L’AQUILA – “Alcuni, soprattutto nel mondo dei media, mettendo tranquillamente da parte il codice etico, si scagliano con gioia libidinosa su tutto quello che può offuscare il volto della Chiesa e dei cristiani”.

Lo ha scritto l’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, sull’ultimo numero del periodico dell’arcidiocesi Vola.

Il riferimento sembra essere rivolto all’attenzione che i mezzi di comunicazione hanno riservato all’inchiesta denominata “Attenti a quei due” in cui sono accusati di tentativo di truffa, millantato credito ed estorsione Gianfranco Cavaliere, medico aquilano di 32 anni, e Fabrizio Traversi, 62enne romano dipendente della presidenza del Consiglio dei ministri, cui viene contestato anche il peculato: secondo i pm aquilani, avrebbero tentato di distrarre una parte dei fondi per il sociale nei comuni del “cratere” stanziati nel decreto Abruzzo attraverso un sistema di onlus, associazioni e fondazioni, ingannando, tra le altre cose, rappresentanti istituzionali e sindaci.

“A costoro – dice ancora l’arcivescovo – l’operato della chiesa, la buona notizia che Cristo, figlio di Dio, è venuto nel mondo ed è nostro salvatore non interessa nulla. Interessa mettere nella massima evidenza le eventuali ombre della Chiesa, vere o presunte”.

“Le nostre debolezze ci pesano – ammette comunque Molinari – e ne chiediamo perdono a Dio e ai fratelli”.

LA NOTA INTEGRALE DELL’ARCIDIOCESI

È con una riflessione sull’ultimo film di Ermanno Olmi che l’arcivescovo apre il suo intervento sul numero di Vola in distribuzione in questi giorni.

Un film controverso e ambiguo che presenta un’idea di bene svincolata dalla fede e riduce il cristianesimo a una semplice religione sociale.

Quello che ne viene fuori è una situazione preoccupante che dimentica la centralità di Cristo e la missione della Chiesa, che, seppur a volte peccatrice, è l’unica depositaria di questo messaggio di salvezza universale.

L’esempio del film mostra la tendenza ormai dilagante di dimenticare la ricchezza del messaggio cristiano e dell’adagiarsi sul racconto di ciò che può mettere in crisi la Chiesa e svalutare il suo operato.

Questa tendenza è ormai una prassi di alcuni soprattutto nel mondo dei media che, mettendo tranquillamente da parte il codice etico, “si scagliano con gioia libidinosa – scrive l’arcivescovo – su tutto quello che può offuscare il volto della Chiesa e dei cristiani”.

A costoro l’operato della chiesa, la buona notizia che “Cristo, figlio di Dio, è venuto nel mondo ed è nostro salvatore non interessa nulla. Interessa mettere nella massima evidenza le eventuali ombre della Chiesa, vere o presunte”.

Facilmente si ergono a“difensori della giustizia e dei deboli”, mentre si appiattiscono “sulle piccole povere storie della debolezza umana, censurando gli orizzonti di speranza che il cristianesimo ha aperto agli uomini”.

“Le nostre debolezze ci pesano e ne chiediamo perdono a Dio e ai fratelli – afferma l’arcivescovo – ma è così triste la sorte di chi, con la scusa delle nostre debolezze, si rifiuta di accogliere Cristo e la sua salvezza”.