L’AQUILA – L’Aquila. Via sant’Andrea. È il 12 aprile 2009. Poco più giù via Campo di Fossa, un vortice infernale che ha risucchiato per sempre vite, racconti, respiri. A sei giorni dal terremoto c’è silenzio dopo tanto rumore di ruspe e sirene in centro storico. È il giorno di Pasqua: c’è il sole a rischiarare la polvere e a scavare le voragini aperte e profondissime di una terra madre e matrigna.
D’improvviso un guaito. “C’è un cucciolo in quel giardino, sento un lamento, bisogna tirarlo fuori da lì!”. I vigili del fuoco stentano a credere che dopo tutti quei giorni, ci possa essere ancora un solo respiro tra tutta quella morte.
Cristiana Graziani, veterinaria aquilana e volontaria durante tutto il periodo dell’emergenza, è uscita prestissimo quella mattina insieme ai volontari della Lipa dell’Emilia Romagna, nella speranza di mettere in salvo qualche altro animale.
“Abbiamo lavorato senza sosta in quei giorni – ricorda la Graziani – e abbiamo salvato moltissimi cani e gatti da un destino praticamente segnato”.
Sotto un armadietto ribaltato si è formato un cunicolo strettissimo, difficile da raggiungere. Lì sotto due occhi sgranati e atterriti implorano aiuto da un deserto di polvere e cemento accatastato a casaccio.
“È vivo – gridano i vigili – è vivo!”. Sei giorni senza cibo né acqua a vagare tra macerie e buio con l’impertinenza di chi non ha affatto intenzione di morire: è la storia di Pasqualina, così hanno voluto chiamarla i pompieri che l’hanno salvata nel giorno di Pasqua da quell’inferno.
“L’ho subito avvolta in una coperta e l’ho portata nel centro veterinario della facoltà di medicina Veterinaria di Teramo, attrezzato nella tendopoli di piazza D’Armi – racconta la Graziani – La cagnolina era terrorizzata e presentava ottundimento del sensorio, cioè non era vigile né reattiva verso gli impulsi esterni, ma era viva. Era chiaramente sotto shock”.
“Confrontando il microchip con quello di una cagnetta scomparsa la notte del 6 aprile – dice – mi sono accorta che l’animale apparteneva a Marcello e Donatella Luciolimoli, due coniugi romani che erano in vacanza a L’Aquila la notte del terremoto. Li ho chiamati immediatamente. È stata una gioia indescrivibile potergli dare la notizia”.
Marito e moglie, rientrati a Roma subito dopo la scossa delle 3.32, non si sono mai persi d’animo e nei giorni successivi al sisma sono rimasti in contatto ogni giorno con la Graziani che più volte è tornata nella loro casa insieme ai vigili del fuoco per cercare l’animale.
“Quando ho visto l’abitazione distrutta e la cuccia del cane fracassata dal cemento, ho subito creduto che fosse morta, ma ho continuato imperterrita a cercarlo per tutto il centro storico. Ho diffuso sue foto tra le forze dell’ordine e alla fine, anche grazie all’aiuto dei volontari della Lipa dell’Emilia ce l’abbiamo fatta. Non ci sembrava vero!”.
Una gioia a metà, quella della veterinaria aquilana che a sua volta ha perso il suo cane Amadeus, rimasto schiacciato dal televisore caduto a causa della forte scossa: “Amadeus è stato in terapia antiemorragica per 10 giorni. Ero molto provata dalla sua morte, ma aiutare i padroni a trovare i propri animali mi ha dato la forza di continuare con il mio lavoro”.
Appresa la notizia, i proprietari di Pasqualina si sono precipitati a L’Aquila per recuperare la cagnetta che, fino al momento dell’incontro con i padroni, non ha voluto neppure mangiare. A nulla sono valse le coccole e le attenzioni dei veterinari.
“Sembrava come spenta – spiega la Graziani – temevamo che avesse ingerito sostanze tossiche. Non reagiva a nessuno stimolo, non giocava e non scodinzolava. Eravamo davvero preoccupati per la sua salute”.
Dopo giorni e giorni trascorsi in solitudine a vagare tra le macerie di una città fantasma, la cura miracolosa per Pasqualina non sono stati medicinali, né cibo, ma solo l’abbraccio di Marcello e Donatella e il ricongiungimento con i suoi padroni: un racconto di amore e fedeltà tra cane e padrone, una storia di vita che non ci sta a cedere il passo alla morte.



