L’AQUILA – Ci sarebbero circa 20 sospettati nell’ambito dell’inchiesta sul tentativo di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione che, nel novembre 2011, ha portato a quattro arresti.

Lo riferisce il quotidiano Il Centro.

Per i quattro finiti in manette, il giovane imprenditore aquilano Stefano Biasini, e le tre persone vicine, secondo l’accusa, alla cosca calabrese Caridi-Zindato-Borghetto ovvero i fratelli Massimo Maria Valenti e Antonino Vincenzo Valenti e Francesco Ielo ci sono le richieste di rinvio a giudizio, ma nei mesi scorsi polizia e finanza, che conducono le indagini, avrebbe individuato e segnalato alla procura dell’Aquila una ventina di soggetti che avrebbero avuto il ruolo di fiancheggiatori.

Tra questi ci sarebbero alcuni aquilani. Dalle carte delle indagini emerge anche che la ’ndrangheta aveva già tentato di intrufolarsi nel territorio aquilano prima del terremoto del 6 aprile 2009, con l’obiettivo di intraprendere attività economiche e poi mettere le mani sugli appalti privati per la ricostruzione.

Se le ipotesi fossero confermate, l’indagine assumerebbe contorni molto più ampi rispetto alle previsioni.