TORNIMPARTE – “Quarant’anni, con qualche eccezione di amministratori più o meno saggi, di interventi estemporanei e occasionali guidati unicamente dall’improvvisazione dalla scelta fatta giorno per giorno, per non parlare di negligenza o incapacità di proposte tecnicamente avanzate; in sintesi proclami di sviluppo usati unicamente come promozione soggettiva o spot elettorali mai realizzati”.

È l’analisi sulla situazione di Tornimparte, comune alle porte dell’Aquila, di Antonio Gianforte, che in vista delle elezioni di primavera chiede “l’impegno di amministratori responsabili, capaci ed onesti che possa guidarci verso prospettive di recupere del tempo perduto”.

“Una realtà, quella di Tornimparte, affetta da sempre dalla presenza di politicanti, di intellettualoidi e di faccendieri della politica – scrive in una lettera aperta che pubblichiamo integralmente – che di fatto hanno soffocato la speranza ed hanno sbarrato la via per uno sviluppo organico badando, molto spesso, al piccolo tornaconto o alla momentanea celebrità personale”.

“Oggi in vista delle prossime elezioni amministrative circolano di nuovo schiere di nomignoli vecchi e nuovi, molti sotto falsa copertura, pronti a proporre il nuovo sogno o il miracolo per Tornimparte, ma veramente i tornimpartesi possono pensare che con queste prospettive Tornimparte possa avere una sola possibilità di riscatto e recuperare il tempo perduto?”, aggiunge.

“Mi auguro che, questa volta, il buon senso, la responsabilità e la competenza prendano il posto dell’improvvisazione e umilmente si riconosca il fallimento politico e amministrativo perpetuato nel tempo mettendo fine alla stagione di fallimenti, ritrovando il coraggio e la dignità smarrita”.

LA LETTERA APERTA

Tornimparte una lunga agonia; in quarant’anni non siamo riusciti a programmare un piano di sviluppo che guardasse avanti ed in maniera organica costruisse, progressivamente, infrastrutture utili, servizi per i cittadini, qualità della vita e, comunque, ricchezza per il nostro territorio tale da motivare positivamente la scelta di vivere a Tornimparte.

Nulla di tutto questo, sono stati quarant’anni, con qualche eccezione di amministratori più o meno saggi, di interventi estemporanei e occasionali guidati unicamente dall’improvvisazione dalla scelta fatta giorno per giorno, per non parlare di negligenza o incapacità di proposte tecnicamente avanzate; in sintesi proclami di sviluppo usati unicamente come promozione soggettiva o spot elettorali mai realizzati.

L’azione amministrativa sviluppata nei quarant’anni trascorsi ha spento ogni avvenire, le ricchezze del nostro territorio sono ormai in condizioni irrecuperabili. In particolare la nostra prima ricchezza costituita dai centri urbani ridotta a paese fantasma, le rovine urbane, aggravate anche dal sisma 2009, hanno modificato, di fatto, l’ambiente in cui viviamo; il degrado ha preso il posto del bel vivere, nel tempo ci siamo trasformati sempre più in periferia trascurata dove l’incuria vive indisturbata. 

Una realtà, quella di Tornimparte, affetta da sempre dalla presenza di politicanti, di intellettualoidi e di faccendieri della politica che di fatto hanno soffocato la speranza ed hanno sbarrato la via per uno sviluppo organico badando, molto spesso, al piccolo tornaconto o alla momentanea celebrità personale. 

Ma di questa situazione non mi sembra che qualcuno si assuma la responsabilità o si preoccupi di cambiare il corso delle cose, si continua a vivacchiare e ad annunciare proclami amministrati che presumo lasceranno il tempo che trovano; anzi sono tornate negli ultimi tempi le “offerte di fine stagione” chiamate “progetti” ma sappiamo bene che si tratta di “scatole vuote” che serviranno ancora per abbindolare i tornimpartesi e tenerli in perenne attesa del miracolo che verrà.

Oggi parlare di urgenze o di ritardi accumulati in quaranta anni non è cosa facile, un elenco di priorità.

I centri urbani, che costituiscono la vera ricchezza di Tornimparte, sono ridotti ormai a situazioni di degrado, basta camminare nelle stradine, nelle piazzette, fra le case delle nostre frazione per capire come stiamo ridotti.

