L’AQUILA – Com’era prevedibile alla vigilia della fiaccolata commemorativa delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009 sono numerosi gli interventi e le testimonianze che hanno animato questa intensa giornata.
MOLINARI: DOPO DANNI SISMA QUELLI DELL’ODIO POLITICO
L’AQUILA – “Il periodo dell’emergenza è stato gestito abbastanza bene, mentre quest’altra fase della ricostruzione tarda a partire”.
Fotografa così la situazione seguita al terremoto monsignor Giuseppe Molinari, arcivescovo dell’Aquila, in un’intervista alla Radio Vaticana.
Ad ostacolare la rinascita della città ci sono, denuncia il presule, “tanti disaccordi, tanti contrasti, tanti ritardi, tanta burocrazia assurda, soprattutto tante divisioni politiche”.
“Io – sottolinea il presule – ho scritto anche ‘odio politico’, perche’ purtroppo a volte si tocca con mano che si tratta anche di questo”. “L’ultima lettera pastorale – ricorda monsignor Molinari – l’ho scritta proprio sulla speranza, per invitare tutti, almeno i cristiani, a non perdere la speranza, ad essere portatori di speranza anche per gli altri, perche’ c’e’ purtroppo questo pericolo di una tentazione forte contro la speranza, il pericolo di scoraggiamento, di arrendersi, di bloccarsi”.
“Bisognerebbe – auspica l’arcivescovo dell’Aquila – cominciare dai cristiani a creare questo clima nuovo di rapporto pieno di fiducia, di dialogo, questo clima costruttivo, questo cercare insieme di conoscere ed affrontare i problemi”.
“Nessuno può negare – conclude – che la situazione sia complessa, nessuno pretende gesti miracolosi, nemmeno dagli amministratori, dalla politica, dalle autorità Sappiamo che i problemi sono tanti, sono grandi, sono complessi però occorre dare almeno un segnale che questa ricostruzione si sta iniziando. Si dovrebbe ripartire. Speriamo che si incominci, anche perchè la gente ha bisogno di questi segni concreti di speranza”.
DI GIUSEPPANTONIO (UDC): ORA PATTO PER RICOSTRUIRE
CHIETI – Nel secondo anniversario del terremoto che ha colpito L’Aquila e decine di Comuni dell’Abruzzo, l’Udc chiede uno stop alle polemiche e, attraverso il coordinatore regionale, Enrico Di Giuseppantonio, propone “un Patto di solidarietà, di operosità, di concretezza e di buona volontà fra il mondo politico, le parti sociali, la pubblica amministrazione capace di superare divisioni e lacerazioni”.
“E’ il momento, non più rinviabile, né in nome della politica né di alcun altro interesse di parte, di pensare a ricostruire L’Aquila per darle un futuro, per dare una speranza ai suoi giovani, alla sua gente. E’ con questo spirito – conclude Di Giuseppantonio – e sulla scia di quanto ha affermato il segretario nazionale dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che nel corso della sua recente visita nella città terremotata ha sottolineato la necessità di affrontare il problema reale della ricostruzione, che tutti dobbiamo vivere quest’anniversario. Ricordando che gli impegni si portano avanti anche e soprattutto quando i riflettori sono spenti”.
CHIODI: UNITI RICOSTRUIREMO L’AQUILA
L’AQUILA – “Uniti ricostruiremo L’Aquila”. È il messaggio lanciato dal presidente della Regione e Commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, nel suo interevento a due anni dal sisma dell’Aquila del 2009.
La nota del Commissario Chiodi
A due anni dalla tragedia che ha sconvolto per sempre la vita degli aquilani, dobbiamo essere uniti nel ricordo, nel dolore, ma anche nella speranza. Sono vicino ed abbraccio forte le famiglie che, in quei pochissimi tragici secondi, di quell’indimenticabile 6 aprile, si sono ritrovate prive degli affetti più cari, della serenità, dell’equilibrio sociale ma anche economico. Nessuna parola, per quanto sincera e sentita, potrà lenire le loro ferite, attenuare la loro sofferenza.
