TERAMO – Sono dure e pesanti come pietre le minacce di morte indirizzate al vescovo di Teramo, Michele Seccia.
La lettera anomima arrivata il 15 gennaio scorso alla redazione del quotidiano Il Centro e subito sequestrata dalla Digos, non lascia adito a fraintendimenti: “non avendo nulla da perdere avvisiamo che del signor Seccia – queste le parole contenute nella missiva – ci occuperemo noi personalmente: qualunque cosa egli faccia ora… per lui è troppo tardi; pagherà a caro prezzo quanto ha fatto e tuttora sta facendo”.
“Lo colpiremo – questa l’espressione più forte – in modo esemplare, in modo che anche da morto impari che non si gioca con la vita delle persone”.
L’accusatore, che forse si è firmato con uno pseudonimo (come commenta lo stesso quotidiano Il Centro), parla di clima omertoso che “regnerebbe nella Chiesa”.
I due fogli della lettera spedita da Roma sono stati stampati da un computer, mentre l’indirizzo sulla busta del mittente è stato scritto a mano, con una bella e curata grafia.
Ora le indagini, condotte dal sostituto procuratore Davide Rosati, seguono diverse piste, tra cui il segno di alcune impronte digitali trovate sulla carta.
In alcuni passaggi della lettera, gli insulti assumono certo espressioni fantasiose, ma nulla toglie che siano frutto di una mente esasperata e di certo non equilibrata, potenzialmente pericolosa.






