L’AQUILA – Ancora guai per Francesco Maria De Vito Piscicelli, l’imprenditore che rideva al telefono durante il terremoto dell’Aquila.

Questa volta è atterrato in elicottero con la madre sulla spiaggia toscana della Feniglia per il pranzo di Santo Stefano davanti al mare di Ansedonia, attirandosi critiche e strali.

“Motivi di sicurezza, troppo vento e sono dovuto atterrare”, ha detto ai vigili urbani di Orbetello che chiedevano spiegazioni.

E la legge pare dargli ragione: è il comandante che deve decidere se ci sono le condizioni di sicurezza per volare oppure può atterrare in uno spazio idoneo.

Decisione, quest’ultima, tuttavia non comunicata da Piscicelli all’aeroporto più vicino, e per questo è stato stilato un rapporto che arriverà alla procura e all’Enac, l’Ente per la sicurezza dei voli civili. Chissà che non scatti un’indagine.

Piscicelli, 55 anni, è stato arrestato nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta sul G8 e i grandi eventi, ed è tanto famoso quanto odiato all’Aquila perché dalle intercettazioni è emerso che avrebbe riso, parlando al telefono con il cognato Pierfrancesco Gagliardi, dopo il terremoto del 6 aprile 2009, pregustando già da subito la prospettiva di concludere nuovi affari per la ricostruzione.

Una circostanza poi negata dall’uomo, che nel marzo scorso ha anche tentato il suicidio ingerendo barbiturici e salvandosi per poco.