L’AQUILA – “Quello della messa in sicurezza del patrimonio abitativo degli italiani è ormai un problema da risolvere a livello europeo, ma a Bruxelles si pensa solo al risparmio energetico forse perché la Germania non è zona sismica, purtroppo dopo decenni di immobilismo nazionale”.

Così ad AbruzzoWeb Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, che torna a parlare tra l’altro del report “del nostro centro studi, un report molto puntuale secondo cui occorrono circa 93 miliardi di euro per interventi di adeguamento sismico” nei giorni drammatici del terremoto che ha sbriciolato interi comuni del centro Italia.

“La nostra è un’analisi divisa per regioni e classi di zona sismica – spiega Zambrano -. Va ricordato che in Italia manca una conoscenza approfondita dello stato di salute del patrimonio edilizio, soprattutto privato. Per cui, se si puntasse ad esempio famoso fascicolo del fabbricato, i calcoli potrebbero essere addirittura più aggiornati e precisi di quelli su cui abbiamo lavorato”.

“Nella fascia 1, la più pericolosa – precisa poi – si potrebbero anticipare gli interventi, siamo intorno ai 5-6 miliardi di euro per la dorsale appeninica dove il numero delle abitazioni è limitato”.

Zambrano lamenta quindi una situazione culturale italiana non felice, perché “periodicamente, quando accadono drammi simili, si dà spazio a questi argomenti, salvo poi riporli in un cassetto, anche mediatico, da riaprire alla tragedia successiva. Io – ricorda il presidente – sono di Salerno e ho vissuto anche il terremoto dell’Irpinia del 1980. Si dicevano le stesse cose: prevenzione, prevenzione, prevenzione. Poi, però, niente di niente”.

“All’epoca – prosegue – ero presidente segretario dell’Ordine degli ingegneri di Salerno, organizzavo le squadre che si occupavano delle verifiche dei fabbricati, anche se in modo ‘grezzo’ rispetto ai mezzi di oggi. Da allora, l’obbligo di intervenire non c’è mai stato. Tra gli intoppi, comunque, c’è anche una normativa molto complessa”.

Con le tecniche antisismiche, “è stato costruito soltanto il 25 per cento degli edifici” ed è anche per questo che “c’è bisogno di una legge. Nella compravendita di un immobile viene richiesto il certificato di classe energetica e non un documento che attesti l’adeguamento dello stesso alle norme antisismiche. Una vera assurdità”.

Sul capitolo Europa, il presidente dell’Ordine degli ingegneri lamenta che “nelle stanze di Bruxelles non c’è coscienza del problema. Se la Germania fosse zona sismica, sono sicuro che i meccanismi di finanziamento riservati al risparmio energetico sarebbeto stati utilizzati per la sicurezza delle costruzioni. I meccanismi, invece, sono tarati per i problemi che riguardano solo il nord Europa, che dal punto di vista sismico non corre i rischi che corriamo noi”.

Per capire, nel 2013 l’europarlamentare tedesca Ingeborg Grassle, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo Ppe, al termine dell’audizione presieduta a Bruxelles sulla ricostruzione dell’Aquila terremotata, affermò che “La ricostruzione dell’Aquila è un compito nazionale dell’Italia. Non esiste un diritto alla ricostruzione a livello europeo. Il problema è grave ma lo dovete risolvere voi”, un commento che ancora oggi stride con la realtà, visto che le ‘mazze’ sulle grandi cifre, quindi sulla macroeconomia, non sono più, da tempo, in mani nostrane.

“Questo Paese ha avuto il coraggio di conservare l’enorme e preziosissimo patrimonio storico – conclude – ed è una scelta che costa molto sui nostri bilanci. Ma abbiamo una ricchezza infinita di beni artistici, siami i primi nel mondo. E allora, dopo decenni di immobilismo italiano, è tempo di risolvere tutto a livello europeo. Sempre che la Germania lo permetta”.

ALLE 18 I FUNERALI DELLE VITTIME DI AMATRICE

Niente aeroporto militare, niente comode passerelle per i politici, niente ragion di Stato: i morti di Amatrice “tornano” in paese per l’ultimo saluto di parenti e amici. E per la prima volta dalla scossa maledetta delle 3.36, vivi e morti si ritroveranno di nuovo insieme, uno accanto all’altro come erano la notte del 24 agosto, tra le macerie e la polvere.