La scuola, che dovrebbe essere il vero gioiello di una comunità, oggi vive in strutture inadeguate e in condizioni  di abbandono – dislocata sul territorio in locali fatiscenti, mentre altre comunità a noi limitrofe progettano poli scolasti all’avanguardia tecnicamente all’altezza per sviluppare una scuola di qualità.

La viabilità sia interna ai paesi, sia di collegamento fra le frazioni è trasformata in vere e proprie trincee  e percorrere le strade tra le voragini non è cosa facile; La strada provinciale di raccordo con lo svincolo autostradale, unica bretella, che dovrebbe collegarci con la rete autostradale nazionale e soprattutto con la capitale d’Italia, con un’ora di macchina o con mezzi pubblici, è rimasta sul tracciato del vecchio tratturo di montagna.

La strada provinciale Amiternina che dovrebbe collegarci verso  le zone artigianali e commerciali a valle del nostro territorio, condurci in maniera agevole in città e metterci in comunicazione con il restante sistema viario è rimasta un insuperabile percorso ad ostacoli, un imbuto impraticabile reso tale da un tracciato tortuoso e dalla presenza di un fondo stradale pericoloso che blocca, tra l’altro, ogni possibilità di sviluppo – il mondo per noi si ferma a Ponte San Giovanni.

Le aree commerciali e artigianali non sono mai nate imitando, sbarrando di fatto, ogni interesse per investire nel nostro territorio, non abbiamo in effetti aree strutturate come tali.

La montagna ed i pascoli che nei secoli hanno rappresentato la vera risorsa economica per l’allevamento che ancora oggi, per molti allevatori coraggiosi, rappresenta una fonte di reddito non ha avuto alcun sostegno scoraggiando, nel tempo, ogni forma di iniziativa. La mancanza di strutture non consente lo sfruttamento dei pascoli di montagna durante la stagione dell’alpeggio soprattutto per le difficoltà dovute all’abbeveraggio del bestiame. In 40 anni non vi è stata alcuna iniziativa concreta per ammodernare e incentivare le attività legate  all’allevamento, alla pastorizia e alla produzione di qualità del settore.

Le strade di campagna ormai sono diventate impraticabili rendendo impossibile l’accesso ai fondi con conseguente degrado e incuria delle campagne.

Il piano regolatore strumento di sviluppo e di rogrammazione del territorio è rimasto lettera morta chiuso nei cassetti, iniziative per realizzare infrastrutture pari a zero. Abbiamo, nel nostro territorio, aree  di pregio potenzialmente edificabili mai prese in considerazione che potrebbero creare nuove possibilità di sviluppo per Tornimparte.

La raccolta differenziata dei rifiuti, vero fiore all’occhiello per le amministrazioni definite tali, per noi è rimasta lettera morta; Il piano di ricostruzione del sisma 2009 è ancora in alto mare, arriverà a compimento, probabilmente i tornimpartesi non vedranno in tempi brevi  la ricostruzione delle proprie abitazione e dei centri urbani.

Per non parlare della distanza che ci separa sempre di più dalle strutture territoriali dello stato, dalla provincia, dalla regione che guarda sempre con meno attenzione alle zone interne e dallo stesso stato centrale che ha una scarsa considerazione per l’Abruzzo.

Oggi in vista delle prossime elezioni amministrative circolano di nuovo schiere di nomignoli vecchi e nuovi, molti sotto falsa copertura, pronti a proporre il nuovo sogno o il miracolo per Tornimparte, ma veramente i tornimpartesi possono pensare che con queste prospettive Tornimparte possa avere una sola possibilità di riscatto e recuperare il tempo perduto.

Mi auguro che, questa volta, il buon senso, la responsabilità e la competenza prendano il posto dell’improvvisazione e umilmente si riconosca il fallimento politico e amministrativo perpetuato nel tempo mettendo fine alla stagione di fallimenti, ritrovando il coraggio e la dignità smarrita.

Credo veramente che Tornimparte ha bisogno di una squadra di persone, capaci, competenti ed oneste che abbiano la professionalità per elaborare un programma amministrativo concreto, un progetto che nel tempo  riesca a dare uno sviluppo organico da realizzare a tappe nei prossimi anni; non sarà facile ma credo che sia giunta realmente l’ora di provarci.

In conclusione è tempo di riflettere e di agire guardando avanti; se si continua a camminare con la testa rivolta all’indietro, fidandoci ancora dei venditori di fumo, non andremo molto lontano.