L’AQUILA – Finisce sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti il caso, da più parti considerato clamoroso, singolare ed opaco, della transazione tra la Regione Abruzzo e la società Sagitta Immobiliare srl, esploso a seguito della mancata realizzazione dell’impianto a biomasse da 6 megawatt a Colonnella, in provincia di Teramo, prima autorizzato poi revocato.

L’Ente regionale guidato dal febbraio scorso da una maggioranza di centrodestra, da una parte ha dato il via libera al pagamento di 4,3 milioni di euro che con le spese legali diventano circa 4,7, dall’altra ha inviato alla Procura regionale della magistratura contabile la delibera sulla transazione del 7 febbraio (tre giorni prima della elezioni regionali) approvata dal Governo del centrosinistra, e le due del 23 ottobre scorso, dell’esecutivo di centrodestra con cui si recepisce l’accordo “bonario” e si dispone la variazione di bilancio per mettere una pietra sopra l’annoso contenzioso con la Sagitta Immobiliare.

In sostanza, la maggioranza di centrodestra ha confermato il percorso di transazione “consigliato” tra le altre cose da un parere dell’avvocatura regionale per non rischiare un costo notevolemente più alto alla luce dei 57 milioni di richiesta, ma nello stesso tempo ha inviato gli atti alla Corte dei Conti per verificare se nel poco chiaro percorso ci sono state responsabilità da parte dei diversi funzionari e dirigenti che si sono alternati nella gestione burocratica della vicenda legata al ricco comparto dei rifiuti.

E se dovessero emergere responsabilità, i giudici contabili invierebbero gli atti alla Procura della Repubblica per eventuali risvolti penali.

D’altra parte, le incongruenze sarebbero presenti: soprattutto, secondo quanto si è appreso, ad esprimersi a favore della milionaria transazione sarebbero stati anche i dirigenti che avevano revocato la concessione innescando poi la controversia della società privata davanti al Tar.

La lettera alla Procura generale della Corte dei Conti, è stata invitata il 31 ottobre scorso, a firma di Daniela Valenza, dirigente del Dipartimento della presidenza servizio assistenza presidente della giunta regionale e del responsabile dell’ufficio, Luciano Badia: nel documento si precisa la importante postilla “come da indicazione della Giunta regionale”.

La necessità di chiedere alla magistrati contabili di indagare è stata espressa con chiarezza coin una nota di accompagnamento alla delibera sulla variazione di bilancio anche dal capo del Dipartimento Bilancio, Fabrizio Bernardini, che guida un settore che non è coinvolta nel merito della vicenda essendosi occupato solo dell’aspetto finanziario. In tal senso, la Regione ha attinto dal fondo regionale sui contenziosi, ma anche se la somma non minerà direttamente la solidità del bilancio, la ingente somma si sarebbe potuta utilizzare per iniziative a sostegno degli abruzzesi.

L’Ente ha dato notizia della transazione con due righe inserite in una nota sui provvedimenti adottati nei giorni scorsi dalla Giunta guidata da Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, mentre la vicenda avrebbe meritato un approfondimento.

Anche se con l’invio degli atti alla Corte dei conti, la Regione ha mostrato di volersi cautelare da illegittimità e irregolarità dei tanti attori pubblici della lunga filiera.

Si tratta solo dell’ultimo episodio di una tormentata vicenda, nata dal naufragio del progetto energetico della Sagitta, che davanti al Tar aveva fatto una richiesta danni di 57 milioni di euro alla Regione, che prima gli aveva dato l’autorizzazione, e poi l’ha revocata.

Le due delibere del 23 ottobre, sono la conseguenza di quella approvata il 7 febbraio, dalla ex giunta di centrosinistra guidata da presidente vicario, Giovanni Lolli, uno degli ultimi atti della legislatura di centrosinistra, che ha chiuso la transazione con i legali della società, che si sono accontentati di 4,7 milioni, in cambio della rinuncia a tutti i ricorsi in essere.

C’è da sottolineare che nel corso della legislatura il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, si era sempre opposto alla transazione che è stata poi formalizzata dopo la sua decadenza essendo diventato senatore, con il parere, decisivo secondo fonti interne alla Regione, dell’Avvocatura regionale guidata dalla dirigente Stefania Valeri.  

Alla base della decisione infatti la presa d’atto che l’Ente si sarebbe esposto, con un assai probabile esito sfavorevole del contenzioso al Tar, ad esborsi ben più consistenti.

Tutto ha avuto inizio quando la Sagitta, nel 2011, aveva proposto la realizzare sei impianti a biomasse, da 996 chilowatt ciascuno, in tutto quasi 6 megawatt, nel cuore della Val Vibrata. La Regione dell’allora presidente di Forza Italia, Gianni Chiodi, gli aveva dato l’ok. Ma si è registrata la levata di scudi del Comune di Colonnella, che ha fatto ricorso al Tar chiedendo l’annullamento dell’autorizzazione.

Nell’ottobre del 2014, la Regione di centrosinistra guidata da D’Alfonso, quando la Sagitta già aveva iniziato i lavori, ha ritirato l’autorizzazione, sostenendo che il cantiere dell’impianto a biomasse doveva essere avviato entro un anno, cosa che per gli uffici regionali non era avvenuto.

La Sagitta ha ovviamente fatto ricorso al Tar, richiedendo 57 milioni di danni. Decisivo punto a suo favore è stata proprio la sentenza dello stesso Tar, sul ricorso del Comune di Colonnella del 2012, in cui si afferma che la Regione non avrebbe potuto dare l’autorizzazione, ed evidenziando difetti e illegittimità nell’iter, in particolare nel modo in cui è stata istruita la conferenza dei servizi.

La Sagitta ha avuto così la strada spianata nella richiesta di risarcimento danni, proprio perché lo stesso Tar, ha messo sotto accusa l’operato della Regione, per aver fatto spendere alla impresa ingenti risorse per cominciare a realizzare l’opera con un autorizzazione in tasca, che non poteva essere data, per poi revocarla.