L’AQUILA – Monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare dell’Aquila, sceglie di non parlare dopo le richieste di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sui cosiddetti “fondi Giovanardi”, che ha portato a sventare un tentativo di truffa su circa 9 di 12 milioni di euro di fondi destinati al settore sociale dal dipartimento della Famiglia del sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio.

Il vescovo ausiliare, tramite il suo segretario, fa sapere di non voler commentare la richiesta di rinvio a giudizio del sostituto procuratore Antonietta Picardi, ma di voler rilasciare dichiarazioni solo quando tutta questa storia sarà terminata.

Intanto a parlare è il suo avvocato, Claudio Ferrazza, che ai microfoni del tg regionale si è detto fiducioso di poter chiarire la posizione del suo assistito già in sede di udienza preliminare, quindi prima di arrivare al processo.

Venuto meno il capo d’imputazione di aver fornito false informazioni al pubblico ministero, l’ipotesi di reato per il vescovo è la rivelazione di segreti d’ufficio.

A D’Ercole viene contestato di aver divulgato all’indagato Fabrizio Traversi, considerato il fulcro della vicenda, l’esistenza dell’inchiesta, peraltro coperta da segreto istruttorio nell’ambito della quale il presule era stato ascoltato quale persona informata dei fatti.

L’avvocato, ai microfoni del tg di Raitre, spiega che nell’incontro con Traversi, il vescovo “non  rivelò nulla di quanto appreso durante l’interrogatorio”.

L’accusa, secondo il legale, si baserebbe su un’errata interpretazione delle intercettazioni in cui, subito dopo l’incontro con D’Ercole, Traversi si sarebbe detto preoccupato. Ma, ribatte l’avvocato al tg, aveva motivo di esserlo al di là del confronto con il vescovo.

Gli altri indagati sono Gianfranco Cavaliere, 36, medico aquilano; Silvano Cappelli 41, sindaco del Comune di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila); Nicola Ferrigni, 35, di Roma, sociologo, ricercatore Eurispes di Roma.