TERAMO – Vacanze da incubo per tre teramani partiti il 25 agosto scorso per Vieste, in Puglia, dove volevano trascorrere un sereno fine settimana.

Un weekend che, però, si è trasformato in una vera e propria odissea che fa pensare al titolo del noto film Una serie di sfortunati eventi.

“Siamo partiti io, mia moglie e mio figlio – racconta ad AbruzzoWeb P.T., il protagonista della disavventura insieme alla sua famiglia – per un’escursione alle isole Tremiti, precisamente all’isola di San Nicola. La mattinata è stata stupenda, con il sole alto in cielo fino alle 14.30, quando è cambiato il tempo e si è alzato il vento”.

“Alle 17.10 è arrivato il battello che ci avrebbe dovuto riportare a Vieste – prosegue – Insieme alle 400 persone con cui abbiamo fatto l’escursione, abbiamo vissuto un vero e proprio inferno. A causa del vento e della forte mareggiata, la barca oscillava, ondeggiava, più volte ha rischiato di ribaltarsi, impennando di 45 gradi. Nonostante la situazione, il capitano continuava imperterrito ad andare avanti. Vicino a noi molte persone si sono sentite male,  vomitavano, i bambini piangevano. Pensavamo di morire. Qualcuno è anche svenuto, tanto che sono arrivati i soccorsi della moto-ambulanza. Non potendo più andare avanti, alle 18, il capitano ha deciso il rientro sull’isola”.

“Siamo tornati sulla terraferma ma eravamo tutti molto spaventati – continua ancora il teramano – tanto che quando il capitano ha deciso di provare a ripartire, alle 20, nessuno di noi l’ha voluto seguire. Solo sei o sette persone sono andate insieme a lui e ai membri dell’equipaggio, nonostante ci intimassero con modi poco cortesi di seguirlo. Così loro sono partiti e noi siamo stati letteralmente abbandonati sull’isola”.

L’uomo, sua moglie e suo figlio hanno dormito sul pavimento di un bar, perché sull’isola di San Nicola non c’era altro riparo. I due ristoranti, gli unici altri luoghi di protezione, erano chiusi.

“Il sindaco, fortunatamente, allertato della situazione – prosegue – ha messo a disposizione l’edificio del Comune e la chiesa. Tra le altre cose, a distanza di 500 metri, c’è un’altra isola con molti alberghi e nessuno si è offerto di scortarci fino lì. La sera stessa, poi, il sindaco ha tentato il tutto per tutto, chiedendo al prefetto e alla Tirrenia di venirci a prendere, ma non si è fatto vedere nessuno”.

“Intorno a noi stava succedendo il finimondo – continua a raccontare l’uomo – e gli abitanti del posto non ci hanno offerto il loro aiuto. Al contrario di quanto raccontato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, secondo la quale saremmo stati aiutati dagli isolani e mentre gli alberghi non ci avrebbero dato ospitalità perché tutti pieni, non ci è stato offerto altro che una coperta dagli abitanti del posto e gli alberghi, sull’isola, non c’erano!”.

La mattina dopo, nella giornata di domenica, un gruppo di persone, tra cui anche una legale, ha deciso di prendere in mano la situazione andando a sporgere denuncia per l’accaduto ai carabinieri e alla Guardia di finanza di San Nicola. E oltre al danno, anche la beffa: come spiega il protagonista della disavventura, entrambi gli enti si sono rifiutati di accettare le loro dichiarazioni. Senza dare motivazione.

“Alla fine di quest’odissea – aggiunge lo sfortunato protagonista – siamo stati ‘prelevati’ dalla Tirrenia alle 18.15 di domenica, che ci ha lasciati a Termoli e da lì, con un un pullman siamo tornati a Vieste”.

“Ora – conclude il turista – ci stiamo accordando tutti quanti per sporgere denuncia contro l’azienda napoletana Nlg srl, l’azienda che ci ha abbandonati sull’isola e contro il capitano del battello SorrentoJet, per il trattamento che ci ha riservato. Voglio chiedere anche i danni morali e il rimborso dell’hotel a quattro stelle che avevo prenotato e di cui non ho potuto usufruire, se non per un giorno solo. Hotel che ho dovuto comunque pagare”.