L’AQUILA – È durata un chilometro a piedi scalzi la fuga di uno dei cinque stranieri sottoposti agli arresti domiciliari dai carabinieri della compagnia dell’Aquila per traffico e spaccio di droga. Un sesto è attualmente ricercato.

È iniziata all’alba di questa mattina l’operazione dei militari dell’Arma che ha smantellato un traffico di droga che si svolgeva tra il capoluogo abruzzese, Roma e Avezzano. Lo spaccio era diretto a una clientela eterogenea.

Ai domiciliari sono finiti cinque cittadini stranieri di cui quattro albanesi e un marocchino, in esecuzione dell’ordinanza emessa dal gip dell’Aquila su richiesta del pm Antonietta Picardi.

Si tratta degli albanesi Amarildo Leskaj, 29enne, domiciliato a Scoppito; Agron Tocka, (37), residente a Pizzoli operaio; Erando Cela, (28) residente a Roma, l’unico incensurato; Artan Quamili, (49) residente a Roma e Anis Lafsahi, 25 anni marocchino, domiciliato all’Aquila. Latitante risulta Fatmir Leskaj, 23enne albanese, domiciliato a Scoppito.

Perquisizioni e arresti hanno riguardato L’Aquila, Frascati (Roma), Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro (L’Aquila) e comuni limitrofi al capoluogo abruzzese, Scoppito e Pizzoli.

LA FUGA A PIEDI SCALZI DEL ‘’CAPO’’

Come spiegato questa mattina in conferenza stampa da Marcello D’Alesio, comandante della compagnia dei carabinieri dell’Aquila, Amarildo è risultato fin dall’inizio un personaggio di spicco all’interno dell’organizzazione, per la sua scaltrezza nonché per i contatti con soggetti malavitosi dell’area capitolina e non solo.

È lui che questa mattina, all’arrivo delle gazzelle, ha tentato una rocambolesca fuga a torso nudo e piedi scalzi: ha dapprima tentato di superare una recinzione di tre metri d’altezza, per poi continuare la sua corsa. Ad acciuffarlo, dopo un chilometro, è stato il maresciallo Fabio Galasso, anche lui presente all’incontro con la stampa.

Per questo motivo Amarildo dovrà rispondere anche di violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Gli arresti sono scattati dopo una complessa attività d’indagine condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia del capoluogo e iniziata a settembre dello scorso anno. Il traffico e la vendita al dettaglio avvenivano all’Aquila e riguardavano cocaina, hashish e marijuana. 

Durante l’attività investigativa sono stati sequestrati 500 grammi di hashish, 130 di cocaina e 2 di marijuana insieme a materiale utilizzato per il taglio e il confezionamento delle dosi nonché la somma complessiva di 855 euro, ritenuta provento dell’illecita attività, ma molte di più risultano essere le quantità di stupefacente movimentate dal gruppo.

Era lo stesso Amarildo a occuparsi personalmente dell’acquisto di cocaina nella Capitale, avendo come principali referenti Qamili Cela.

Per eludere i controlli il trasporto di droga veniva fatto usando svariate autovetture intestate a soggetti incensurati, mentre la preparazione e il confezionamento veniva svolta da  Tocka e dalla moglie, M.A, e da Fatmir Leskaj, gli ultimi due  rispettivamente suocero e cugino di Amarildo.

Altra figura di particolare rilievo è Lafsahi, cittadino di origine marocchina, che invece si occupava di procurare l’hashish ad Avezzano e in tutto il territorio marsicano.
Tutti gli altri indagati, anche quelli denunciati, si occupavano dello spaccio al dettaglio.

Nel corso delle operazioni svolte questa mattina,  è stata anche eseguita una perquisizione locale e personale su tutti gli indagati. Durante le perquisizioni è stata sequestrata la somma di 2.000 euro, tutte in banconote di piccolo taglio, ritenuta provento dell’illecita attività e alcune dosi di hashish già confezionate e pronte allo spaccio.

LA DROGA IN CITTA’

“Questa operazione – spiega il comandante provinciale dei carabinieri, Giuseppe Donnarumma – neutralizza chi pensa che siamo impegnati solo nell’ambito della ricostruzione post terremoto, invece siamo attenti ad approfondire tutti gli altri reati più pericolosi, in questo caso lo spaccio di droga”.

“Il fenomeno dello spaccio dopo il terremoto del 2009 non è aumentato – ha spiegato il capitano Marcello D’Alesio, comandante della compagnia dell’Aquila – Dopo il sisma il fenomeno è diventato più complesso, quindi più difficile da scovare”.