Possiamo solo dire che, con spirito di umana solidarietà, e nel rispetto dell’intimo sentire di ognuno, saremo loro accanto. E ci impegneremo, ciascuno per il proprio ruolo e per la propria disponibilità, affinché L’Aquila sia ricostruita. Ci vorrà molto tempo, tutti ne siamo consapevoli, ma L’Aquila del domani, dei nostri figli e delle generazioni che verranno, dovrà essere sicura, protettiva, non dovrà celare insidie né palesi nè più vigliaccamente subdole.
Lo dobbiamo a noi stessi, a chi verrà dopo, ma soprattutto a chi non c’è più, ai tanti ragazzi che pensavano di realizzare qui sogni ed aspirazioni e che invece sono stati traditi; ai bambini che forse neanche conoscevano il significato della parola terremoto; alle persone anziane che mai avrebbero creduto di finire i propri giorni in un modo così violento. Dunque, stringiamoci l’un l’altro nella memoria delle 309 vittime, ma non lasciamoci sopraffare dalla rassegnazione. Loro, che con coraggio hanno sfidato anche gli allarmi di allora, non lo vorrebbero. In questa triste ricorrenza è comunque il caso di guardarci alle spalle e di compiacerci per aver avuto una insperata forza di reazione.
Aiutati, in questo, da una solidarietà immensa. In tempi ristrettissimi, è stato possibile trovare una sistemazione alloggiativa decorosa e dignitosa per tutti, assicurare ai nostri studenti la normale attività didattica, portare a termine l’opera di puntellamento degli edifici danneggiati, completare i lavori nelle case più integre. In questo senso, il ringraziamento va a tutti coloro che, a vario titolo (uffici, tecnici, imprese), hanno favorito il graduale rientro di tanti aquilani nelle loro case. Una grande iniezione di fiducia, credetemi, uno stimolo importare sulla lunga strada del ritorno alla normalità. Molti sono stati anche i commercianti ed i professionisti che hanno riaperto la propria attività, nelle periferie ma soprattutto in centro, forte segnale di attaccamento alle radici.
In questo processo di rinascita non possiamo certo dimenticare chi sempre ci è stato vicino: il Governo nazionale, pronto a recepire tutte le nostre istanze, a sostenerci economicamente; il sistema Paese, generoso e altruista, quanto a risorse umane e materiali; la comunità internazionale che ha finanziato il recupero di opere importanti. Dopo un primo periodo di grande slancio emotivo e di celerità operativa, il percorso di ricostruzione sta andando avanti con determinazione, impegno, condivisione. Ecco, dopo la fiaccolata commemorativa, dopo la santa messa in suffragio, col Capo dello Stato, momenti di doverosa partecipazione, cominciano a guardare al futuro con ancora maggior ottimismo.
Approfitto, in questo contesto, per rivolgere un appello a tutti gli attori della ricostruzione, affinché interpretino la rinascita del territorio non solo come un business ma come una missione. Perché i giovani aquilani ed abruzzesi possano continuare a vivere laddove sono nati, sono cresciuti umanamente e culturalmente, hanno apprezzato la storia e la ricchezza architettonica, hanno affrontato sfide e sono stati protagonisti di belle esperienze.
Ma anche perché i nostri anziani possano riavere i loro spazi, la loro socialità, i loro momenti di aggregazione. Per raggiungere certi obiettivi, però, bisogna mantenere la coesione e l’unità politica e di comunità. E non dividersi su questioni spesso banali per il solo gusto della polemica e della contrapposizione ideologica. I nostri cari, da lassù, vorrebbero fosse così.
CIA: NON MANTENUTE PROMESSE PER AGRICOLTURA ABRUZZO
L’AQUILA – “A due anni dal terremoto a L’Aquila i palazzi sono ancora puntellati e le saracinesche dei negozi abbassate. Le attività produttive fanno fatica a ricominciare e anche l’agricoltura locale è in ginocchio”.
Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, ricordando che domani ricorre il secondo anniversario del terremoto che sconvolse l’Abruzzo nella notte tra il 5 e il 6 aprile.
“Tutte le promesse fatte all’indomani del sisma – sottolinea la Cia – non sono state mantenute e gli agricoltori si ritrovano all’anno zero”. Nell’emergenza sono state dette tante cose poi però tutto si è bloccato. Finora le azioni concrete sono state poche. All’agricoltura erano stati promessi 100 milioni di euro per provvedere ai danni provocati dal sisma alla viabilità rurale e alle strutture agricole. Risorse che sarebbero dovute arrivare dalle altre Regioni, che avrebbero rinunciato ognuna a una piccola quota dei finanziamenti Pac per i Piani di sviluppo rurale. Ma ad oggi al settore primario aquilano non è arrivato neppure un centesimo”.
“Le uniche risorse faticosamente reperite per l’agricoltura – osserva la Cia – sono arrivate dal Psr regionale. Si tratta, però, solo di 4 milioni e 372 mila euro. Una cifra troppo bassa, visto che solo per uscire dalla stretta emergenza servirebbero almeno 20 milioni di euro. Ma le difficoltà degli agricoltori abruzzesi non dipendono solo dai danni ‘strutturali’, riguardano anche la collocazione dei prodotti agroalimentari sul mercato. Anche per questo motivo la Cia, dopo aver destinato alle imprese agricole danneggiate metà delle risorse raccolte con la sottoscrizione nazionale”.
La Cia conclude che per “l’Abruzzò, annuncia di aver deciso di utilizzare l’altra metà per l’apertura di un nuovo mercato contadino nel cuore dell’Aquila. Un progetto a cui hanno contribuito finanziariamente anche Slow Food e il Senato della Repubblica”.
DA GIOCHI 1,2 MILIARDI PER LA RICOSTRUZIONE
L’AQUILA – A due anni dal terremoto, il comparto giochi ha assicurato il sostegno previsto dal Decreto legg Abruzzo. Alla fine del 2010 la raccolta pro-sisma era già intorno ai 1,2 miliardi di euro.
Il decreto, ricorda l’agenzia specializzata Agipronews, convertito in legge il 24 giugno 2009, destina al dopo-terremoto 8,5 miliardi complessivamente, di cui almeno 1,5 dai giochi, divisi in tre tranches annuali da 500 milioni.
Dunque, il comparto giochi ha già superato il miliardo previsto per il biennio 2009-2010. Le risorse derivano da Win for Life, 10eLotto, il gratta e vinci Grattaquiz e dalle Videolotteries.
Ulteriori finanziamenti sono attesi per il 2011 dalla partenza di altre tipologie di gioco (previste dal decreto per l’Abruzzo, ma non ancora effettive): il cash game e casinò on line, il betting exchange e le lotterie da supermercato.
CICCHETTI: TRASPARENTE TAVOLO COORDINAMENTO
L’AQUILA – Lo scopo principale del Tavolo di coordinamento degli Enti “è quello di dare certezza alle Istituzioni e ai cittadini dell’avanzamento delle varie fasi affinche’ possano avere punti di riferimento il più possibile sicuri per organizzare le loro attività. Per dare la massima trasparenza, gli ordini del giorno del ‘Tavolo’ e i relativi verbali, sono consultabili sul sito web del commissario per la Ricostruzione”.
Lo sottolinea il commissario vicario per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo, Antonio Cicchetti, che precisa: “Non è stata convocata nessuna riunione per il 5 aprile con i sindaci dei Comuni; il 7 aprile è stato inserito all’o.d.g. della riunione del ‘Tavolo di coordinamento degli Enti’ un punto per verificare la situazione dello stato di attuazione del programma relativo agli edifici B e C nel Comune dell’Aquila, per avere il quadro generale è stata inviata il 31 marzo una lettera anche a tutti gli altri sindaci del cratere affinché, attraverso i loro rappresentanti delle aree omogenee, possano presentare la situazione precisa in essere”.
