L’AQUILA – “Finalmente qualcuno ci dà ragione. Ma erano mesi che facevano scosse, chi ha preso mazzette per tenere aperto il Convitto?”.

Lucia Catarinacci, mamma di Luigi Cellini, uno dei tre minorenni morti sotto le macerie dell’edificio di Corso Umberto I all’Aquila la notte del terremoto del 2009, si sfoga dopo le motivazioni con le quali la Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ex preside Livio Bearzi, e torna a lanciare pesanti accuse alle istituzioni.

Nessuna rassicurazione, proveniente da chicchessia fosse anche da “figure di rilievo della Protezione civile”, doveva essere presa per certa, argomentano i giudici della Suprema Corte, per i quali, in sostanza, di fronte a un terremoto in corso, l’unica difesa è aver fatto una adeguata prevenzione o, in caso negativo, allontanarsi e far allontanare le persone delle quali si è responsabili, da edifici non antisismici.

“Mi fa piacere che c’è qualcuno che ancora ha un cuore – dice la donna ad AbruzzoWeb – ma ormai non credo più alla vera giustizia, mi auguro solo che ci sia qualcuno che abbia un cuore”.

Bearzi è finito in carcere nel novembre dell’anno scorso ed è stato scarcerato un mese dopo, per poi essere destinato ai servizi sociali in via provvisoria. Richieste di grazia al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sono arrivate dai colleghi presidi e da diversi esponenti di Pd e Sel, oltre che da due presidenti di Regione.

“Che Bearzi avrebbe dovuto far uscire i ragazzi io l’ho sempre detto, avrebbe dovuto portarli fuori, sapeva benissimo della vulnerabilità dell’edificio, le carte che lo certificano sono del 2004, lui e Vincenzo Mazzotta (all’epoca dei fatti responsabile degli edifici scolastici della Provincia e anch’esso condannato, ndr) lo sapevano, allora la colpa di chi è?”.

“Erano mesi che stavano facendo le scosse – aggiunge – Qualcuno deve aver firmato per tenere aperto un edificio non sicuro, visto che era stato sottoposto a dei controlli, chi ha concesso l’agibilità?”.

Il preside, ribadisce la donna a questo giornale, avrebbe dovuto far uscire i ragazzi e telefonare alle famiglie per farli andare a riprendere. Invece Bearzi “si è dato la zappa sui piedi differenziando minorenni e maggiorenni, facendo uscire i più grandi e mettendo i piccoli nella stanza della morte”.

“Dalla sentenza di Cassazione vengono fuori le mie stesse parole, tuttavia neanche la Commissione Grandi rischi è da assolvere. Anche loro hanno le loro colpe – aggiunge la Catarinacci – in queste situazioni la politica non ci deve entrare”.

“Le istituzioni sono tutte responsabili, c’entra la Grandi rischi come c’entra il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, e c’entra l’allora presidente della Provincia Stefania Pezzopane“, dice.

“Di fronte alla morte di mio figlio non ho paura di niente, la cosa più bella della mia vita l’ho ormai persa”, conclude.