L’AQUILA – Per un vizio di notifica è stata rinviata al prossimo 26 novembre l’udienza del processo a carico di tre persone che il 7 luglio 2010 parteciparono, a Roma, al corteo con cui 5 mila aquilani chiedevano fondi certi per la ricostruzione e sostegno all’economia messa in ginocchio dal sisma del 2009.

Lo ha stabilito il giudice durante l’udienza al tribunale di Roma.

Dovranno rispondere delle accuse, mosse a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata perché in concorso e violazione delle leggi sulla pubblica sicurezza i tre imputati: si tratta di un giovane un aquilano, Francesco Camizzi, 25 anni, e due romani, Gabriele Contenti e Giovanna Cavallo.

In particolare, al ragazzo aquilano e a quello romano viene contestata la resistenza a poliziotti, carabinieri e finanzieri che erano schierati all’inizio di via del Corso; sono accusati di aver spintonato e pressato per forzare il blocco e spostare indebitamente la manifestazione da piazza Santi Apostoli, dov’era stata autorizzata, fino a Montecitorio e a palazzo Chigi.

Contestata anche l’aggravante di essere stati in più di dieci e aver lanciato corpi contundenti, in particolare è stata considerata come tale l’asta di una bandiera.

Il ragazzo romano, assieme alla ragazza, è poi accusato di essersi messo alla testa di un corteo non autorizzato da piazza Montecitorio fino a via Ulpiano, sede della Protezione civile, dov’è stato anche bloccato il traffico, violando l’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps).

MANIFESTAZIONE CON 50 AQUILANI

Circa 50 gli aquilani, sostenuti da esponenti del movimento Action, che hanno manifestato davanti al “Palazzaccio”.

Tra i manifestanti, che sventolavano bandiere neroverdi (i colori della città), l’assessore comunale per l’Assistenza alla popolazione Fabio Pellini, i consiglieri Tonino De Paolis (Pd) ed Ettore Di Cesare (Apl) e il deputato democrat Giovanni Lolli.

Due gli striscioni dei partecipanti: “Ribellarsi è giusto, rivendicare è un diritto” recitava il primo, sul secondo c’era scritto “Siamo tutti denunciati, basta ingiustizia basta repressione”.

L’AVVOCATO: ”TRA I NOSTRI 40 TESTIMONI ANCHE IL SINDACO CIALENTE”

“Proporremo un video che abbiamo già presentato nel corso delle indagini preliminari. Ce ne sono altri otto-nove di cui chiederemo l’ammissione: i comportamenti che si vedono cono tutti pacifici e speriamo vengano presi in considerazione, dato che i video sono prove importanti”.

Così l’avvocato Gregorio Equizi, che difende l’aquilano Francesco Camizzi, coinvolto nel processo per il corteo del 7 luglio 2010, anticipa ad AbruzzoWeb quella che sarà la strategia difensiva.

“Quello che ci disorienta – spiega – è la gravità del reato contestato. Il mio assistito è venuto da terremotato a protestare qui a roma e rischia fino a 12 anni di pena”.

Equizi aggiunge poi che “nella nostra lista dei testimoni, una quarantina circa, ci saranno anche i politici e i rappresentanti locali, anche il sindaco Massimo Cialente: loro erano in prima fila a manifestare e quindi è giusto che dicano cosa hanno visto”.

Quanto al rinvio di oggi, è stato causato da “un vizio di notifica a uno degli imputati. Le prossime fasi saranno l’ammissione delle prove e poi il rinvio per la fase istruttoria, presumibilmente nei primi mesi del 2013 – conclude Equizi – Vedremo di mostrare, nel processo, che il 7 luglio tutti hanno mantenuto comportamenti pacifici e non violenti”. Eleonora Falci

GLI AQUILANI IN UDIENZA: ”IMPUTATI PRESI A CASO, ABBIAMO LE PROVE”

“Io c’ero, so come è andata. Le persone coinvolte non hanno responsabilità, c’eravamo anche noi istituzioni e vogliamo essere chiamati a testimoniare. Abbiamo prove e video che dimostrano come piuttosto siamo stati aggrediti. Altro che aggredire!”.

Battagliero il parlamentare del Partito democratico Giovanni Lolli, tra gli esponenti politici presenti questa mattina all’udienza presso il tribunale di Roma sui fatti avvenuti nella Capitale il 7 luglio 2010.

Udienza lampo, in verità, rinviata subito subito per vizi di notifica.

“Trovo odioso aver messo alla sbarra anche due ragazzi romani che ci hanno dato la loro solidarietà – sbotta – Infine c’è un eccessivo squilibrio tra il reato presunto e la pena, che sarebbe pesantissima. La manifestazione, ribadiamo, era civilissima”.

“Siamo qui perché è una grande ingiustizia, perpetrata, per di più, ai danni di una popolazione in difficoltà. Si vuole far passare la protesta per una cosa criminale, ma così non è – aggiunge Anna Barile, aquilana dei movimenti cittadini – Non si può manganellare, bloccare la manifestazione pacifica di persone che sono venute a manifestare a chilometri di distanza, magari senza una casa, senza un lavoro”.

“Ci hanno dettto che il 7 luglio siamo stati strumentalizzati dal Partito democratico – sbotta la Barile – Semmai chi ci ha strumentalizzato e usato come passerella sono stati Silvio Berlusconi e la Protezione civile. I tre imputati sono stati presi a caso, si sono comportati come tutti gli altri 5.000. Conosco Francesco (l’aquilano processato, ndr), non farebbe mai male a una mosca. Potevano prendere chiunque!”.

“Io ho presentato due ordini del giorno in Consiglio comunale, approvati all’unanimità – rivendica Ettore Di Cesare, consigliere di Appello per L’Aquila – Il primo a giugno, in cui l’assemblea ha espresso solidarietà ai processati e sostegno alle spese legali. Il secondo, che fa partecipare ufficialmente il Consiglio al processo”.

Secondo Di Cesare “è un bel segnale di responsabilità che danno le istituzioni e in particolare il Comune. Tutta la cittadinanza sa come è andata il 7 luglio perché c’era – ricorda – Si è presa la responsabilità di essere a Roma e oggi si è presa la responsabilità di non lasciare soli tre processati pescati a caso”.

“Non ci sono solo i tre indagati, oggi c’è tutta la città – commenta soddisfatto l’assessore all’Assistenza Fabio Pelini – Oltre al Comune, che ci mette la faccia e dice ‘siamo qui’. L’aspetto più incredibile è che quando si è scesi in piazza il 7 luglio non si sapeva nulla: della ricostruzione, delle tempistiche, delle tasse, dell’economia, del tessuto sociale. E adesso essere processati per aver manifestato in quella situazione è davvero incredibile”.

“È un disegno più complesso di fermare, sul nascere, ogni tipo di protesta – insinua l’assessore – La protesta dell’Aquila, due anni fa, usciva da quello schema di democrazia commissariata imposta dall’alto”.

“Il rinvio al 26 novembre lo prendiamo male – rincara Stefano Frezza, pure dei comitati – Non è stato fatto un passo avanti in questi mesi,da quando sono stati rinviati a giudizio. Ci aspettavamo passi avanti, comunque torneremo a novembre. È importante ribadire che i tre sono solo capri espiatori. I 5.000 manifestanti del 7 luglio parteciparono tutti alla stessa maniera: le lotte sociali non si processano, mai”.

Le prospettive per le prossime udienze? “Non la vedo rosea, si rischiano fino a 12 anni per un reato che non è stato commesso”, ammette preoccupato. Eleonora Falci