“Tale modo di procedere – sottolinea Cicchetti – è tipico del Tavolo di coordinamento degli Enti che ha, fra i principali scopi, quello di stabilire i tempi della ricostruzione nei suoi vari aspetti e renderli certi individuando e, possibilmente rimuovendo ostacoli o difficoltà che via via si incontrano”.
GRASSO: SE COSTRUITA BENE CASA STUDENTE NON SAREBBE CROLLATA
L’AQUILA – “Se si fosse costruito meglio forse la Casa dello Studente non sarebbe crollata nonostante il terremoto”. E’ la denuncia formulata dal procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, intervenendo ad un dibattito sulla legalità promosso dagli istituti superiori dell’Aquila presso la Scuola ispettori della guardia di finanza a Coppito (L’Aquila).
“Se le cose si fanno con responsabilità, con la consapevolezza di fare il proprio dovere al meglio e al massimo, chi ci dice che non possiamo intervenire – ha concluso Grasso – su episodi più grandi di noi?”.
PEZZOPANE: DOPO DUE ANNI ANCORA TANTA DISPERAZIONE
L’AQUILA – “Sono trascorsi due anni, 730 giorni, 17.520 ore. Le lancette del tempo scorrono inesorabilmente, ma i nostri cuori e le nostri menti sembrano essere ancora fermi lì. Alle 3.32 di quel maledetto 6 aprile 2009”. A scriverlo, in una nota, è l’assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane.
“Abbiamo conosciuto sulla nostra pelle il dolore per la perdita di 309 nostri concittadini, lo smarrimento, ogni tipo di disagio, fisico e psicologico. Abbiamo conosciuto la straordinaria solidarietà, che ci ha lenito in parte le ferite. Le nostre vite sono cambiate inesorabilmente. Oltre 39mila persone non vivono più nelle loro abitazioni, 23mila sono negli insediamenti del progetto CASE o nei MAP, 2mila aquilani sono ancora ospiti tra hotel e caserme. Il 68%, da una recente indagine condotta dalle Università di L’Aquila, Firenze e Ancona, non è soddisfatto dell’attuale abitazione . La cassa integrazione è salita di sei punti percentuali. Il 46% degli aquilani denuncia un calo drastico di reddito”.
” I medici segnalano un abuso di psicofarmaci. Mancano spazi aggregativi per giovani ed anziani. Eppure in troppi cercano di dipingere uno scenario diverso. Parlano di miracolo, tentano di ammaliare l’Italia con una parvenza di efficienza e celerità nella ricostruzione. In questa logica rientrano le comparse pagate a Forum, che per 300 euro recitano a soggetto un copione scritto ad arte per imbambolare gli spettatori; le immagini false dei Tg di Minzolini, le dichiarazioni di un ministro della Lega che paragona gli aquilani a pesi morti. Le recenti dichiarazioni fatte in una conferenza stampa al riparo delle stanze romane, dove si fa l’apologia di se stessi e si scredita l’operato del Comune, affermando che si è fatto leva sulla disperazione”.
“Ma qui c’è vera disperazione. Per le tasse che stiamo pagando da un anno e per quelle che dovremmo tornare a pagare, nonostante le tante rassicurazioni. Per la zona franca, di cui si sono perse le tracce, mentre migliaia di attività sono al palo”.
“Per la ricostruzione pesante che non decolla, perché c’è chi, con due anni di ritardo, firma un accordo sulle procedure per la ricostruzione delle case E. E’ disperato chi viene allontanato dall’albergo o dalla caserma o dall’alloggio provvisorio in cui vive, senza alcun ammortizzatore, pur in presenza di gravi disagi sociali. È disperato chi un alloggio ce l’ha, ma non basta per contenere le esigenze familiari. È disperato chi cerca di riconquistare a stento una normalità”.
