FOSSA – Una strada comunale chiusa tre anni fa per i lavori di ristrutturazione di un palazzo seriamente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009 e mai riaperta, ha praticamente “segregato” in casa due famiglie nel comune di Fossa (L’Aquila). 

L’inizio dell’odissea risale al settembre del 2015 e il teatro del disagio è in via Petrocco, tra Fossa e il bivio verso il comune di Sant’Eusanio Forconese, dove le due famiglie vivono in due abitazioni agibili.

I lavori di ristrutturazione del palazzo sono curati dalla ditta Felici costruzioni.

A denunciare ad Abruzzoweb il grave disagio sono le stesse “vittime”, le quali sottolineano che in questo lungo periodo di tempo l’impresa ha utilizzato il tratto transennato per depositare attrezzi da lavoro e materiali edili da smaltire.

Il Comune con il sindaco, Fabrizio Boccabella, annuncia una soluzione per il prossimo mese di settembre.

Ma le famiglie che si sono rivolte anche a due legali, e che hanno rifiutato il trasferimento a moduli abitativi provvisori (Map) non si fidano, visto il gravoso fardello subito finora. 

Nella zona, nel corso dei lavori, sono stati ritrovati anche alcuni reperti archeologici, ma, spiegano ancora le persone che stanno subendo il disagio, non è questo il problema che impedisce la riapertura della strada. 

Infatti, la Soprintendenza ha rimbalzato la responsabilità all’amministrazione comunale di Fossa, informando con una lettera le due famiglie, che è stato fatto quanto di loro competenza e che adesso spetta al Comune trovare una soluzione.

“Pensavamo fosse una cosa provvisoria ma comunque necessaria per fare i lavori, in realtà di quella che è una via pubblica ne stanno facendo un uso privato”, spiega ad AbruzzoWeb Raffaele di Marco, operaio edile in pensione che con la moglie Carolina subisce da tre anni questa situazione.

La moglie, invalida al 100% non esce praticamente di casa se non accompagnata, perchè, per via della chiusura, per raggiungere la via principale deve percorrere un tratto dissestato.

“Non riusciamo a capire – aggiunge – in base a quale diritto o legge abbiano chiuso senza riaprire una strada comunale, unico accesso per questa zona di Fossa”.

Stessa situazione per la famiglia di Berardino Marziale, che vive con i genitori anziani Alberto e Antonietta che da casa proorio non escono più.

“Lascio la macchina a 400 metri da casa e penso io a tutte le necessità – spiega Marziale – è diventato difficile anche rientrare con la spesa o durante l’inverno portare la legna e il combustibile per camino e stufa”.

Una situazione che esaspera e alla quale, almeno a quando sembra, non c’è interesse da parte del Comune per trovare una soluzione. 

AbruzzoWeb ha anche sentito i due avvocati, Enzo Cacio e Vincenzo Calderoni, entrambi del foro aquilano, che stanno tutelando gli interessi delle due famiglie, i quali riferiscono in termini non proprio lusinghieri, di un colloquio con il sindaco.

“Almeno all’apparenza è stato decisamente poco propenso a sistemare in tempi brevi questa penosa vicenda che vede, come al solito, i deboli patire l’indifferenza dell’apparato burocratico, palesemente molto più attento alle forme degli atti ed all’evitare responsabilità, piuttosto che alla qualità della vita dei concittadini”, spiegano i legali.

“Quello che ha scandalizzato e ferito la sensibilità già offesa degli astanti nel corso del colloquio, è l’indifferenza quasi beffarda che il sindaco ha dimostrato nei confronti del dramma che stanno vivendo le due famiglie in difficoltà estrema, allo stremo ormai da quasi tre anni”, continuano gli avvocati che sulla questione Map appoggiano pienamente le resistente delle due famiglie.

“Il solo fatto che il primo cittadino abbia informalmente proposto la soluzione Map, dimostra quanto sia poco sensibile rispetto al benessere degli abitanti, che diventano una specie di pacco da stivare indifferentemente in un luogo o in un altro”.

“C’è un’assoluta mancanza di senza cura per le esigenze primarie di un territorio che sta morendo, innanzitutto per l’insensibilità manifesta di chi amministra”, concludono. 

Anche le due famiglie, senza mezzi termini, rifiutano la soluzione dei modulo abitativo provvisorio, “cCasa nostra è agibile, i lavori sono stati fatti, l’abbiamo comprata anni fa con estremo sacrificio e da qui non vogliamo uscire”, spiegano con decisione. 

“Non vogliamo il Map – aggiungono – ma poter uscire e entrare da casa nostra in piena libertà. Abbiamo chiesto di sistemare la strada almeno per avere un passaggio carraio minimale, ma ce lo hanno negato”.

Il sindaco annuncia una soluzione per il prossimo mese di settembre, “stiamo lavorando alla soluzione migliore, con l’amministrazione comunale stiamo per approvare un piano di recupero della via in questione con un progetto di circa 20 mila euro”. 

“Con l’amministrazione abbiamo a cuore questo problema, capiamo il loro malcontento e cercheremo di fare il possibile per non fargli trascorrere un altro inverno con questi disagi”.

Intanto le due famiglie non si arrendono e sono decise a continuare a dare battaglia su tutti i fronti se non vedranno rispettato il loro diritto di entrare e uscire tranquillamente da casa. (red.)