L’AQUILA – Dopo tre anni di attesa è realtà il bando per il ristoro dei danni causati dal terremoto del 6 aprile 2009 alle grandi imprese del “cratere”, che avranno a disposizione 35 milioni di euro.
Non appena sarà pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Abruzzo (Bura), intorno al 25 luglio, e fino al prossimo 8 settembre, le ditte potranno cominciare a richiedere contributi. Già da domani comunque la modulistica sarà su Internet per cominciare a preparare le carte.
La richiesta potrà essere inoltrata presentandola direttamente allo sportello della direzione Politiche comunitarie in via Salaria Antica Est, questa la grande innovazione che farà risparmiare un sacco di tempo.
A parlare oggi del bando, conclusione di un percorso durato oltre un anno, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e il direttore regionale Affari della presidenza della Regione Abruzzo, soggetto attuatore della misura, Antonio Sorgi.
“Si tratta di aiuti giganteschi – ha sottolineato Chiodi – rispetto a quelli assicurati ad altre vicende simili. La selezione delle domande avverrà attraverso la valutazione a sportello, una semplificazione, ma come tutte le possibili semplificazioni potrebbe pagare un dazio alla trasparenza, su questo bisogna mettersi d’accordo”.
“Il processo – ha aggiunto il governatore – è stato condiviso con il partenariato che ha condiviso la modalità migliore. Le grandi imprese saranno ristrette ai campi manifatturieri, non quelle di servizi né di distribuzione commerciale”.
Chiodi ha anche lanciato l’allarme su un danno da 50 milioni di euro per le casse regionali a causa dell’Irap non pagata dalle aziende di fuori regione che hanno lavorato e lavorano alla ricostruzione del capoluogo.
Previsto un contributo a copertura dei danni subìti a beni immobili e mobili fino al 100 per cento.
Per le scorte, nella misura necessaria alla ripresa dell’attività economica, e comunque non oltre il 50 per cento, fino a un massimo di 5 milioni.
A scelta un ulteriore contributo è concesso a copertura dei costi di trasferimento della sede o dell’unità produttiva sempre dentro il “cratere” fino a un massimo di 300 mila euro; oppure, in alternativa, a copertura dei danni subìti per la sospensione temporanea dell’attività fino a un massimo di 150 mila euro.
Il tutto rapportato al mancato reddito dichiarato per l’anno 2008.
I contributi saranno concessi esclusivamente ai fini della riattivazione delle attività distrutte o danneggiate dal sisma con ripristino di almeno il 60 per cento dei livelli occupazionali.
L’attività deve essere riavviata, pena la revoca del contributo, entro il 30 giugno 2013.
Per le piccole e medie imprese, invece, è già stato attuato nel 2010 il bando Por e sono stati concessi ulteriori 8,8 milioni di euro che hanno interessato circa 400 ditte.
Per riattivazione dell’attività produttiva si intende il ripristino delle condizioni pre-sisma, anche, eventualmente, in un sito diverso da quello in cui era precedentemente ubicata l’attività produttiva e, comunque, nelle zone della Regione Abruzzo individuate con decreto del commissario delegato e, allo stesso tempo, che l’impresa stessa sia in grado di dimostrare, laddove richiesto, mediante l’esibizione di idonea documentazione, di aver sostenuto dei costi tipici dell’attività o di aver maturato crediti in funzione della propria attività produttiva di servizio.
“Nessuna delle imprese di fuori regione che hanno lavorato alla ricostruzione dell’Aquila ha versato l’Irap alla Regione Abruzzo, come invece avrebbe dovuto. Abbiamo stimato un danno da 35-50 milioni di euro per le casse regionali”.
A lanciare l’allarme il presidente della Regione Abruzzo e commissario per la ricostruzione dimissionario Gianni Chiodi, che ha svelato di aver sollevato personalmente il problema sfruttando le sue competenze professionali (è commercialista).
“Dobbiamo sapere – ha detto – se le aziende hanno versato l’Irap, che si versa dove c’è lo stabilimento produttivo, e per l’edilizia è il cantiere. Ho cercato di sapere se fosse regolarmente avvenuto, dalle statistiche sui primi controlli informali posso dire che nessuna delle imprese che ha lavorato all’Aquila ha riempito un quadro specifico della dichiarazione dei redditi”.
“Le imprese lombarde che hanno lavorato qui – ha proseguito Chiodi – hanno versato l’Irap alla Lombardia e questo è inaccettabile, un problema enorme che solleverò, anche perché la sanzione possibile è solo l’omessa compilazione di un quadro della dichiarazione, una multa da 500 euro”.
Quanto al danno, secondo i primi dati di Chiodi “è tra 35 e 50 milioni di euro, e per convincere le aziende a versare l’Irap in futuro ci vorrà una penale più forte di quei 500 euro”.
“È un problema che trasferisco all’Agenzia delle entrate e al ministero dell’Economia, qualcosa bisognerà fare”, ha concluso. Alberto Orsini






