PESCARA – Presidio di protesta dei sindacati e dei dipendenti delle società di trasporto, stamani, davanti alla Regione Abruzzo, a Pescara, nell’ambito dello sciopero di quattro ore proclamato da Filt-Cgil e Ugl per protestare contro la politica regionale dei trasporti dopo la fusione di Arpa, Gtm e Sangritana e la nascita dell’azienda unica Tua.
Puntata anche in Procura per presentare un esposto contro l’operato del management della Gtm, accusati di presunta mala gestione.
L’adesione allo sciopero è arrivata a poco meno del 50 per cento, un successo per gli organizzatori, mentre i sindacati che non hanno aderito allo sciopero, ovvero Fit Cisl Uil Uilt Faisa-Cisal, parlano di fallimento, e di mancata strumentalizzazione. Visto che in base ai loro numeri le adesioni sono state inferiori al 30 per cento, numeri che ribattono con quelli diffusi da Arpa e relativi anche a Gtm e Sangritana.
A margine del presidio di protesta davanti alla Regione, i sindacati hanno incontrato una delegazione del Governo regionale. C’erano, tra gli altri, gli assessori Mario Mazzocca e Donato Di Matteo, il direttore generale dell’ente, Cristina Gerardis, e il direttore della Direzione trasporti Carla Mannetti.
“Abbiamo chiesto loro – spiega il segretario regionale della Filt-Cgil, Franco Rolandi – che i trasporti vengano gestiti direttamente da chi detiene la delega, cioè D’Alfonso, per fare in modo che tutto ciò che è stato dichiarato in campagna elettorale venga rispettato. Abbiamo anche spiegato che ci rimane difficile avere un rapporto normale e corretto con il sottosegretario alla presidenza della Giunta, Camillo D’Alessandro“.
L’ARPA: “ADESIONE AL 33,4% TRA NOI GTM E SANGRITANA”
In una nota l’Arpa ha comunicato i risultati delle adesioni dei lavoratori delle tre aziende regionali di trasporto pubblico allo sciopero che andranno a costituire la società unica del trasporto pubblico abruzzese Tua.
Su un totale di 887 lavoratori di Arpa, Gtm e Sangritana in servizio nelle fasce orarie interessate dallo sciopero, coloro che si sono astenuti dalla prestazione sono stati 297 pari al 33,4% degli addetti in servizio.
Nel dettaglio, in Arpa hanno scioperato in 163 su 496, pari 32,8%, in Gtm gli aderenti allo sciopero salgono al 55,7%, essendo stati 102 gli aderenti alla protesta su 183.
In Sangritana, infine, si è registrato il più basso indice di consensi per un numero di scioperanti pari a 32 su un totale di 208, che in percentuale dà il 15,3%.
“Date le caratteristiche dello sciopero limitato a fasce orarie che non interessavano gli utenti abituali del trasporto pubblico, studenti e lavoratori pendolari, si può dire che il disagio per la protesta dei sindacati Filt-Cgil e Ugl autoferrotranvieri è stato limitato”, commenta la nota.
ROLANDI (CGIL): “UN GRANDE SUCCESSO, PER NOI ADESIONI AL 50%”
Ma Rolandi parla di grande successo della mobilitazione. “Le adesioni allo sciopero, fanno sapere i sindacati, potrebbero arrivare a poco meno del 50 cento: dati ‘straordinari’ a Pescara, dove, secondo le organizzazioni, in Gtm si è sfiorata quota 90 per cento, numeri positivi anche ad Avezzano (L’Aquila), dove le stime parlano di un 70-80 per cento, e percentuali “alte” anche nel Teramano. Siamo andati ben oltre la rappresentanza delle nostre due sigle sindacali – commenta soddisfatto i dati sono straordinari e siamo convinti che dopo la risonanza dell’iniziativa odierna tanti altri lavoratori si avvicineranno e capiranno le nostre ragioni”.
