TERAMO – La prima cattedrale riaperta nel cratere dopo il sisma del 2016, Santa Maria Assunta di Teramo, è tornata ad ospitare, dopo il restauro, il mirabile Polittico di Jacobello del Fiore, capolavoro del 1400, dal titolo “L’incoronazione della vergine”.

Il restauro, che ha riguardato la stabilizzazione della struttura e il ripristino della cromia originaria, è iniziato nel dicembre 2019.

Sebbene i lavori si dovessero svolgere completamente all’interno del Duomo, a causa della pandemia l’opera era stata trasferita a Roma.

La città  si riappropria di un’opera identitaria, posizionata nel cuore del centro storico, all’interno della Cattedrale.

Il polittico del Duomo di Teramo, firmato dall’artista veneziano Jacobello del Fiore, è di stampo Tardo gotico, ed è la sua ultima opera: infatti il pittore, che intorno al 1425-30 si era recato dalle Marche in Abruzzo dove aveva realizzato alcune opere per lo Stato di Atri (attuale Provincia di Teramo), prima di tornare a Venezia ove poi sarebbe morto, si fermò a Teramo perché gli Agostiniani che abitavano nel convento di Sant’Agostino gli commissionarono un grande polittico composto da sedici tavole da collocare sull’altare maggiore della loro chiesa.

Nel ‘700, il vescovo della diocesi di Teramo decise di modificare l’interno del duomo in stile barocco e vi collocò alcune opere provenienti da chiese abbandonate o quasi sempre chiuse. Tra queste anche il polittico di Jacobello del Fiore, dal momento che la chiesa di Sant’Agostino non era più abitata dai monaci a seguito della soppressione innocenziana del 1652. Il polittico, da allora, venne conosciuto come Polittico del Duomo e fu collocato nella cappella laterale dedicata a san Berardo, patrono della città.