L’AQUILA – Si avvicina il 6 aprile e, nonostante le luci mediatiche non siano più così presenti, il terremoto dell’Aquila fa ancora discutere.
I media allora si organizzano per i tre anni dal sisma del 2009 che ha ucciso 309 persone, distrutto un intero territorio e che ha portato il capoluogo abruzzese e il cratere alla ribalta non solo italiana, ma mondiale.
Difficile stare dietro a tutte i servizi che dalla tv, alla carta stampata fino a internet parlano della situazione di una città che non riesce a ripartire,
divisa com’è tra beghe politiche, visite ufficiali e ufficiose di rappresentanti del governo, dirigenti vari, artisti, turisti e chi più ne ha più ne metta.
Ieri sera il nuovo programma The Show Must Go Off di La7 condotto da Serena Dandini ha dedicato un servizio firmato dal blogger romano Diego Bianchi, meglio conosciuto come ‘Zoro’. Un servizio caustico, in romanesco, sulla città ancora e chissà per quanto incerottata che sta per vivere le commemorazioni per i 309 martiri del sisma e le elezioni amministrative del prossimo maggio, decisive per la storia moderna dell’Aquila.
Bianchi ha effettuato il giro obbligato del centro storico pieno di zone rosse, tra “pochissimi cantieri, dove stanno quelli cor caschetto” e i puntellamenti, segno che il cantiere non c’è.
Attenzione anche agli anziani, “rimasti soli”, e alle “estensioni dei diritti civili al terremotato, di chi vive insieme di fatto, il fatto è che non hanno la casa”.
Si passeggia, all’Aquila, e si può vedere all’improvviso una ruspa che butta giù la casa. “Dove siamo arrivati…”, si lamenta un’anziana donna che ha perduto la casa fatta di pietra. E se si cerca il “candidato forte della destra, tal De Matteis”, può essere che non si riesce a trovarlo: ‘l’abbiamo cercato, ma nun s’è fatto trova”,.
“E se incontri Gianluca Iannone di Casa Pound, un leader nazionale in piena campagna elettorale aquilana, che fai, nun te fermi? Se incontravi Bersani nun te fermavi?”, polemizza a modo suo Bianchi. “Che fai, te stranisci proprio all’Aquila? – punzecchia forte il blogger – dove per non deprimersi tocca fare finta che sia tutto normale, dove passare dall’essere senza casa, a Casematte, a Casapound è la cosa più normale der monno ‘nfame?”, continua.
Incredulo, Bianchi mette il microfono a disposizione di Simone Laurenzi, responsabile abruzzese di Casapound Italia.
“Iannone è venuto all’Aquila come parte lesa in un processo a carico di Casapound, accusata di diverse nefandezze – ha spiegato Laurenzi a un Bianchi non molto convinto su quanto stava ascoltando – la sinistra aquilana ha definito un ‘oltraggio’ ai martiri del terremoto, un raduno nazista, il corteo di Casapound per i martiri delle Foibe”.
“Non è che avete la fama di gente molto tranquilla”, ha ribattuto Bianchi, “vi definite fascisti del terzo millennio…”.
“Questa cosa non aiuta – ha risposto Laurenzi – ma se siamo fascisti e viviamo nel 2012… Riteniamo che il fascismo sia stato il miglior momento della storia italiana. Non è che andiamo in giro con il manganello. Siamo per casa, lavoro e sociale”.
Laurenzi ha anche chiarito la sua posizione da aquilano terremotato: “studio e sono disoccupato. Facevo il portiere di notte fino a qualche tempo fa, ora non più. Non c’è lavoro”.
“Vabbe’, se se dovemo mummifica’ nel passato più triste – ha concluso Bianchi in romanesco – allora famolo. Tanto, ormai, ho capito che qua non è cambiato niente. Quello che s’è distrutto se conserva distrutto, vive de vita propria, con gli oggetti che si salutano e si parlano da una casa all’altra. Ora ci sono anche le elezioni, cosa c’è di meglio per tirarsi su? Ci vuole solo un po’ di fiducia, basta solo andarla a cercare, a ritrovarla, a spolvelarla. Solo così può tornare tutto normale. Come fossero le 3.31 del 6 aprile 2009. Peggio non può andare”. (r.s.)