Dati gonfiati, per i sindacati Fit Cisl, Uil Uilt e Faisa-Cisal, che in una nota sotengono che “se oltre il 70 per cento dei lavoratori non ha aderito allo sciopero indetto per la giornata di oggi da due sigle sindacali dimostra ampiamente che i lavoratori del settore hanno ben compreso quanto sia complicato lo scenario in cui si sta gestendo la riforma dei trasporti e la nascita della nuova società regionale”.
“Per questo – incalzano le tre sigle sindacali – non può permettersi ad alcuno di strumentalizzare o consentire che una riforma epocale subisca l’ostruzionismo di chi rappresenta interessi di alcuni gruppi di lavoratori che difendono alcune situazioni non più sostenibili. Questi, rappresentanti di interessi puntuali e non collettivi, non sono altro che soggetti alla ricerca di visibilità che non propongono alcuna soluzione per uscire dalle difficoltà e che addirittura sfuggono al confronto incitando le folle”.
Fit Cisl Uil Uilt Faisa-Cisal ribadiscono invece “la necessità di mantenere aperto il confronto per ricercare il percorso più idoneo a favorire la nascita della nuova società e offrire alla collettività un buon servizio di mobilità. Un confronto che ha già prodotto con il sottosegretario D’Alessandro e l’assessore Silvio Paolucci una diminuzione del taglio sul fondo regionale dei trasporti. Fatti quindi e non chiacchiere”.
“Ribadiamo convinti – concludono – che il percorso di costituzione dell’azienda unica e del riordino del trasporto regionale è l’unico strumento che può generare virtuose economie di scala ed aiutare a sopravvivere il complesso della mobilità abruzzese con una maggiore efficacia di azione e sostenibilità”.
Infine le segreterie provinciali pescaresi di Filt-Cgil, Ugl e Faisa-Cisal hanno presentato stamani in Procura, a Pescara, un esposto contro l’operato del management della Gtm.
La denuncia, annunciano, verrà inviata per conoscenza anche alla Corte dei Conti. Le organizzazioni avrebbero rilevato “una serie di provvedimenti, ad esempio in materia di gestione degli appalti e del personale” che, a loro dire, andrebbero “oltre l’illecito”.
“Di tutto questo – spiegano – era già stata informata la Regione Abruzzo, cui avevamo inviato una dettagliata relazione, ma a distanza di cinque mesi non si sono degnati di rispondere e, allora, siamo stati costretti a ricorrere al Tribunale e alla Corte dei Conti”.
GLI ALTRI SINDACATI: “CHI NON SCIOPERA HA CAPITO GLI SCENARI”
“Se oltre il 70% dei lavoratori non ha aderito allo sciopero indetto da due sigle sindacali vuol dire che i lavoratori del settore hanno ben compreso quanto sia complicato lo scenario in cui si sta gestendo la riforma dei trasporti e la nascita della nuova società regionale”.
Così, in una nota, i sindacati Fit-Cisl, Uilt-Uil e Faisa-Cisal a proposito dello sciopero di stamani indetto da Filt-Cgil e Ugl.
“Da padri di famiglia – sottolineano i sindacati – hanno compreso la complessità degli interventi da porre in essere per salvaguardare i 1.600 posti di lavoro del trasporto pubblico e sono consapevoli che gli occhi dell’opinione pubblica, alla luce delle tante difficoltà del mondo del lavoro, sono puntati su questo settore strategico per l’economia regionale”.
“Non si può permettere ad alcuno – aggiungono le tre sigle – di strumentalizzare o consentire che una riforma epocale subisca l’ostruzionismo di chi rappresenta interessi di alcuni gruppi di lavoratori che difendono alcune situazioni non più sostenibili. Non sono altro che soggetti alla ricerca di visibilità che non propongono alcuna soluzione per uscire dalle difficoltà e che addirittura sfuggono al confronto incitando le folle”.