“A lenire questa disperazione è stato l’abbraccio caloroso che gli aquilani si sono regalati questa notte. Nella notte del dolore e del ricordo, le fiaccole che hanno brillato in centro storico hanno in parte illuminato il buio della disperazione, regalando a questa città un momento di commozione , di speranza e di rinnovata forza ad andare avanti, a crederci, a non mollare, anche e soprattutto per rispetto a chi ora non è più con noi”.
RISCHI CARDIACI ANCHE DOPO DUE ANNI
L’AQUILA – Rischio cardiovascolare in aumento del 20% per le vittime dei terremoti, anche a distanza di due anni. Uno studio italiano condotto su 47 sopravvissuti al sisma dell’Aquila del 6 aprile 2009 ha infatti rilevato in loro l’aumento della pressione del sangue. La ricerca, condotta dalla Divisione di Medicina interna dell’Università dell’Aquila e presentata in occasione del congresso nazionale della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec), ha analizzato i dati delle 47 vittime, che si erano sottoposte a misurazione della pressione 24 ore prima del sisma.
“Non tutti erano ipertesi – specifica Paolo Giorgini, responsabile dello studio – In quasi tutti i partecipanti però abbiamo verificato lo stesso andamento: i valori di pressione sono mediamente aumentati dopo il sisma”. La pressione massima media, ad esempio, è passata da 125 millimetri di mercurio a 132; lo stesso andamento si è registrato anche per la minima, salita da 76 a 81 mmHg.
“Nel gruppo di pazienti che già avevano una diagnosi di ipertensione – aggiunge Giorgini – è stato spesso necessario aumentare i dosaggi della terapia antipertensiva”. I dati testimoniano che l’effetto di aumento della pressione si mantiene molto a lungo, anche oltre un anno dopo l’evento.
“Questo potrebbe spiegare perché le popolazioni colpite da terremoti gravi vedono un maggior numero di morti per cause cardiovascolari sia nell’immediatezza del sisma che nei mesi e anni successivi – commenta Massimo Volpe, presidente Siprec – L’incremento della pressione arteriosa potrebbe essere imputabile non solo allo stress che un evento simile inevitabilmente comporta, ma anche alle modificazioni obbligate dello stile di vita della popolazione colpita da un terremoto: moltissimi sono costretti ad abbandonare le loro case e vivono un disagio abitativo consistente, a questo si aggiunge il peggioramento della qualità della vita in generale”.
Secondo Volpe “i dati suggeriscono quindi, non soltanto di migliorare, per quanto possibile, le condizioni igienico-sanitarie e l’assistenza medica e psicologica nel breve termine, ma anche la necessità di seguire nel tempo le popolazioni che hanno subito un evento catastrofico”
CIALENTE/1: PER ORA RICOSTRUITA CITTA’ DI CARTONE
“Non vorrei che passasse l’idea in Italia che all’Aquila è tutto risolto: per ora abbiamo ricostruito una città di cartone, abbiamo fatto la ricostruzione leggera con 9 mila unità abitative. Ma ora ci aspetta la fase pesante, un compito enorme”, per la quale servono strumenti come gli atti in deroga previsti nell’ emergenza.
Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, torna a chiedere una maggiore attenzione verso il capoluogo abruzzese colpito dal sisma e alla vigilia del secondo anniversario del sisma, rilancia la necessità della possibilità di avvalersi di atti in deroga. “Dobbiamo spiegare al Paese che abbiamo bisogno di questo per la realizzazione degli obiettivi strategici. Si è perso un anno ma c’é spazio di recupero e ce la metteremo tutta”.
“Anche noi potremmo avere i tempi giapponesi” ha spiegato il primo cittadino dell’Aquila parlando ai giornalisti a margine di un evento alla Farnesina con cui è stata lanciata un’iniziativa italiana di solidarietà al Giappone dopo il sisma dell’11 marzo scorso. Evento nel quale é stato, tra l’altro, ricordato come i giapponesi in pochi giorni abbiano ricostruito un tratto autostradale.
