TERAMO – Sarà forse opera di un killer stravagante la misteriosa scomparsa di tanti gatti neri a Roseto e Martinsicuro?
Un caso assai curioso (così come racconta il quotidiano Il Centro) che ha portato Lorenzo Croce, presidente nazionale dell’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente), a presentare una denuncia alla procura della Repubblica di Teramo.
Tutte le ipotesi sono aperte, anche quelle apparentemente meno verosimili e più bizzarre, come per esempio l’esistenza di una “fantomatica setta”, o addirittura di un gruppo esoterico teramano.
Potrebbe trattarsi di una storia molto più semplice e “terra terra”, anche se è noto che le pratiche di magia o di fattucchieria (nera, bianca, multicolor) vengono ancora oggi praticate e non sono così favolistiche come si può immaginare.
La superstizione poi è ancora oggi molto diffusa e sono in molti spesso a non riconoscerlo, pur credendoci (“non è vero ma ci credo”). C’è chi poi preferisce carne di gatto come alimento preferito, anche se spesso più per risparmiare. La scelta di un preciso colore farebbe pensare a un palato raffinato (“bello da mangiare”).
Ma anche questa come ipotesi è ridicola. I gatti neri, possiamo dirlo una volta per tutte, non portano così jella come si crede, anzi per alcuni è simbolo di amore e libertà. E per alcuni ricercatori del Maryland nel corpo del piccolo felino (ma attenzione: solo nero) potrebbe nascondersi il gene che un giorno sconfiggerà persino l’Aids.
Ma non dobbiamo in fondo neanche stupirci se una vecchia storica canzoncina per bambini, di uno ‘Zecchino d’oro’ di diversi anni fa, usciva dalla bocca di una ‘dolce’ bimba “Volevo un gatto nero”. Lei era Vincenza Pastorelli, che pochi anni fa, dopo esperienze di maestra e cartomante, ha rischiato 4 anni di carcere per aver gestito un giro di prostituzione. Il commento dei più superstiziosi e maliziosi non lo riportiamo: decisamente scontato, troppo prevedibile.
Eppure dobbiamo considerarlo un caso, frutto solo di un caso, forse il segno di una beffa del destino. Ci crediamo, vogliamo crederci. E in ogni caso alla citazione di pirandelliana memoria, noi in verità preferiamo la versione di Edgar Allan Poe e del suo celebre “Il gatto nero”.
Perché più che una storia di jattura, stavolta ci pare più indicata quella di un racconto del terrore. Anche se a scrivere stavolta sono solo dilettanti. E di pessima ‘fattura’.
IL CHIARIMENTO
Lorenzo Croce ha contattato la redazione di AbruzzoWeb precisando che “nella nostra denuncia non abbiamo mai pensato all’ipotesi dei satanisti”.





