPal, apprezzato proprio perché aggiunge un livello di verifica sull’identità del titolare del conto.
Restano i quattro controlli che salvano più denaro di qualsiasi antivirus. Verificare chi è davvero la controparte, un venditore rintracciabile, un’azienda con una partita IVA, un operatore autorizzato. Preferire strumenti di pagamento che prevedono contestazioni e rimborsi. Diffidare di chi, per una compravendita, chiede bonifici, ricariche di prepagate o invii tra amici. E davanti a un SMS o a una telefonata che sembra della propria banca, riagganciare e richiamare il numero ufficiale. Come insegnano i casi abruzzesi, la differenza tra riavere i propri soldi e perderli si decide quasi sempre prima di pagare, nel momento in cui si sceglie come farlo.