Ribadendo la “necessità di mantenere aperto il confronto” con la Regione, i tre sindacati affermano che “il percorso di costituzione dell’azienda unica e del riordino del trasporto regionale è l’unico strumento che può generare virtuose economie di scala e aiutare a sopravvivere il complesso della mobilità abruzzese con una maggiore efficacia di azione e sostenibilità. Auspichiamo che le sigle che hanno promosso tali azioni rientrino nell’alveo naturale delle relazioni sindacali, abbandonando lo sterile percorso di protesta”, concludono.
D’ALESSANDRO: “LO SCIOPERO E’ FALLITO”
Sullo sciopero di oggi interviene il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale, Camillo D’Alessandro, delegato ai Trasporti: “Sciopero fallito, avanti con le riforme e con il dialogo”, taglia corto.
“Nutro profondo rispetto per la minoranza dei lavoratori che ha deciso di scioperare, 30 per cento nelle tre aziende pubbliche, sul totale dei lavoratori, personale viaggiante, personale addetto alla manutenzione ed amministrativo, mentre quasi nessuno ha scioperato nelle oltre 50 aziende private dove pure Cgil e Ugl hanno indetto lo sciopero – commenta – ma lo sciopero è fallito non solo sui numeri, ma anche sulle ragioni infondate assunte come scusa per lo sciopero: la maggioranza dei lavoratori ha deciso di non seguirli, perché sono i primi a sapere come stanno le cose”.
“Andiamo avanti con la serenità di aver salvato 1.600 posti di lavoro, nonostante esuberi e debiti ereditati dalla lunga storia delle non riforme che producono emergenze, che noi inequivocabilmente abbiamo risolto a partire dalla riduzione del taglio di 5-6 milioni di euro – prosegue – Andiamo avanti con la riforma e con il dialogo, l’unica via per salvare l’azienda unica, posti di lavoro e garantire il futuro del trasporto pubblico locale”.
“Mi dispiace per il segretario regionale della Filt-Cgil Rolandi: anche se non vuole parlare con me, io voglio continuare a parlare con tutti, nel rispetto di tutti. È la democrazia che stabilisce chi sono gli interlocutori, non certo Rolandi, ma sono certo che se ne farà una ragione”, conclude.
ACERBO: ”D’ALESSANDRO PENSI AI SUOI PRIVILEGI”
“L’imitatore di Luciano D’Alfonso prima di occuparsi dei presunti privilegi dei lavoratori dovrebbe occuparsi dei propri: con la retribuzione che prende Camillo con quale faccia offende i lavoratori con questo tono? Da quale pulpito arriva la predica moralizzatrice?”.
A intervenire è il componente della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, dopo le dichiarazioni “ridicole e arroganti con cui il ‘sottosegretario’ Camillo D’Alessandro ha reagito allo sciopero del trasporto pubblico indetto dalla Filt-Cgil e dalla Ugl.
“Camillo – ha proseguito Acerbo – ha definito ‘pretestuoso’ lo sciopero e poi ha attaccato i ‘privilegi’ dei lavoratori del trasporto pubblico. Camillo metta su internet quanto riceve mensilmente così i lavoratori e i cittadini potranno verificare differenze. Luciano D’Alfonso e i suoi consiglieri e assessori comincino loro a dare il buon esempio tagliandosi la retribuzione complessiva come avevano promesso in campagna elettorale”.
“Avevano detto – ha sottolineato – che avrebbero equiparato la retribuzione a quella del sindaco della città capoluogo cioè a circa 5.000 euro lordi. Passate le elezioni invece di tagliarsi lo stipendio hanno tagliato i fondi al trasporto pubblico, tagli che non avevano annunciato in campagna elettorale durante i confronti con i sindacati dei trasporti. Non mi pare dunque che D’Alessandro sia nelle condizioni morali di fare prediche ai lavoratori”.