“Noi abbiamo realizzato 70 scuole in 65 giorni: è stato un grande miracolo italiano che fa il pari con quello giapponese”, ha proseguito Cialente ricordando che “allora però c’era la possibilità di andare con gli atti in deroga previsti dall’ emergenza. Adesso questa cosa sta manca e da qui nasce la mia polemica con il Governo. Oggi – ha aggiunto – abbiamo una struttura commissariale ma non riesco ad avere nessun atto in deroga”.
“Si è così perso un anno”, ha ribadito Cialente sottolineando che “comunque c’é spazio di recupero e ce la metteremo tutta”
CIALENTE/2: FORSE UNA REGIA PER RALLENTARE RICOSTRUZIONE
L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, adombra il sospetto che ci sia stata “una regia per perdere tempo nella ricostruzione”, afferma che “il Governo è distratto, solo il sottosegretario Gianni Letta ci segue” e aspetta che arrivi la promessa della zona franca, attesa da due anni.
“Nella ricostruzione c’é un ritardo di 12 mesi, forse dettato dalla volontà di darci nel 2012 il miliardo e 7 previsto per il 2011; altrimenti non riesco a spiegarmi questa situazione”, dichiara Cialente a Radio 24. Per il sindaco, “L’ Aquila ora è come il nonnetto o il figlio malato di una famiglia in subbuglio, l’anello debole di un Paese, dove c’é sfilacciamento totale e il Governo è distratto, solo il sottosegretario Gianni Letta ci segue”.
Cialente ricorda di “non aver mai ricevuto dal premier la convocazione promessa, per discutere della ricostruzione economica e sociale, che manca del tutto. Credo che quei soldi, 1 miliardo, previsto per questo scopo, ormai non ci sia più. Dopo la festa per l’addio della Protezione civile nel gennaio 2010 – prosegue Cialente – Berlusconi disse a me e al presidente della Regione, Chiodi, ‘venite a Roma e partiamo’. Invece niente. Ho cercato disperatamente di contattarlo e non riesco a parlare neanche col ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Mi aspetterei di essere convocato, per dire come stanno le cose. C’é latitanza totale”.
Infine, il sindaco del capoluogo abruzzese critica la mancanza della zona franca: “Da 2 anni la aspettiamo. Ora viene promessa a Lampedusa, ma ‘la signora Franca’ l’abbiamo invitata prima noi a cena”.
DURA LETTERA DI UNO STUDENTE MORTO AL RETTORE DI ORIO
L’AQUILA – Durissimo attacco sferrato via lettera al rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, da Paolo Colonna, il padre di Antonio Colonna, uno degli studenti uccisi dal terremoto di due anni fa.
Colonna e i suoi familiari si sono affidati alle parole per chiarire il proprio pensiero su quanto accaduto la notte del 6 aprile 2009, su ciò che non è stato fatto, su una tragedia che, viene continuamente ripetuto, poteva, doveva essere evitata.
Dalle righe della missiva pubblicata sul quotidiano Il Centro emerge tutto il dolore e la frustrazione di chi ha assistito con impotenza alla morte dei propri cari e che oggi, nel giorno della memoria, non ha ancora a disposizione una via certa per poter ottenere giustizia.
“La mia famiglia sperava che lei avesse avuto il tempo per riflettere su ciò che poteva fare e non ha fatto – scrive la famiglia Colonna – per evitare la strage di tanti studenti e che in questa dolorosa ricorrenza avesse mantenuto, soprattuttto, un doveroso silenzio”.
“Invece lei – proseguono i familiari del giovane studente – è tornato a farsi presente nelle nostre vite facendoci avere l’invito alla commemorazione del 6 aprile, come se lei fosse estraneo alle sue responsabilità di rettore per tutto quello che è accaduto”.
La famiglia Colonna non nutre alcun dubbio sui veri colpevoli di quella definita da tutti come una vera e propria strage.
