PESCARA – In Abruzzo aumentano i pazienti con problemi cardiovascolari.

A incidere la crisi economica e le incertezze sociali, oltre al dramma del terremoto e della ricostruzione e agli stili di vita sbagliati.

È quanto emerso in occasione del 71° Congresso Nazionale di Cardiologia in corso a Roma.

In Abruzzo, come nel resto d’Italia, le malattie cardiovascolari si confermano il principale killer (soprattutto le cardiopatie ischemiche) e provocano ogni anno molti decessi.

Nel 2007, a causa delle malattie cardiovascolari in regione sono morti 2.462 uomini e 3.096 donne, il tasso di mortalità è stato inferiore alla media nazionale per gli uomini e leggermente superiore per le donne.

Il cuore meriterebbe quindi, anche in Abruzzo, più attenzione.

Basti pensare che nella regione il tasso di morti evitabili (ogni centomila residenti) per le malattie del sistema circolatorio è del 72,2 per gli uomini e del 27,6 per le donne.

Per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri, nel 2005 (ultimo dato del ministero della Salute) in Abruzzo sono stati dimessi a seguito di infarto miocardico acuto 3.047 persone; di angina pectoris 1.437; di aritmie cardiache 5.116; di insufficienza cardiaca (scompenso) 4.833; e di fibrillazione atriale 3.078.

Per gli studiosi, dunque, tra crisi e stress provocato da terremoto e ricostruzione, è “piena emergenza”. A tal proposito, durante il congresso, sono state riportate anche alcune cifre sulla depressione: nel 2009, secondo il rapporto Passi dell’Istituto Superiore di Sanità, il 4,81 per cento degli abruzzesi ha riferito sintomi di depressione.

“È un disegno preoccupante quello che stiamo verificando nella nostra quotidianità – dice Paolo Marino, presidente della della società italiana di Cardiologia – anche perché la crisi economica piomba sul cuore in un momento in cui registravamo un calo della mortalità per malattie cardiovascolari per merito della prevenzione. L’incertezza dell’oggi e la paura del domani aumentano, ma ne possono essere anche la causa, i rischi cardiovascolari”.