La telenovela dei funerali è cominciata con la decisione del prefetto di far celebrare la cerimonia religiosa a Rieti e si è conclusa con Matteo Renzi che ha bocciato quella scelta, dopo le proteste e la rabbia della gente.

“I funerali delle vittime del terremoto si terranno ad Amatrice – twitta infatti il premier – come chiedono il sindaco e la comunità locale. E come è giusto e sacrosanto”.

Già dalla mattina era chiaro a tutti che la questione non sarebbe finita bene: la riunione per decidere proprio la modalità delle esequie si è conclusa con le urla del sindaco Sergio Pirozzi al telefono con la prefettura.

“Non posso dire alla mia gente che la cerimonia si deve tenere a Rieti per problemi di sicurezza, o perché è previsto maltempo e non possono atterrare gli elicotteri con i politici. Io sono un uomo delle istituzioni, ma in questo caso le istituzioni stanno sbagliando”.

Parole che non sono servite al prefetto Valter Crudo per tornare sulla sua decisione. Unica concessione strappata dal sindaco, delle navette per andare a Rieti e dei maxischermi da allestire nella tendopoli. Appena l’ha saputo, la gente è esplosa. Nella tendopoli sono volate urla pesanti, prima contro i funzionari della Protezione Civile a cui è toccato l’ingrato compito di comunicare la scelta e poi verso il prefetto e i politici.

“Noi a Rieti non ci andiamo, ridateci i nostri morti e finiamola qua”, urla Marco, un signore anziano trattenuto a stento dagli altri sfollati. Luca invece scuote la testa: “io ho perso due familiari e questi vogliono che guardi il loro funerale sul maxischermo, come se fosse una partita di pallone. Sono pazzi”. Anche don Fabio, il parroco del paese con tanto di paramenti, non pesa le parole. “Io a Rieti non vado. Non dobbiamo andare. Resto qui con la mia gente e celebro messa”.

Così la protesta si trasforma in una sorta di strampalato corteo di rabbia e dolore che arriva fino al centro di coordinamento dei soccorsi. “Rieti è soltanto una passerella per i politici, siamo assolutamente contrari a questa sceneggiata”, dice un uomo circondato da sguardi di approvazione. Prima che la situazione degeneri, un giro di telefonate tra Amatrice, Rieti e Roma sblocca la situazione.

“Ho parlato con Renzi – dice il sindaco Pirozzi ai cittadini e ai cronisti -. I funerali si terranno ad Amatrice nei prossimi giorni”. Subito dopo arriva il tweet del premier. Tutto risolto? Non ancora. Pochi minuti dopo il primo cittadino torna di nuovo dai suoi concittadini per dire che la cerimonia sarà domani, come previsto fin dall’inizio. “Voi dovete immaginate il dolore delle persone che hanno perso i propri cari – dice ai cronisti – E il dolore viene prima delle leggi, delle norme e di ogni altra cosa. Questo paese ha dimostrato una grandissima dignità e ora non si può dire che bisogna spostare i funerali per motivi di sicurezza. Non era una cosa giusta, alla gente bisogna stare vicino senza creare stress. Questo è un popolo orgoglioso della propria terra e qualcuno lo ha costretto ad andare via. Perché? Il premier è al mio fianco e i funerali si faranno qui, come è giusto che sia”.

Oggi dunque ci sarà l’ultimo saluto, ma per quanti ancora non si sa: la prefettura non è ancora riuscita a comunicare ufficialmente il numero definitivo, che potrebbe essere tra le 60 e le 100 vittime. La cerimonia si terrà nell’area che si sta allestendo alle spalle del campo sportivo che ospita la tendopoli: da quella spianata si vede il campanile della chiesa danneggiato dal terremoto e, in fondo, la torre dell’orologio fermo alle 3,36.

LA PROCURA DI RIETI SEQUESTRA EDIFICI, ANCHE SCUOLA AMATRICE

La procura di Rieti ha disposto il sequestro dell’edificio della scuola Romolo Capranica di Amatrice gravemente lesionata dal sisma del 24 agosto. Il procuratore capo di Rieti, Giseppe Saieva, sta disponendo numerosi sequestri di edifici anche ad Accumoli e in tutto il cratere del sisma.