“Non è stato il terremoto a uccidere i nostri figli – scrivono – bensì le omissioni, le rassicurazioni, la negligenza, la mancanza di informazioni e di prevenzione da parte della stessa università e delle altre istituzioni”.
A far indignare la famiglia di Antonio è, fra le altre cose, la mancata comunicazione circa la situazione sismica che precedette il 6 aprile, un motivo ricorrente per tutti i familiari delle 309 persone che quella maledetta notte furono sepolte dalle macerie.
“Lei aveva il dovere di adottare tutte quelle misure idonne a proteggere e sa salvaguardare quelle giovani vite e, se fosse stato necessario, avrebbe dovuto sospendere l’attività. Era stato messo al corrente dai geologi dell’ateneo della pericolosità sismica del territorio e quelle informazioni si è ben guardato di comunicarle agli studenti”.
“Ecco perché – è il pensiero dei Colonna – lei, dopo il tragico evento, avrebbe dovuto lasciare l’incarico”.
Quindi, l’amara conclusione. “Non accettiamo iniziative che hanno il sapore della beffa. Le cerimonie, le commemorazioni, i ricordi che diventano ricorrenze a uso e consumo della pletora delle istituzioni non ci appartengono. Il dolore è solo nostro”.
FINI: “ISTITUZIONI RAFFORZINO STRUMENTI DI PREVENZIONE”
L’AQUILA – “L’occasione dell’anniversario deve rafforzare l’impegno delle istituzioni nel perfezionare gli strumenti di prevenzione e di intervento nella gestione degli eventi sismici e nel sostenere con sempre maggiore incisività il percorso di ricostruzione nelle zone colpite dal terremoto, restituendo alla popolazione la forza di ripartire nel segno di una rinnovata e concreta fiducia nel futuro”.
È un passo della lettere che il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha inviato al Prefetto dell’Aquila in occasione del secondo anniversario del terremoto del 6 aprile del 2009.
“Sono bene impresse nella nostra mente – aggiunge Fini – le immagini di devastazione e di disperazione di quanti, in quella immane tragedia, persero tutto, affetti e beni materiali, con la consapevolezza di dover affrontare un futuro pieno di incognite e di incertezze. Tutta l’Italia si mobilitò e si impegnò nel prestare i soccorsi alle popolazioni colpite e grande è stata la dignità mostrata dalla popolazione abruzzese nell’affrontare una prova caratterizzata da grande dolore, disagio e difficoltà”.
“Tutto ciò – conclude il presidente della Camera – ha messo in luce lo spirito di coesione nazionale degli italiani e la straordinaria ricchezza di risorse umane e morali del Paese”.
DOMANI CINQUE MINUTI DI SILENZIO IN SCUOLE E LUOGHI DI LAVORO
L’AQUILA – Dopo l’approvazione, da parte del consiglio comunale dell’Aquila, della modifica allo Statuto per l’istituzione di una giornata di lutto il 6 aprile di ogni anno, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha stabilito, con un’ordinanza, l’osservazione di 5 minuti di silenzio, alle ore 11 di domani, 6 aprile, “nelle scuole di ogni ordine e grado, negli uffici pubblici e in tutti i luoghi di lavoro”.
“A nome dell’intera municipalità – ha dichiarato Cialente – invito tutti i cittadini, ovunque si trovino, nel proprio luogo di lavoro, negli uffici, nelle scuole, nelle università, come anche per strada, a osservare 5 minuti di silenzio e di raccoglimento in ricordo delle vittime”.
“Vorrei – ha concluso il sindaco – che la città si fermasse per omaggiare in maniera sommessa e partecipata coloro che hanno perso la vita nel sisma e che tanto ci mancano, soprattutto i più giovani, i bambini e gli studenti che erano stati affidati a noi dalle loro famiglie”.
L’ordinanza del sindaco, inoltre, invita “gli esercizi commerciali, tramite le associazioni di categoria, gli uffici pubblici, le organizzazioni sociali, produttive e culturali a partecipare al lutto nelle forme autonomamente decise”.



