L’AQUILA – Sono iniziati i lavori per la demolizione del supercondomio Martella su via XX settembre all’Aquila, palazzo che ha ospitato al piano terra per tanti anni la Banca del Fucino e gravemente danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009.

L’appaltatore è il raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) Rennova-Todima e la fine lavori è prevista per il 2020, il responsabile è l’ingegnere Michele De Finis.

Questa demolizione ha reso necessaria la chiusura al traffico di tutto il tratto interessato fino al 22 novembre con notevoli disagi per gli automobilisti. Lunghe code in tutta la giornata di ieri e anche oggi ci sono state sia su viale della Croce Rossa, che su via Castello e viale Corrado IV.

Ciò non toglie che le potenti macchine addette alla demolizione destano sempre emozione e interesse tra gli aquilani, qualcuno, spinto dalla curisoità e anche dalla voglia di vedere la propria città che cerca di andare avanti e lasciarsi le macerie alle spalle, l’altro ieri notte ha assistito a parte delle operazioni di smantellameto, tra brandelli di vita rimasti negli appartamenti e visibili dalle mura già parzialmente sventrate.

C’erano delle bottiglie, lasciate lì da quasi 10 anni, in un armadio a muro e che non venivano giù, attaccate ancora alla vita che per tanti anni ha girato in quelle stanze, tra sorrisi, vicende e il naturale scorrere del tempo.

C’era una maglia appesa a dei fili, un vecchio lampadario, che da anni non dà più luce, cose vecchie, che non servono più.

Era presente anche Pasquale Martella, “don Pasquale” come viene chiamato da tutti in città, classe 1925, noto imprenditore aquilano nel campo dell’edilizia, che nel 1963 aveva costruito il palazzo, ritenuto all’epoca molto solido e anche all’avanguardia.

Nonostante le rigide temperature ha voluto assistere alla demolizione, emozionato dai tanti ricordi che quelle mura gli evocano ancora oggi.

“Questo palazzo è stato il mio orgoglio – ha detto ad AbruzzoWeb – lo avevamo costruito con grande attenzione. Ricordo perfettamente gli ambienti interni, mi sembra di vederi ancora adesso, nonostante l’onda distruttiva del terremoto e questa demolizione necessaria”.

Ha ricordato i residenti, come il noto avvocato Marzio Del Tosto, che oggi non c’è più, e ancora il grande deposito che si trovava nei sotterranei, prima dei grandi magazzini Standa e poi preso dall’Enel.

“Sono passati tanti anni, eppure sembra ieri – ha aggiunto – quanta vita che abbiamo visto e quando dolore abbiamo provato noi aquilani negli ultimi anni”.

Oggi Martella non vive più in città, si è trasferito sulla costa per stare acacnto ai figli e ai nipoti, è ricordato anche per la costruzione, quasi mezzo secolo fa, del ponte Belvedere, un’altra opera che attende ancora di sapere il suo “destino” a quasi 10 anni dal terremo.

“Lavoravamo con grande attenzione – ha chiarito – sia questo palazzo che il ponte furono realizzati in circa due anni, ma non era fretta di finire, si seguivano tutte le procedure e operavamo con grande scrupolo”.

“Per noi la sicurezza veniva prima di tutto, abbondavamo invece di tagliare, volevamo stare tranquilli!”, ha concluso.