UNIVERSITA’. Il governo si costituirà parte civile in un eventuale procedimento per l’inchiesta dei test di ammissione truccati dello scorso anno accademico. «Chiederò al rettore di Bari», ha detto Mussi questa mattina, «e ai rettori di tutti gli atenei dove si sono registrate anomalie di adottare la massima severità. Chiedo alle corti disciplinari di eliminare dalle università i corrotti e i corruttori».
Nell’inchiesta è finita anche la D’Annunzio. E sui test d’ingresso di Medicina sbagliati della scorsa settimana sempre il ministro ha assicurato «non verranno annullati».
E’ quanto ha dichiarato questa mattina a Palazzo Chigi nel corso della conferenza stampa il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi.
«Gli errori trovati nei test non provocano l’annullamento come ha ribadito l’Avvocatura dello Stato, in quanto non sussistono i presupposti giuridici – ha riferito ancora Mussi -; sono legittimi anche per correttezza nei confronti di chi li ha superati».
Il ministro ha chiamato in causa anche il caso di Messina dove si sarebbe registrato un alto numero di studenti con ottime votazioni agli esami di ammissione che il ministro definisce «anomalie statistiche evidenti. C’è un sospetto fondato che qualcosa non è andato bene».
Mussi ha comunque sottolineato che invierà gli atti alla procura di Messina per verificare gli atti di quei risultati, poi si deciderà sul da farsi.
Ma il ministro si è dimostrato molto severo nei confronti di chi ha commesso gli errori nei test d’ingresso: «trovo molto grave che una commissione di professori illustri, dieci in tutto, chiamati a formulare un elenco di 80 quiz, possa averne sbagliati due, una con una doppia risposta giusta e un’altra con cinque risposte sbagliate. Si tratta di una percentuale intollerabile».
Il rappresentante del Governo ha però precisato che questa commissione «ha esaurito il suo compito».
Errore fatale, insomma, per i professionisti che non avranno modo di ripetersi.
Tutto il polverone adesso richiama l’attenzione su una svolta da compiere: «bisognerà rivedere il sistema delle regole di ammissione alle facoltà universitarie e i metodi di selezione. Certi numeri chiusi sembra che proteggano piu’ delle corporazioni che non il fabbisogno. Bisogna verificare questi standard».
(Fonte: PrimaDaNoi.it)




