L’AQUILA – Il crollo dell’edificio di via Campo di Fossa 6/B in cui morirono 27 persone la notte del 6 aprile 2009, non avrebbe responsabili.
Il magistrato, secondo quanto si apprende dal quotidiano Il Messaggero, ha chiuso il caso in quanto non sono emersi elementi utili per la riapertura.
Il gip Giuseppe Greco, infatti, dopo un’istanza avanzata dalle parti offese, nell’aprile di quest’anno aveva disposto ulteriori sei mesi di indagine.
L’avvocato della parte lesa, Isidoro Isidori, infatti, oltre alle responsabilità indubbie individuate dalla procura, aveva avanzato l’istanza che ce ne fossero altre come, per esempio, per il fatto che all’ultimo piano del palazzo fossero stati installati dei pesanti serbatoi di eternit, tutti ammassati da un lato, invece di distribuirne unifomemente il peso.
Secondo i consulenti della procura, il fabbricato sarebbe crollato “per errori di progetto di calcolo delle strutture consistiti nella mancata previsione e verifica del sistema resistente alle azioni antisismiche orizzontali provenienti da almeno due direzioni con sottostima dei carichi verticali”.
Per questi errori la procura aveva individuato alcuni possibili responsabili, deceduti però già da qualche anno.
Ulteriori responsabilità sono state individuate dall’avvocato Isidori per alcuni lavori finalizzati a realizzare un piccolo appartamento dove era previsto altro. Si tratterebbe, infatti, di lavori effettuati dopo l’edificazione dello stabile e risalenti agli anni Settanta o Ottanta, per cui sarebbe stato possibile trovare ancora in vita persone che comunque avrebbero potuto fornire spiegazioni.
Ieri il magistrato ha dovuto chiudere il caso. L’avvocato Isidori ha annunciato la presentazione di una nuova istanza di opposizione all’archiviazione.



