L’AQUILA – Rischia di essere cancellato un mega archivio video dei primi momenti dei crolli ai beni culturali dell’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
A lanciare l’allarme l’operatore Sergio Ciarrocca, autore delle riprese.
“Se qualcosa non si muoverà a breve, sarò costretto a distruggere tutta la documentazione entro la fine del mese. Si tratta di 36 terabyte, qualcosa di enorme”, spiega.
Nei momenti appena successivi al sisma Ciarrocca ricorda di essere stato “spinto dalla Protezione civile a realizzare un imponente archivio video sui monumenti del centro storico distrutti dal sisma. Un lavoro importante su tutti i palazzi storici del capoluogo che, però, dopo il passaggio di consegne dell’ormai ex vice commissario per la tutela dei Beni culturali, Luciano Marchetti, all’attuale direzione regionale – fa notare – rimane ancora oggi, a distanza di anni, immotivatamente inutilizzato”.
Secondo il videomaker, “la direzione regionale ne ha vietato la messa in onda, anche se, a mio avviso, stiamo parlando di materiale unico nel suo genere che dovrebbe essere a conoscenza dell’intera popolazione, visto che riguarda tutti i più importanti monumenti del centro storico della città”.
Dal Teatro comunale alla cattedrale di San Massimo, passando per il convento di San Giuliano, lo studio tratta tutti gli edifici storici aquilani vincolati e li racconta nei minimi particolari, dal momento del crollo fino alla rimozione della macerie e all’effettiva messa in sicurezza.
Un lavoro per Ciarrocca dal valore “di circa 100 mila euro. E materiale per 10 mila euro sono ancora interamente conservati nei miei archivi però fermi e senza una reale destinazione”.
“Il direttore regionale per i Beni culturali Fabrizio Magani è riuscito a ricevermi soltanto una volta, 1 anno e mezzo fa – racconta Ciarrocca – Mi ha rassicurato sul fatto che qualcosa sarebbe stato avviato ma, allo stato attuale delle cose, tutto continua a rimanere fermo, tanto da portarmi a dichiarare che, se qualcosa non si muove, il 30 di questo mese sarò costretto a distruggere pubblicamente tutti i 36 terabyte che al momento occupano i miei hard disk”.
“Nonostante, grazie alla legge del diritto d’autore ancora vigente in Italia, io sia l’effettivo proprietario dell’archivio – conclude – tengo a precisare che il mio non vuole assolutamente essere un ricatto. Credo, piuttosto, sia giusto che tutti sappiano del denaro speso per questo lavoro, un lavoro importante che personalmente tengo a rivendicare”, conclude.



